La 22esima edizione del Festival biblico, manifestazione andata in scena lo scorso weekend a Conegliano, ha visto tra i temi ad affrontare anche quello legato a “Potere e limiti del linguaggio. Per una comunicazione costruttiva ed efficace”, un incontro condotto ieri pomeriggio da don Alessio Magoga (direttore del settimanale diocesano L’Azione) e proposto in collaborazione con Ucsi Veneto, Federazione italiana dei settimanali cattolici e l’Ordine dei giornalisti del Veneto.
L’appuntamento si è tenuto nella Sala dei Battuti di via XX Settembre e ha visto come relatori la giornalista Assunta Corbo e don Manuel Belli, quest’ultimo teologo e comunicatore.
Come ha evidenziato Assunta Corbo, per fare una comunicazione costruttiva è necessario distinguere la differenza tra “la realtà delle cose e la lettura data ai fatti raccontati”. In sostanza, tutto dipende dalla percezione che si può avere rispetto alla realtà stessa.
Il giornalismo costruttivo è nato in Nord Europa e non deve essere confuso con la tendenza a fornire solamente delle notizie positive, modalità di comunicazione che “crea miti ed eroi con cui non riusciamo a identificarci”.
“Il giornalismo costruttivo serve a generare delle storie e iniziare a scegliere l’informazione di qualità consente la partecipazione attiva del pubblico – ha spiegato Corbo -. Il giornalismo deve tornare al concetto di servizio pubblico, che consente al lettore di farsi un’idea sulla realtà: se siamo consapevoli che esiste un giornalismo di qualità, allora lo andiamo a cercare”.
Secondo don Manuel Belli, in un’epoca dove è cambiato anche il concetto di famiglia e si nutre una certa sfiducia verso le istituzioni, i social sono diventati il veicolo per creare determinate concezioni.
“La Chiesa ne ha parlato all’ultimo Sinodo dei Vescovi, dove è emersa anche la figura dei ‘missionari digitali’ – ha spiegato don Belli, riferendo come diverse figure religiose oramai parlino direttamente sui social -. La mia esperienza era quella di riversare sui social quello che avrei fatto in presenza”.
“A volte si usano le parole, cambiandole, pensando di risolvere i problemi” ha aggiunto.
Spazio nella riflessione lo ha trovato anche il tema dell’intelligenza artificiale in rapporto al giornalismo.
Per rispondere alla domanda sul fatto se sia o meno possibile il giornalismo costruttivo, la risposta emersa è stata positiva, a patto però che questa forma di comunicazione venga pensata in “una funzione educativa dell’adulto”.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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