Costola della maggioranza o forza di opposizione? L’interpellanza sul terzo Reich apre la resa dei conti nel Pd

Da sinistra Francesca Di Gaspero e Isabella Gianelloni

A Conegliano infiamma la polemica post consiglio comunale ma, stavolta, il dibattito parte in seno al Partito democratico che, come espresso da più parti, non ha apprezzato le parole pronunciate da Francesca Di Gaspero lunedì sera, durante il consiglio comunale, prendendone di fatto le distanze.

Da ricordare il ruolo di capogruppo di Noi democratici in consiglio della Di Gaspero, che è stata anche candidata sindaco alle ultime elezioni amministrative.

La maretta interna ai Dem nasce dall’interpellanza presentata dalla stessa Di Gaspero sulla tanto contestata mostra “Da Weimar al Terzo Reich”. Interpellanza con cui la consigliere ha chiesto il ritiro del patrocinio e una dichiarata presa di distanza da questa esposizione, “per rispetto alla nostra storia” e “a nome della città di Conegliano”, da parte del sindaco Fabio Chies (“quale rappresentante dei cittadini”), del vicesindaco Claudio Toppan (“che ha firmato la delibera”) e della presidente del Consiglio comunale Isabella Gianelloni, nome illustre del Pd cittadino (“quale organo di garanzia dell’amministrazione e rappresentante di un accordo elettorale, con partner il Partito democratico”).

Una mossa, quest’ultima, risultata poco gradita al circolo coneglianese, mentre il sindaco ha chiarito come “la maggioranza sia la giunta”, nella quale il Pd non c’è.

A dare fuoco alle polveri della polemica è stato Omar Lapecia Bis, presidente dell’Anpi cittadino e componente del direttivo del Partito democratico a Conegliano, il quale non ha gradito l’espressione “timbrare il cartellino” emersa nel discorso della Di Gaspero, e tanto meno apprezzato che nell’interpellanza venisse citato il nome di Isabella Gianelloni.

“È importante sottolineare che “Noi democratici” è una lista composta da molteplici realtà, tra cui il Pd ma non solo. Pertanto, è improprio attribuire le opinioni della consigliera comunale alla sola rappresentanza del Pd – si legge -. Ribadiamo orgogliosamente che la presidente Gianelloni è tra i nostri iscritti più partecipi ed esemplari. La sua dedizione quotidiana all’antifascismo si manifesta nel suo impegno politico e nel lavoro quotidiano nelle scuole, come anche nei suoi scritti, e non può venir messa in discussione da nessuno: è doloroso che sia ‘obbligata’ a ribadire il suo antifascismo”.

“Le affermazioni della consigliera comunale Di Gaspero, che minimizza l’importanza di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, ci feriscono e indignano profondamente – ha proseguito -. Soprattutto quando si dice che non va a timbrare il cartellino. Ringraziamo il sindaco Fabio Chies per le parole di apprezzamento nei nostri confronti. Assicuriamo che la sua partecipazione e collaborazione alle iniziative della nostra associazione è sempre stata autentica e concreta, oltre al mero compimento del dovere istituzionale”.

“Aggiungiamo che l’utilizzo strumentale dello shock di quella mostra, con le sue immagini, per attaccare persone e istituzioni locali, per un mero calcolo politico, è da condannare fermamente. Quando abbiamo alzato la voce, abbiamo tutelato le istituzioni nella loro interezza, senza guardare il colore politico – si legge ancora – Quando abbiamo denunciato la presenza di oggettistica iconografia fascista nei locali, lo abbiamo fatto da soli, non abbiamo sentito la consigliera Di Gaspero al nostro fianco in questa battaglia”.

Dello stesso tenore lo scritto del segretario coneglianese del Pd Michele Matera, che ha definito “sconcertanti” le parole usate da Di Gaspero: “È stato preoccupante e deludente sentire da una consigliera comunale, iscritta al Partito democratico, definire ‘timbrare il cartellino’ la partecipazione alle ricorrenze nazionali – ha scritto in una nota -. Inoltre, la coalizione sostenuta dal Partito democratico non ha vinto le elezioni del 2021. Di conseguenza, non fa parte né della giunta né della maggioranza. Durante il ballottaggio abbiamo fatto una scelta nell’interesse dei nostri elettori, affinché il sindaco tenesse a mente le problematiche che la nostra formazione politica solleva da anni”. “Con l’avvicinarsi del giro di boa della metà del mandato, – conclude – il Pd farà una valutazione del rapporto che, in questi anni, si è sviluppato con l’amministrazione“.

Interpellata sulla questione, Gianelloni ha ribadito quanto esposto in apertura del consiglio comunale, ovvero che “pur essendo citata nell’interpellanza”, non le è possibile rispondere “per due motivi”: “Non è previsto dal regolamento che io risponda a un’interpellanza, seppur citata al suo interno: non ho titolo per farlo, risponde il sindaco o un assessore delegato. Inoltre, non faccio parte della giunta né della maggioranza” ha chiarito.

“Credo sia noto il mio impegno antifascista, portato avanti da una vita e ho già espresso l’inopportunità di dare il patrocinio a quella mostra – ha dichiarato, a margine -. Per la cronaca, non ho mai timbrato il cartellino per andare a delle manifestazioni in cui credo e a cui fin da piccola mi portava mia madre”.

La difesa di Di Gaspero

Francesca Di Gaspero ha affermato che non è stato inteso il senso delle sue parole, ascoltabili nella registrazione della seduta, disponibile sul canale Youtube del Comune di Conegliano: “È utile ricordare, come ho fatto nel testo dell’interpellanza e come ho dichiarato più volte sui giornali, in difesa di puerili attacchi verso di me, che qui non si tratta di rivendicare la personale distanza dal nazifascismo, tantomeno di mostrare quante volte si è timbrato il cartellino alle cerimonie di ricordo – ha detto -. Nemmeno si tratta di accusare qualcuno di nostalgie legate a un certo passato. Per fugare ogni dubbio, ribadisco che la mia azione non è volta alla censura degli artisti. In questo caso, la mostra ha creato un incidente politico importante, sul quale non si può soprassedere. Tanto più che, in questa maggioranza, c’è una parte del mio partito, da sempre schierata in difesa dell’antifascismo”.

E su queste stesse parole, Di Gaspero ha basato la propria difesa, di fronte agli attacchi ricevuti, dimostrandosi critica circa l’atteggiamento avuto dal proprio partito verso la maggioranza di Chies. “Non mi riguardano le polemiche lessicali, esistono le registrazioni YouTube e chi ha voglia e tempo può andare a sentire il senso di quello che volevo dire. Sull’antifascismo ho la coscienza a posto. E non ho più nulla da aggiungere. Non mi interessano queste puerili polemiche, se servono solo ad alzare la sabbia e nascondere i veri problemi – ha affermato -. I dati a mio avviso sono due: il primo, che l’amministrazione, a nome della città, non si è voluta discostare dalla mostra sul Terzo Reich, né toglierne il patrocinio, e questo è il dato oggettivo. Poco importano le posizioni personali o le difese in corner. La sostanza è questa. La seconda questione, ampiamente annunciata da me in questi anni, è che questo accordo al ballottaggio non è mai esistito. Non si è trattato né di politica né di collaborazione su alcuni temi di interesse per la città. Semplicemente non esiste niente“. 

“E questa volta non sono io a dirlo, ma il sindaco che, in poche ma chiare parole, ha sconfessato e mandato nel burrone il fantomatico laboratorio politico. Questo è il vero tema. Il fallimento della linea politica seguita finora dalla segreteria del mio partito. Inoltre, qual è stato in questi due anni, dunque, il ruolo del nostro presidente del consiglio? Che cosa si è ottenuto grazie al suo ruolo istituzionale? Il mio partito ha tenuto i piedi in due scarpe per troppo tempo: è l’ora della chiarezza e della verità – ha proseguito -. Da che parte vogliamo stare, posto che una parte ha detto che non ci vuole? Sono più di due anni che il mio partito non prende posizioni politiche nei confronti delle politiche dell’amministrazione. Ma che verifica bisogna aspettare a metà mandato? Non è bastato il tempo che abbiamo perso, gli elettori che abbiamo allontanato? Le chiare dichiarazioni del sindaco?”.

Chiediamo scusa agli elettori per l’errore politico clamoroso che si è compiuto e torniamo a fare opposizione in città e a riprendere in mano il ruolo che ci è stato consegnato dai nostri elettori alle scorse elezioni: l’opposizione. Seria, costruttiva e in linea con i valori che appartengono al centro sinistra – ha concluso -. Io non mi sono mai spostata da questa posizione, aspetto chi voglia tornare a lottare per il bene di Conegliano e per il suo futuro. Il Pd è un partito, innanzitutto, democratico e plurale, consente la convivenza e il rispetto di tante anime al suo interno. Ma quando si sbaglia, bisogna ammetterlo e fare un passo indietro”.

Parole a cui si potrebbero accostare quelle di altre frange di opposizione, in particolare del gruppo “Libertà civica e popolare. Conegliano al centro” che non ha rivolto l’attenzione alla questione della “timbratura del cartellino”, piuttosto ha girato lo sguardo verso la distanza dichiarata dal sindaco Chies dal Pd, che la “storia” ricorda come essere stato suo alleato in fase di ballottaggio alle ultime amministrative.

Se Stefano Dugone ha osservato che Chies si è “rimangiato il patto per Conegliano (i 23 misteriosi punti dell’accordo col Pd)”, Piero Garbellotto sui social ha commentato che è stata “sconfessata l’alleanza con il Pd”. “Nel corso del consiglio comunale il sindaco Chies, rispondendo all’interpellanza del consigliere Di Gaspero, ha chiarito la propria posizione, rinnegando il famoso ‘Patto per Conegliano’ e ribadendo il ruolo politico di minoranza del Pd – le parole di Filippo Secolo -. A metà mandato capiamo perché i famosi 20 punti dell’accordo col Pd non sono mai stati resi espliciti, da entrambe le parti, e come questo accordo sia stato usato strumentalmente”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
#Qdpnews.it

Total
0
Shares
Articoli correlati