Il senatore Vallardi a gamba tesa sulla vicenda Prošek: “Difendere con ogni mezzo la denominazione”. Anche la Confraternita prende posizione

“Il Prosecco è ambasciatore del Made in Italy nel mondo, bisogna difenderlo con ogni mezzo: l’Italia deve far valere le proprie ragioni in Europa e fare tutto il possibile per difendere la denominazione del nostro Prosecco, vino che non significa solo mezzo milione di bottiglie vendute ed un fatturato intorno ai 2,5 miliardi ma è soprattutto un ambasciatore del Made in Italy”.

È ciò che ha affermato con decisione il senatore trevigiano della Lega e presidente della commissione Agricoltura Gianpaolo Vallardi, durante l’informativa urgente del Ministro dell’Agricoltura sulla vicenda Prošek.

“Il Prosecco è un marchio d’eccellenza che rappresenta l’Italia nel mondo, patrimonio dell’umanità per l’Unesco che significa per noi anche turismo, lavoro e cura dei territori. Oltre 23 mila ettari con quasi 12 mila produttori, tra cui molti giovani che si avvicinano alla terra e grazie al Prosecco costruiranno il loro futuro” continua Vallardi.

“L’Italia deve battersi con ogni mezzo in difesa del nostro vino poiché il riconoscimento del Prošek da parte dell’Ue sarebbe un’istituzionalizzazione dell’italian sounding, che farà crollare una diga a tutela del Made in Italy. La Lega si è sempre battuta in difesa dei territori del Prosecco con l’impegno del governatore Zaia e del già ministro e oggi sottosegretario Centinaio, continuerà certamente a farlo e sosterrà il Governo in questa battaglia che dobbiamo e possiamo vincere” conclude Vallardi.

Sono numerose le forze politiche che a livello sia nazionale sia locale “scendono in campo” a tutela del Prosecco: domani sabato alle 16.30, in piazza Cima a Conegliano, Fratelli d’Italia darà vita a un Flash Mob.

Se da un lato è alta la tensione rispetto ai movimento dell’Unione Europea in merito ai riconoscimento del Prošek, dall’altro c’è chi, come La Confraternita di Valdobbiadene, punta a una riorganizzazione più capillare prendendo le mosse dalla recente polemica sorta intorno al vino croato, e facendosi interprete di un forte, diffuso e serpeggiante senso di malessere, intende invitare i produttori, ma non solo, a una approfondita e risolutiva riflessione.

“È giunto il momento – spiega Enrico Bortolomiol, Gran Maestro della Confraternita di Valdobbiadene – di prendere una decisione, evidentemente non più procrastinabile, viste le continue incursioni, che penalizzano il nostro vino. È importante, oltre che imperativo a questo punto, avere un nome territoriale, con il quale, in modo inequivocabile, si espliciti sia il prodotto che il luogo di origine”.

La Confraternita insomma vuole intraprendere, e portare a termine, un serio dibattito: “La questione era già stata sollevata qualche anno fa – afferma Bortolomiol -, quando avviammo tra i viticoltori eroici della Denominazione Conegliano Valdobbiadene una petizione nella quale veniva chiesta l’opinione di ciascuno in merito ai princìpi di identità e unicità territoriali”.

“Stimolare la consapevolezza culturale, libera da interessi esterni al territorio, rientra tra gli scopi nobili ed originali per cui la Confraternita è nata nel 1946. – prosegue – Ed è per questo che si ritiene debba essere avviata nuovamente una seria operazione, che porti a una chiara scelta di campo intorno al nome territoriale, anche attraverso una strategia di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, poiché il vino che si produce nella zona della Denominazione Conegliano Valdobbiadene racchiude in sé princìpi di identità e di unicità culturale“.

La Confraternita, dalla sua posizione di autorevolezza, riconosce che i tempi sono maturi per prese di posizione responsabili, che tengano in debito conto il futuro della Denominazione e la tutela del consumatore, allo scopo di eliminare confusione e dannose omologazioni.

(Foto: Confraternita Valdobbiadene).
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