Conegliano, il legame tra condizione psicologica e problemi di pressione arteriosa spiegato dal cardiologo Giuseppe Berton

Nuova tappa del viaggio della prevenzione del cardiologo Giuseppe Berton dell’ospedale di Conegliano e fondatore dell’ABC (Adria, Bassano, Conegliano and Padova Hospitals) Study on heart disease foundation.

Il concetto di “prevenzione” in senso lato (qui l’articolo) e la cura delle infiammazioni (qui l’articolo) sono stati i temi già affrontati: stavolta tocca alla correlazione tra stress e problemi legati alla pressione arteriosa, una questione che, secondo il dottor Giuseppe Berton, non è certamente da sottovalutare.

Il cardiologo, infatti, ha specificato che c’è un “legame molto stretto tra alcune componenti psicologiche e il disturbo cardiovascolare”: il medico ha spiegato che da qualche anno è stato messo in piedi un progetto che coinvolge ormai più di 300 pazienti, necessario a raccogliere dei dati sempre in tema di prevenzione.

Ansia, stress, depressione, stato dell’umore e insonnia sono alcune delle variabili psicologiche che sono state analizzate in questi pazienti, tramite un questionario, assieme ad altre variabili riguardanti il cuore, come ad esempio la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, cioè il battito del cuore.

Ad esempio, per quanto riguarda lo stress, dovuto spesso a motivi di lavoro o familiari o altro, lo studio ha rilevato che “Anche il solo il fatto di sentirsi stressati si associa a modificazioni della pressione arteriosa – ha spiegato il cardiologo – Abbiamo preso in esame la pressione massima e la minima di questi pazienti: nei pazienti stressati e nei pazienti senza stress si vede che la massima è grosso modo al medesimo livello, mentre per quanto riguarda la minima la differenza è pari a 5 millimetri di mercurio, ed è una differenza enorme. Basti pensare che se la minima è a 85 non è necessario intervenire, ma se sale a 90 allora il soggetto è iperteso“. Come tutti sanno, quando il paziente diventa iperteso, aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari, tra cui i più importanti sono l’infarto del cuore e l’ictus cerebrale. 

Tutto questo, quindi, si verifica “solo per un fattore psicologico alterato”. Il progetto citato dal dottor Berton, presentato anche alla Cardiologia nazionale, è stato condotto in periodo pre Covid e durante la pandemia.

Analisi da cui è emerso che i pazienti, durante la pandemia, hanno aumentato il proprio livello sia di stress che di depressione.

Di conseguenza, secondo quanto ribadito dal cardiologo, “tutti i fattori che riescono a ridurre stress e depressione, sono favorevoli al benessere cardiovascolare” dell’individuo. 

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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