Fa discutere la sentenza “mite” sull’incidente in A28 che costò la vita a Sara Rizzotto e Jessica Fragasso. Zaia: “Leggi sbagliate, da rifare”

Sta facendo discutere la sentenza, pronunciata ieri dal Gup del Tribunale di Pordenone, a carico di Dimitre Traykov, il 61enne imprenditore bulgaro che doveva rispondere dell’incidente stradale costato la vita alle cugine Sara Rizzotto e Jessica Fragasso.

Un fatto di cronaca che ha profondamente colpito l’opinione pubblica e che ha portato molti cittadini a seguire con grande attenzione l’evoluzione della vicenda giudiziaria susseguente, culminata ieri con la sentenza che ha inflitto 7 anni di reclusione a Traykov (qui l’articolo).

Il pronunciamento del Giudice per l’udienza preliminare del tribunale friulano ha suscitato molti commenti, a partire da quelli dei parenti delle vittime, che ritengono troppo mite la pena inflitta puntando il dito non sulla sentenza in sé ma sulla legislazione che ne è alla base.

Un pensiero al quale oggi si è associato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che così ha scritto su Instagram: “Il giudice ieri ha condannato a 7 anni di reclusione il 61enne bulgaro responsabile del tamponamento in A28 nel quale, il 30 gennaio scorso, morirono le cugine trevigiane Sara Rizzotto e Jessica Fragasso.

Nel rispetto di quello che sono le sentenze, non è possibile che, davanti a quello che è accaduto e accade in altri casi purtroppo simili, alla fine tutto si riduca a una conclusione del genere. A questo punto, se i magistrati non possono essere più incisivi nelle sentenze, bisogna dar loro modo di esserlo modificando la legge” sostiene Zaia.

Il governatore ritiene impossibile, per se stesso, “dimenticare questa tragedia che ho vissuto particolarmente da vicino. Sono ragazze della mia zona, fra l’altro una delle due, Sara Rizzotto, lavorava presso le nostre strutture ospedaliere. Ho conosciuto i genitori di Sara e Jessica, ho visto i loro occhi e ho sentito il loro racconto in diretta, perché erano presenti sul luogo dell’incidente.

Dopo tutto questo, non possiamo pensare che due giovani vite e la messa a repentaglio di chi viaggiava con loro si traduca in una sentenza come questa. Se le leggi lo permettono, vuol dire che le leggi sono sbagliate e vanno rifatte”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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