Conegliano, dopo trent’anni il ricordo di Cristina Pavesi, vittima della Mafia del Brenta: “Emozioni ancora fortissime”

Sono ancora vive le emozioni legate al ricordo di quanto successo a Cristina Pavesi, giovane universitarie originaria di Treviso ma residente a Conegliano con la famiglia, che il 13 dicembre 1990 ha perso la vita a causa di un attentato messo a segno dalla Mafia del Brenta, comandata da Felice Maniero (vedi articolo).

La studentessa si trovava a bordo del diretto Bologna-Venezia, treno che ha avuto la malaugurata sorte di passare proprio nel momento in cui un’esplosione andava a coinvolgere il convoglio della linea Venezia-Milano: la banda agli ordini di Maniero, infatti, aveva progettato l’assalto al vagone postale, posizionando del tritolo sui binari ferroviari.

Una deflagrazione che ha sventrato il treno, provocando la morte sul colpo della studentessa universitaria.

Trent’anni dopo rimane indelebile il ricordo di quanto avvenuto, così come ha raccontato la zia paterna di Cristina, Michela Pavesi: “Domenica, proprio a Campolongo Maggiore, si è svolta una messa in ricordo di Cristina, alla presenza di autorità e rappresentanti delle Forze dell’Ordine. Una funzione che è stata davvero molto bella”.

“Alla cerimonia era presente anche un ex componente della banda di Maniero – ha proseguito Michela Pavesi – Un pentito che ha scontato tutta la sua pena e che ora svolge un lavoro umilissimo per mantenersi: è una persona completamente cambiata. Si è presentato con un grandissimo mazzo di fiori da mettere sulla tomba di Cristina e questa cosa mi ha davvero commosso”.

Attentato

Una funzione religiosa che è stata anche l’occasione per la presentazione di un volume, “Cristina. Seme di speranza”, con la prefazione del magistrato Carla Del Ponte e la prefazione della stessa Michela Pavesi, che raccoglie i migliori testi scritti da giovani di tutta Italia, che hanno partecipato a un concorso dedicato proprio alla figura di Cristina.

“Ho letto questi testi con un’emozione fortissima – ha spiegato Michela Pavesi – e, il fatto di aver letto questo libro, mi ha dato un senso di conforto, perché in questo modo Cristina rimane un simbolo”.

Nel frattempo, proprio a Campolongo Maggiore, quella che era stata la villa del boss Felice Maniero è ora diventata la “Casa della associazioni Cristina Pavesi”, ovvero “un’area libera”, un luogo di aggregazione per i ragazzi dai 14 ai 18 anni, che lì hanno la possibilità di seguire attività e laboratori due volte la settimana, nel rispetto delle norme anti-Covid.

Iniziative significative in una zona tristemente divenuta nota per essere stata in passato il quartier generale, oltre che luogo di residenza, del boss della Mafia del Brenta.

Come ha spiegato Michela Pavesi, inoltre, a Conegliano non è stato possibile organizzare qualcosa per il trentennale della morte di Cristina, a causa delle difficoltà legate al Covid-19, ma non è escluso che in futuro si possa recuperare.

Intanto, il ricordo di Cristina Pavesi, una giovane donna piena di progetti e speranze per il futuro, continuerà a essere tramandato tra diverse generazioni.

(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
(Foto: Il Bo live – Cosa Vostra).
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