“Il Piave non è una piscina, va rispettato e le sue acque sono pericolose. Non per nulla c’è un detto che lo definisce un fiume traditore”. A parlare è il sindaco di Susegana Gianni Montesel, tra i primi amministratori ad aver firmato l’ordinanza che vieta la balneazione nel Fiume Sacro alla Patria.
Nei prossimi giorni saranno installati cartelli multilingue in tutti gli accessi all’area demaniale del Piave nel comune di Susegana per informare del divieto. Si conclude così un percorso iniziato lo scorso anno, dopo il susseguirsi di tragedie e annegamenti nelle acque del fiume, che ha visto il coinvolgimento della Prefettura, dei Comuni rivieraschi e dell’Avvocatura dello Stato.
“Abbiamo fatto diversi tavoli ai quali era presente anche il prefetto di Treviso Angelo Sidoti, che ringrazio – spiega Montesel – e proprio da quegli incontri è nata la richiesta di un parere all’Avvocatura dello Stato. È stato chiarito che i Comuni hanno il dovere di garantire la sicurezza delle persone e possono quindi emanare ordinanze di divieto di balneazione”.


Susegana è stato così il primo Comune a firmare il provvedimento. Per chi verrà sorpreso a fare il bagno sono previste sanzioni da 25 a 500 euro, mentre i controlli saranno affidati alla Polizia Locale. Il sindaco tiene però a precisare che l’obiettivo non è impedire ai cittadini di frequentare il Piave, ma evitare comportamenti che potrebbero trasformarsi in tragedie.
“Sugli argini si potrà continuare a passeggiare e a trascorrere qualche ora al fresco, ma non si deve entrare in acqua – aggiunge – Anche quando il livello del fiume sembra basso non bisogna farsi ingannare: l’acqua è molto fredda, e anche i nuotatori più esperti ci hanno rimesso la vita”.
Il provvedimento ha già acceso il dibattito sui social, dove non sono mancati commenti ironici e fotografie di persone che fanno il bagno sostenendo che, se a Susegana è vietato, basterà spostarsi di qualche chilometro per aggirare il divieto.
“Viviamo in un Paese democratico e libero, ognuno è libero di fare le proprie scelte – replica Montesel – ma deve anche assumersi le proprie responsabilità. Nessuno potrà dire che un sindaco non ha fatto tutto il possibile per tutelare una vita umana. Forse non si comprende fino in fondo l’importanza di certi provvedimenti”.
Secondo il primo cittadino, spesso è proprio la sottovalutazione del rischio a provocare gli incidenti. “La spavalderia è alla base di tante tragedie. È come usare il telefono mentre si guida: tutti sanno che è vietato, eppure molti continuano a farlo. Con il Piave accade qualcosa di simile: si pensa di avere tutto sotto controllo, ma basta un attimo perché succeda l’irreparabile”.
Oltre ai divieti di balneazione il sindaco lancia anche l’appello a chi frequenta il Piave: “Troppo spesso vengono accesi fuochi dove non è consentito e vengono lasciati rifiuti lungo gli argini – conclude -. Chi trascorre una giornata sul Piave dovrebbe riportare a casa ciò che ha portato oppure conferirlo negli appositi punti di raccolta. È una forma di rispetto per un ambiente prezioso e per tutti quei volontari che dedicano tempo e impegno a mantenerlo pulito”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
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