Incensurati e dipendenti di un cantiere nel suseganese: l’identikit dei due kosovari coinvolti nel raid. Uno di loro è l’organizzatore del pestaggio

I due kosovari identificati come parte del gruppo responsabile del pestaggio avvenuto domenica scorsa, in piazza Cima a Conegliano, sono risultati incensurati ed entrambi dipendenti di un cantiere del suseganese, oltre che in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Le perquisizioni delle loro abitazioni, a Treviso e nella zona di Paré di Conegliano, sono iniziate all’alba di oggi, martedì 4 maggio, dopo essere state predisposte dal sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà, che si sta occupando delle indagini assieme alla Squadra mobile di Treviso e al Commissariato di Polizia di Conegliano.

Nelle abitazioni dei due giovani, entrambi classe 2000, è stato rinvenuto del materiale utilizzato durante il raid punitivo, tra cui un coltellino e delle mazze ferrate mentre, grazie ai filmati dei testimoni, sono stati riconosciuti gli abiti indossati in quell’occasione.

Rinvenuto anche il borsone nero, trasportato dal gruppo e contenente le mazze utilizzate per il pestaggio, successivamente abbandonato sul luogo del misfatto dagli assalitori, prima di dileguarsi.

Per entrambi è stato emesso il Daspo Willy, ovvero il divieto di accesso al Caffè Teatro e a tutti gli esercizi pubblici di piazza Cima per almeno due anni. Non potranno sostare neppure nelle immediate vicinanze dei locali, pena un periodo di reclusione compreso tra 6 mesi e 2 anni, oltre a una sanzione da 8 mila fino a 20 mila euro.

Le indagini stanno procedendo per l’individuazione degli altri componenti del gruppo, formato da più delle sette persone inizialmente ipotizzate: a confermarlo sono i video che sono circolati sul web, ma sono in fase di analisi anche i filmati delle telecamere della zona, a partire dalla stazione ferroviaria.

Nel frattempo, iniziano a incastrarsi tra loro i primi tasselli della vicenda: il raid sarebbe stato organizzato da uno dei due kosovari identificati, che avrebbe avuto una questione in sospeso con un coetaneo appartenente al gruppo dei macedoni assaliti.

Degli screzi pregressi dovuti a una ragazza contesa alla base del gesto, che hanno portato il kosovaro a riunire alcuni amici, per dare letteralmente una lezione a uno dei macedoni.

I componenti dei due gruppi coinvolti, quindi, non si conoscevano bene tra loro. Secondo una prima ricostruzione, il gruppo assalitore avrebbe iniziato a pedinare le vittime del raid già a partire dall’area della stazione dei treni, per poi dirigersi verso la Scalinata degli Alpini: una volta individuati i giovani macedoni in piazza Cima, si sono diretti senza esitazione verso il plateatico del Caffè Teatro, dapprima a mani vuote e successivamente brandendo le mazze estratte velocemente.

Una ricostruzione che è stata possibile effettuare grazie ai video e alle parole dei testimoni, ma le indagini proseguono per poter ricavare ulteriori elementi legati alla vicenda e, soprattutto, individuare e identificare, uno a uno, tutti i componenti della banda.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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