Pedalare per 1.800 chilometri in Alaska? È la nuova avventura da poco affrontata da Daniele Modolo, atleta coneglianese, da sempre impegnato nella preparazione fisica e mentale di altri sportivi.
Un’impresa che l’atleta ha realizzato in 6 giorni e 15 ore, senza l’ausilio di alcun supporto esterno.


“Ero già stato in Alaska due volte per delle gare, ma d’inverno – ha raccontato Modolo – Avevo la volontà di vederla d’estate”.
Ecco, quindi, la decisione di partecipare a questa competizione, alla volta di Deadhorse. Una gara, organizzata da una realtà svizzera, con 17 partecipanti formali e 11 effettivi, con un traguardo tagliato solamente da 4 atleti.
“Sono stati 1.800 chilometri in totale autosufficienza – ha affermato l’atleta – Mi sono meravigliato per i pochi iscritti e mi è stato risposto che si tratta di una gara che non è per tutti. Io, all’età di 59 anni, sono abituato a misurarmi anche con persone che hanno la metà dei miei anni. In effetti, si tratta di una competizione in cui non ci sono tappe intermedie o checkpoint, dove solitamente danno da bere e da mangiare”.


“Personalmente, preferivo correre di notte, quando ai camion era vietata la circolazione. Di conseguenza, dormivo tre ore a notte (avevo il telefono impostato su un timer) e la qualità del sonno non era buona – ha continuato – Per due volte (il terzo e il quinto giorno) ho avuto delle allucinazioni, a causa della mancanza di sonno: era tanto che non mi succedeva. Una volta ho visto una giostrina rossa a 200 metri da me. La seconda volta, invece, un ciclista vestito di nero, alla mia destra. Tutto è durato 3-4 secondi e non mi sono fermato: sono cose che mi lasciano sempre stupefatto. Ho continuato a correre”.
“Ricordo che correvo per tappe giornaliere di 400 chilometri, lungo i quali non c’era nulla – ha proseguito – Raccoglievo l’acqua dai fossi con una borraccia particolare, che la filtra. Il cibo me l’ero portato da casa oppure lo acquistavo nei negozietti che c’erano dai distributori di benzina: là trovavo del cioccolato, biscotti e pane”.
Un tragitto fatto a una temperatura che oscillava tra i 2 e i 7 gradi.
“Le difficoltà del percorso? Sicuramente il poco sonno e il poco cibo, oltre alla pioggia costante che continuava a cadere. Poi sono 1.800 chilometri tutti uguali, dove vedi soltanto la foresta – la sua risposta – Alla fine si arriva al traguardo stanchi, però soddisfatti di essere riusciti ad arrivare con le tue sole forze, considerato che dall’esterno non c’è nessun aiuto, di alcun genere”.


Un viaggio avviato lo scorso 19 agosto e conclusosi alle 5 del pomeriggio del 25 agosto, con arrivo a Deadhorse.
“Non è un villaggio come pensiamo – ha raccontato Modolo – ma un insediamento a uso e consumo della centrale petrolifera lì presente. Per quanto riguarda la preparazione sportiva per questa esperienza, l’ho affrontata come al solito. Mi alleno due volte a settimana, con sessioni prolungate: magari inizio il venerdì sera e torno il sabato mattina”.
“Onestamente non ci tornerei: è un tipo di esperienza che sei contento di aver fatto, ma la fatica è stata elevata, anche per la mancanza di checkpoint – ha ammesso – La fame e la sete sono un problema: possono trascorrere anche due giorni senza approvvigionamenti. Sicuramente è una bella esperienza, ma a chi volesse farla, direi di pensarci bene prima, perché non è una passeggiata: è necessario organizzarsi, allenarsi e fare bene i conti, considerata la gestione in autonomia di un impegno così lungo”.
“Gli animali? Sono l’ultimo dei pericoli: il pericolo legato agli animali non c’è”, ha aggiunto ma nonostante questo, però, non sono mancate le precauzioni su questo fronte.
“Non avevamo un posto dove andare a dormire, quindi l’attenzione era quella di non tenere il cibo vicino: io ho rispettato queste regole di base – ha spiegato – Ho visto gli orsi (l’ultima loro aggressione a una persona risale al 1961), ma l’alce era ben più pericoloso, può aggredire per paura. Per questo, tutti avevamo comprato una campanella, grande come un mandarino, da attaccare alla bicicletta: suonando, evitava l’avvicinamento di un animale. Poi, se non la si voleva sentir suonare per tutto il tragitto, un particolare meccanismo consente di fermarne il suono”.
Ma la vera difficoltà sta in altre cose, secondo Modolo: “La vera sfida è quella di togliere cose da portare con sé – ha svelato – Bisogna portare solo quello che serve e nulla di più, perché il peso che hai te lo devi poi portare dietro per tutta l’esperienza”.
E le imprese di Daniele Modolo finiscono qui? “La prossima settimana ho in progetto di affrontare la ‘Salento adventure’, ovvero 700 chilometri in bicicletta, che sarà un vero e proprio giro nel Salento – ha riferito l’atleta – A febbraio, invece, salirò sempre in bicicletta sul Kilimangiaro: avevo fatto la stessa cosa, ma a piedi, circa 6-7 anni. Da allora ho mantenuto i contatti con delle guide del posto, che ho incontrato prima della partenza per l’Alaska”.
“Non sarà una gara, ma una mia esperienza personale, considerato che lo Stato ha aperto da quest’anno la possibilità di fare la salita anche in bicicletta – ha concluso – Si tratterà di salire fino a seimila metri, dove c’è il ghiacciaio: dovrei essere la prima persona a fare questa esperienza“.
(Foto: per concessione di Daniele Modolo).
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