“Sai dove cammini?”: la storia della città… in vetrina

“Sai dove cammini?”: è la domanda che campeggia sulle vetrate al pianoterra di uno stabile collocato in piazza Calvi, un’area a Conegliano che in passato ha avuto diverse destinazioni d’uso commerciali, tra cui quelle di un supermercato e di un salone di estetica.

Ma è anche il nome di un progetto che, tramite il coinvolgimento delle scuole e alla luce di un concetto di riuso consapevole, ha inteso promuovere un senso di conoscenza dei luoghi urbani che quotidianamente vengono percorsi.

Non tutti conoscono, infatti, i profili che hanno dato nome alle varie vie cittadine e, questa, è l’occasione per poterli conoscere. Allo stesso tempo, le vetrine sfitte sono state riconvertite in veri e propri spazi espositivi.

Un progetto sorto nell’ambito di Ricreiamo Conegliano di Debora Basei, con il supporto e il patrocinio dell’amministrazione comunale, con Savno e partner privati. Una novità realizzata dall’associazione Il Pesco, in collaborazione con le scuole di Conegliano e gli ospiti della Piccola Comunità.

L’iniziativa ha previsto il posizionamento di pannelli raffiguranti le strade che portano i nomi di certi profili storici, i quali – in modi, epoche e campi differenti – hanno lasciato il segno in città.

Alle foto delle varie vie si abbinano le illustrazioni realizzate dall’artista Franco Corrocher, poi colorate dagli studenti delle classi prime (nell’a.s. 2024-2025) della scuola media Grava di Conegliano.

Immagini complete di cornici realizzate con materiale di recupero, destinato al macero, mentre le stampe sono realizzate su pannelli che, una volta smontati, verranno processati e riutilizzati come complementi di arredo eco-artigianale.

I coneglianesi immortalati nei pannelli

Vari i personaggi immortalati nei pannelli, con tanto di un agile “identikit” e di un QR-Code in grado di fornire approfondimenti di carattere storico, su quanti diedero il proprio nome ad alcune vie situate in diverse zone della città.

C’è Giovanni Battista Graziani, storico e provveditore agli alloggi, che lavorò alle sue “cronache delle invasioni”, e Giacomo Marcatelli, medico, filosofo e filantropo, caratterizzato dal “mistero della biblioteca scomparsa”.

Non mancano Francesco Maria Malvolti, nobile dalle “lunghe serate in compagnia” e Antonio Carpenè, chimico ed enologo illustre, “promotore di innovazione e sostenibilità agraria e vitivinicola”.

Nella galleria di coneglianesi illustri rientrano inoltre Scoto de Scoti, capo congiura e “supereroe” e Francesco Fenzi, filantropo dal “grande cuore”. Camillo Vazzoler fu imprenditore e benefattore della città, mentre Maddalena Montalban è ricordata come nobile e patriota rivoluzionaria.

Pietro Maset fu anch’egli patriota e “l’alpino che divenne leggenda” e Pulzio Sbarra, nobile e intellettuale, viene definito “un influencer d’altri tempi”.

La cultura coneglianese vide nel professor Adolfo Vital “una colonna portante”, ma la città è fiera di aver avuto nel proprio passato storico anche Giovanni Battista Cima, artista, a cui si fa riferimento in un pannello con il figlio Sebastiano.

Restando nell’ambito dell’arte, viene inoltre ricordato il pittore Francesco Beccaruzzi con i suoi affreschi in città. In campo enologico si distinse Giovanni Battista Cerletti, ingegnere e pioniere della prima scuola enologica d’Italia.

Arnaldo Benvenuti fu musicista e “bambino prodigio della musica”, senza scordare Pietro Scarpis, patriota e garibaldino, “eroe dei Mille che divenne notaio”. Patriota come il profilo di Pietro Fabris.

Pietro Caronelli viene ricordato nella sua professione di avvocato, letterato e agrario dalle visioni futuristiche. Uno spazio è dedicato anche al beato Marco Ongaro, frate e vice patrono di Conegliano.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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