“Quando trovai Moro nella Renault rossa”: gli anni di piombo ricordati dal Generale Antonio Cornacchia

Compirà 95 anni il prossimo 21 ottobre e, nonostante siano trascorsi diversi anni da quel periodo oscuro che furono gli “anni di piombo”, il Generale Antonio Cornacchia ricorda ancora perfettamente giorni e orari che caratterizzarono quei tempi così difficili.

Comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri a Roma, dal 1972 al 1979, oltre che comandante di diverse stazioni dell’Arma in Italia, il Generale Cornacchia (chiamato “Airone 1”) si occupò di casi che, purtroppo, segnarono la storia del Novecento italiano.

Primo fra tutti il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro: fu proprio il Generale Cornacchia a ritrovare, il 9 maggio 1978, il corpo senza vita di Moro all’interno dell’ormai (e ahimè) nota Renault rossa in via Caetani.

Sempre il Generale si occupò di altri casi difficili, come ad esempio il delitto di Pier Paolo Pasolini, l’arresto di Renato Vallanzasca e il delitto del Circeo. Casi che il Generale ha raccontato in libri che, negli anni, hanno ricevuto diversi riconoscimenti, anche internazionali.

Da ricordare, inoltre, che Cornacchia riuscì a scampare a quattro attentati e ieri sera, nella sala consiliare del municipio di Conegliano, ha raccontato l’atmosfera buia di quegli anni, nell’ambito di un incontro pubblico (molto partecipato), organizzato dalla sezione cittadina dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo (realtà guidata da Gianluca Ros), con il patrocinio del Comune e la collaborazione di Banca Prealpi SanBiagio. Moderatore della serata è stato il Generale Ciro Niglio.

Presenti in platea i rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle associazioni combattentistiche, il sindaco Fabio Chies con i consiglieri Valeria Facchin Matteo Zucol, i Vigili del Fuoco di Conegliano.

“In quegli anni era in corso la strategia della tensione, che durò dal 1968 al 1985 – ha spiegato il Generale – Il mio fu il primo reparto della capitale in trincea“.

Indelebili nel suo racconto i momenti che accompagnarono il ritrovamento di Moro: “Cossiga mi disse ‘Comandante, abbiamo fallito ‘ – ha spiegato -. Ricordo molto bene quello che provai a ritrovare Aldo Moro: lo trovai morto, con la lingua tagliata. La sua fu una morte atroce”.

“Lo frequentavo già da prima e bisogna dire che il suo studio privato fu oggetto, per tre volte, di un tentativo di furto. Il 6 maggio 1978 avevo capito che non sarebbe mai più tornato vivo” ha aggiunto.

Non c’è nessun rimpianto per le modalità dell’azione investigativa condotta, ha fatto ben capire il Generale, dal momento che non fu possibile fare di più di quanto fu effettivamente compiuto. Resta però nelle sue parole la tristezza per tutta la vicenda: “Ci siamo dedicati con spasmo al nostro lavoro”, ha aggiunto Cornacchia, il quale è stato indicato durante l’incontro come “un testimone della storia” e “un eroe silenzioso”.

Non sono mancate parole in ricordo del tenente colonnello Antonio Varisco, comandante del Nucleo traduzione e scorte del Tribunale di Roma, assassinato nella capitale il 13 luglio 1979, in un attentato terroristico rivendicato dalle Brigate Rosse.

“Ci ha lasciato una colonna portante”, le parole di Cornacchia il quale, al contrario, riuscì a scampare a quattro attentati a lui diretti, come quella volta in cui gli vennero gettati contro tre “ananas” (granate a frammentazione statunitensi): “Fui fortunato – ha affermato Cornacchia, ricordando anche la sua devozione per padre Pio, che conobbe personalmente – Lo incontrai quando ero uno studente universitario ed ero indeciso se intraprendere la strada militare oppure quella civile: lui mi consigliò quella militare, con la raccomandazione di comportarmi sempre bene”.

Non sono mancati neppure dei riferimenti a Bettino Craxi e a Pier Paolo Pasolini: “Craxi predisse alcune cose, come quella che l’Europa non sarebbe stata in grado di gestire l’immigrazione – ha raccontato -. Pasolini era un mio amico, ci siamo conosciuti ad Assisi e frequentati a Bologna: lo trovai massacrato all’Idroscalo”.

L’incontro ha quindi lasciato spazio a un video, che ha riportato i filmati dell’epoca, dove non è mancato un pensiero alla scorta di Moro (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino), trucidata il 16 marzo 1978, nel corso dell’agguato di via Fani, durante il quale avvenne il rapimento dello stesso Aldo Moro.

Sono state lette le parole scritte dai parenti degli agenti uccisi. Parole che non hanno nascosto sdegno e disgusto verso numerosi casi che sarebbero avvenuti negli anni successivi, come ad esempio le libertà condizionate concesse a più di un ex terrorista, mentre i cinque agenti deceduti nel tempo sono “scesi nel limbo della dimenticanza comune”.

Parole di sdegno anche verso quei casi in cui ex terroristi “entrarono nelle istituzioni”, ricevettero delle cattedre in alcune università italiane, presentarono libri o tennero convegni sui loro ricordi di quegli anni.

Un ricordo è stato inoltre rivolto alle Forze dell’Ordine, giornalisti, sindacalisti e magistrati deceduti durante gli anni di piombo, “132 vittime inconsapevoli delle stragi di Stato”.

“Nessun Carabiniere muore: viene trasferito dalla Legione di appartenenza alla Legione dei cieli” sono le parole che hanno concluso la serata.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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