“Capriccio sopra la serenità”: cinema, musica e tesori locali dialogano in un corto girato nella parrocchiale di Fregona

Cinema e musica dialogano attorno a un prezioso organo settecentesco in “Capriccio sopra la serenità”, cortometraggio ideato da due giovani talenti locali e girato nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Fregona.

Dopo averne coltivato l’idea per molto tempo, il regista coneglianese Massimo Prezzavento, già apprezzato per i suoi cortometraggi girati tra Conegliano e Venezia, e l’organista Francesco Cardelli, originario di San Fior, sono finalmente riusciti a far incontrare le loro rispettive arti in un lavoro che svela al pubblico anche alcuni gioielli misconosciuti del nostro territorio, raccontandoli sotto una luce inedita.

Le figure di una pala di Sebastiano Ricci, un crocifisso ligneo e alcune statue di santi e di angioletti sono infatti gli spettatori silenziosi e impassibili della performance di Cardelli, impegnato a suonare alcune composizioni del musicista contemporaneo Jürgen Essl.

Composizioni scritte appositamente per essere suonate con uno strumento antico, quindi determinati per la scelta del luogo dove girare il cortometraggio.

“La scelta del repertorio è legata solitamente a quella dello strumento – spiega il musicista – in questo caso ho voluto questo organo di metà Settecento di scuola italiana, e mi piaceva l’idea di utilizzare uno strumento antico per suonare un autore vivente”.

Nello specifico, l’organo è un autentico tesoro custodito dall’attuale chiesa di Fregona che l’ha ereditato dalla precedente parrocchiale: si tratta di uno strumento realizzato nel 1783 dall’organaro Zuane Limana e derivante dalla scuola Nacchini, unico esemplare di questo costruttore arrivato a noi e ancora completamente originale e funzionante.

Una scelta certosina dettata soprattutto dall’amore di Francesco non solo per la musica, ma anche per questo peculiare strumento il cui studio è una vera e propria scelta di vita.

“La musica è sempre stata parte della mia famiglia – racconta Francesco – e già quando avevo cinque anni chiedevo ai miei genitori di farmi ascoltare la musica classica in televisione, poi vivendo in un contesto praticante ho avuto modo di scoprire, nella chiesa di Madonna delle Grazie a Conegliano, questo grande strumento il cui suono mi riempiva”.

Da lì la scelta di dedicare la propria vita alla disciplina musicale, prima al Liceo musicale di Conegliano, che gli ha concesso la rara opportunità di “avere come primo strumento il pianoforte e come secondo proprio l’organo”, poi all’Università di Musica e delle Arti di Vienna, dove il giovane frequenta il primo anno di studi.

“Mi piacerebbe rimanere il più possibile uno studente – conclude Francesco – per non perdere il desiderio di continuare a studiare e migliorarmi sempre di più. Poi comunque vorrei rimanere un italiano all’estero, perché in Italia quello dell’organista non è un vero ruolo a cui si accede con concorso statale, come avviene altrove. In Italia, anzi, stanno diminuendo le classi per lo studio dell’organo, con un conseguente calo della qualità e l’impossibilità di valorizzare musicisti altrimenti molto bravi”.

“Capriccio sopra la serenità” non è però semplicemente la registrazione di una performance del musicista, ma un vero e proprio racconto in cui il regista Prezzavento, che è cugino di Francesco, ha avuto un’opportunità inedita di dare sfogo alla propria creatività, narrando la storia che aveva in mente utilizzando un repertorio espressivo che è quello della settima arte: inquadrature e montaggio.

“Solitamente quando riprendo una storia basata su dialoghi sono più istintivo e casuale nelle inquadrature – racconta Massimo Prezzavento – qui ho voluto puntare alla perfezione dell’immagine e utilizzare il montaggio per creare un contrasto tra Francesco mentre suonava e l’ambientazione deserta, in cui le opere d’arte che sono lì da sempre sono gli unici spettatori”.

Una composizione visiva che fa da contraltare a una composizione musicale, entrambe basate su un perfezionismo che si potrebbe definire matematico, quasi a dimostrare quanto, in due arti creative come cinema e musica, contino studio assiduo e autodisciplina.

“La realizzazione del corto ha richiesto due giornate – racconta il regista – una per registrare l’audio che è frutto di un mix di sei esecuzioni, un’altra per girare la parte video che poi ha richiesto un gran lavoro di sincronizzazione, per rendere il tutto omogeneo”.

“Non ci siamo dati però molte linee guida – rivela il regista – personalmente sono contrario all’uso degli storyboard e credo che il regista debba andare a cercare le idee sul set e studiarle lì. Io amo il cinema di Kubrick e questo lavoro mi ha dato l’occasione di misurarmi con il suo approccio geometrico e simmetrico, tendente al perfezionismo.

Il cortometraggio è visibile sul profilo youtube di Massimo Prezzavento a questo link.

(Foto: per concessione di Massimo Prezzavento).
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