Quando distillare è un’arte, frutto di una tradizione che si tramanda intatta da quattro generazioni. Una storia, quella della distilleria Andrea Da Ponte di Corbanese di Tarzo, tra le colline di Conegliano-Valdobbiadene, patrimonio Unesco dal 2019, cominciata nel 1892 quando Andrea Da Ponte, vero esperto distillatore, fondò la sua azienda a Conegliano. Con lui il fratello Matteo, che creatore del primo metodo di distillazione scientificamente documentato e l’unico che permette l’estrazione perfetta degli aromi varietali dell’uva.
Seguendo questo metodo la famiglia si distinguerà per i suoi prodotti unici finché, negli anni ’60, Pier Liberale Fabris, padre dell’attuale titolare Francesco, darà vita alla prima grappa di Prosecco, invecchiata in botti di rovere del limousin, creando un unicum totalmente inedito.
Dagli anni ’80 la distilleria adotta tecnologie ecosostenibili come caldaie a biomasse e, al giorno d’oggi, utilizza solo acqua pura di sorgente. Il suo magazzino di invecchiamento, di 9.000 metri quadri, è tra i più grandi d’Italia e conserva botti storiche destinate alle grappe più pregiate.
Una realtà d’eccellenza del territorio che, premiata di recente anche al Vinitaly, resta sempre fedele al motto che recita così: “Distilleria Andrea Da Ponte, dove il cuore esegue ciò che la natura comanda“. Di tutto questo abbiamo parlato con il titolare, Francesco Fabris, che ci ha accolti nel sancta sanctorum della distilleria.






Puoi raccontarci in breve la vostra storia: quali sono state le tappe più importanti?
“Tutto è iniziato con Andrea Da Ponte, il fondatore, nel 1892. A quei tempi la famiglia era come da tradizione molto allargata (vedi foto sopra, ndr.). Con Andrea c’era il fratello Matteo, che diede alle stampe i primi manuali di distillazione e creò anche degli alambicchi artigianali (a fuoco diretto) per la distillazione. Da lì, ovviamente, si creò un sistema di lavorazione molto personale”.
“Uno snodo importante si ebbe poi nel 1945, quando la sede della distilleria, allora a Conegliano, venne bombardata dagli angloamericani, perché vicina alla stazione, dove i tedeschi avevano una loro roccaforte. Venne letteralmente rasa al suolo, ma il nome e la tradizione sopravvissero. Mio padre, animato da una grande passione, riuscì con grandi sforzi a ricostruirla, riavviando la produzione di distillati e grappe”.
“Nel 1969 mio padre ebbe poi un’intuizione: portare una grappa a un livello superiore, con un’immagine innovativa. Da lì venne fuori la prima vecchia grappa di Prosecco, barricata in limousin. Un’idea che diede il là a tutta la partita delle grappe invecchiate, all’insegna del principio del bere poco ma di qualità”.
“Negli anni ’80 ci fu poi il trasferimento nell’attuale sede di Corbanese, accompagnato da un rinnovamento degli impianti per un sistema di produzione più efficiente e moderno, con un occhio di riguardo al rispetto per l’ambiente: vennero costruiti impianti di depurazione e di recupero energetico, lavorando con le biomasse e continuando a fare molta ricerca in merito sulla lavorazione”.


Distillare è un’arte: quali le sfide e quali gli obiettivi?
“La nostra filosofia è quella di aver mantenuto un equilibrio tra storia, territorio e un metodo di famiglia che, con la mia, si tramanda intatta da quattro generazioni. E speriamo ora nella quinta, con i miei figli… Sempre con la sfida e l’obiettivo, pur nei vari adattamenti legati alle diverse epoche, di creare prodotti originali e di qualità”.




“Ci hanno sempre contraddistinto, fin dai primordi, la ricerca e l’attenzione al metodo di lavorazione. Fin da quando Matteo Da Ponte, fratello del fondatore Andrea, ha realizzato i primi manuali di distillazione. In particolare il primo, del 1896, edito dalla tipografia Francesco Cagnani di Conegliano, che è diventato oggetto di studio in tutte le principali scuole enologiche, incluso ovviamente il ‘nostro’ Cerletti. Un metodo che noi, come famiglia, cerchiamo di portare sempre avanti nel tempo”.


All’ultimo Vinitaly avete ricevuto un importante riconoscimento, per voi molto significativo. Ce ne puoi parlare?
“Certo, abbiamo conquistato il massimo riconoscimento al Vinitaly Design Award 2026, aggiudicandoci il Black – Best of the Best, premio assoluto della competizione, nella sezione clear spirits con la nostra Vecchia Grappa di Prosecco Collezione Genesi. A distinguersi è stata appunto la collezione ‘Vecchia Grappa di Prosecco‘, premiata per l’eccellenza del design e la capacità di interpretare in chiave contemporanea la tradizione di un marchio storico. il concetto chiave è proprio quello della ‘Genesi‘: la Vecchia Grappa di Prosecco nasce nel 1969 quando mio padre, Pier Liberale Fabris, nipote di Andrea Da Ponte, dà vita alla prima Grappa di Prosecco distillata secondo i principi formulati dal fondatore nel 1892. Quell’interpretazione autentica dell’eredità fatta Metodo, nel centenario dalla nascita di Pier Liberale, si trasforma oggi in un linguaggio contemporaneo scolpito sulla materia. La bottiglia della Collezione Genesi Andrea Da Ponte è il testo di una rappresentazione autentica. La trama che unisce l’arte distillatoria dell’Andrea Da Ponte e le suggestioni del territorio del Conegliano Valdobbiadene, Patrimonio UNESCO dal 2019″.


“Limpida nella sua essenza, la Vecchia Grappa di Prosecco offre infatti un’esperienza sensoriale memorabile grazie a un blend di otto annate affinato in barrique di rovere del Limousin. Un distillato caratterizzato dal colore ambrato e da piacevoli sensazioni di uva sultanina e albicocca, con un finale retrogusto di vaniglia e miele.
Il riconoscimento, assegnato nell’ambito di Vinitaly, sottolinea il valore del design come elemento strategico nel posizionamento premium degli spirits”.
“Un importante riconoscimento che ci ha davvero onorati, perché celebra una tradizione familiare radicata nel tempo. Come detto, la collezione Genesi rende omaggio a mio padre, Pier LIberale, nel centenario della sua nascita“.


Infine puoi darci qualche numero dell’azienda?
“Noi produciamo circa 200mila bottiglie complessive. Chiaro che i nostri mercati sono sempre stati principalmente l’Italia, la Germania, l’Austria, la Svizzera e, più in generale, quelli europei. Ma vendiamo anche in America e stiamo portando avanti molte iniziative per poter sviluppare sempre di più questa azienda che, nel nostro territorio, ha un nome importante. Soprattutto per Conegliano e perché le nostre origini affondano nella grappa di Prosecco. Da Ponte resta infatti sinonimo di ‘vecchia grappa di Prosecco invecchiata’ e il nostro obiettivo ora, partendo da questa grande eredità, è di allargarci sempre di più nei mercati esteri. Attualmente le percentuali di vendita delle nostre bottiglie sono 60% estero e 40% Italia”.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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