“Manca un progetto terapeutico”: l’avvocato Maccarrone chiede un amministratore di sostegno per il 42enne denunciato

L’ospedale di Conegliano

Il caso del cittadino 42enne protagonista di due fatti entrati di recente nella cronaca della città di Conegliano (l’aggressione verbale al sindaco Fabio Chies e il caso di tavoli e sedie buttati all’aria nell’ospedale civile “Santa Maria dei Battuti”) sta sollevando un’altra questione di carattere sociale: l’assenza di un progetto terapeutico e di una forma di assistenza continuativa per persone con problematiche simili.

A sollevare il tema è l’avvocato Giovanni Maccarrone (noto a Conegliano per essere anche consigliere comunale di opposizione nella lista Noi Democratici), il quale ha assunto il compito di assistere la madre dell’uomo: “Mi preme evidenziare come la mia nomina non abbia nulla a che fare con azioni nelle quali la mia assistita sia parte offesa per fatti compiuti nei suoi confronti dal figlio” ha premesso il legale all’interno di una nota.

L’avvocato Maccarrone ha riferito che la sua assistita “da anni chiede aiuto”, motivo per cui si sarebbe rivolta a Servizi sociali, CSM, SerD e allo stesso Comune, documentando ogni richiesta e tentativo “di ottenere una presa in carico adeguata per suo figlio, affetto da disturbo psicotico, epilessia e tossicodipendenza, con invalidità civile all’80% e handicap riconosciuto dalla Legge 104/1992”.

Maccarrone ha quindi confermato la veridicità di quanto pubblicamente affermato dal sindaco Chies, il quale aveva già riferito che il Comune, in questa situazione, ha agito facendo tutto quanto possibile e di sua competenza.

Allo stesso tempo, il legale ha riferito che a oggi mancherebbero un progetto terapeutico e una forma di assistenza continuativa: “È vero che il figlio della mia assistita è soggetto difficile; ma questo non significa che possa essere abbandonato – si legge nella lettera dell’avvocato -. È senza fissa dimora dal 6 aprile 2025. Dorme per strada. Si nutre alla mensa dei frati. Non ha un tetto, non ha cure costanti, non ha un programma di recupero attivo. Gli unici interventi che ha ricevuto sono stati i TSO, che durano pochi giorni e lo riportano alla strada”.

“L’art. 406 del Codice Civile impone ai responsabili dei servizi sanitari e sociali di segnalare al Giudice Tutelare i casi che richiedono l’apertura dell’amministrazione di sostegno – scrive il legale – L’art. 7 della Legge 104/1992 garantisce ai disabili programmi di cura e riabilitazione integrati. Il D.P.C.M. 12 gennaio 2017 sui livelli essenziali di assistenza prevede che le persone con disturbi mentali abbiano diritto alla presa in carico multidisciplinare e programmi terapeutici individualizzati. La Legge è chiara. Gli obblighi ci sono; ma in questo caso non c’è nulla”.

Maccarrone ha quindi annunciato come assieme alla madre del 42enne sia stato deciso di prendere in mano la situazione e di depositare “un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno, chiedendo al Giudice Tutelare una presa in carico reale, continuativa, dignitosa”.

“Vedremo i servizi cosa diranno. Il problema non è delle Forze dell’Ordine, che ringrazio per la tempestività. Il problema è l’assenza  di una rete socio-sanitaria efficace, di strutture idonee, di programmi a lungo termine – ha concluso il legale -. Il problema è che persone come il figlio della mia assistita vengono lasciate sole, alla strada, fino a quando non accade qualcosa di grave. Non chiediamo privilegi. Chiediamo che si rispetti la Legge”.

Comune e Ulss 2

Il sindaco Fabio Chies ha condiviso le parole espresse dall’avvocato Giovanni Maccarrone e il suo pensiero in riferimento a tale situazione: “Intanto lo ringrazio, perché so che sta aiutando la mamma di quest’uomo, la quale è una delle persone più coinvolte nella vicenda – la premessa fatta dal primo cittadino -. Mi riallaccio a quanto esposto e denunciato da Maccarrone: servono strutture per accogliere chi ha queste problematiche“.

“Se non inseriamo chi ha problematiche nelle strutture apposite, non aiutiamo in primis coloro che hanno tali disagi e poi tutta la comunità – ha proseguito -. Dobbiamo lavorare per sensibilizzare su questo fatto“.

Interpellata sulla questione, l’azienda sanitaria Ulss 2 ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito: “Visto il tema estremamente delicato preferiamo non replicare – il riscontro ricevuto dall’azienda sanitaria -. Per ragioni di privacy riteniamo non opportuno divulgare informazioni sul paziente e su tutte le iniziative che l’Ulss 2 ha sempre puntualmente effettuato”.

(Autore: Arianna Ceschin)
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