Mercoledì sera alla Tipoteca di Cornuda, si è tenuto l’evento “La forza della Mente”, che ha visto la partecipazione di Niccolò Guarrera e Francesco Perini.
L’incontro si è diviso in due parti: nella prima, il medico di medicina generale Tobia Stefani, ha tenuto un breve cappello introduttivo sull’importanza del primo soccorso; la seconda parte si è incentrata sull’intervista ai due ospiti, moderata da Paolo Giubilato.
I protagonisti
Francesco, detto Franz,è un ultrarunner di origini veneziane, appassionato di corsa su lunga distanza. La passione per questa disciplina non è nata subito: dopo aver praticato per anni nuoto agonistico e poi palestra, si è approcciato alla corsa, diventata la sua “dipendenza” e filosofia di vita.
Nel corso degli anni ha collezionato molti titoli e primi posti in diverse maratone, ma in particolare lo ricordiamo per aver partecipato per tre volte consecutive alla Sparthatlon: una maratona di 246 km che parte da Atene e si conclude a Sparta.
Durante tutte e tre le partecipazioni ha mantenuto il record temporale italiano, conquistando il 2° posto nel 2025.
22 ore e 7 minuti il tempo impiegato tra alte temperature e diluvi universali, per raggiungere la statua di Leonida, destinazione finale.
“Quando ho deciso di partecipare la terza volta, mi sono voluto preparare con 10 mesi di anticipo – afferma Franz – da novembre ho iniziato ad esercitarmi con delle piccole corse, fino ad arrivare ad agosto, dove ho sfiorato i 900 km di allenamento”.


Nonostante la conoscenza del percorso e il duro allenamento precedente, afferma che i pensieri negativi e le crisi non si sono fatte mancare.
Il “segreto”, per così dire, che lo ha aiutato a superarle, è stato viversi la gara a step, dividendosi gli obbiettivi senza pensare ai km che mancavano per arrivare alla meta.
“Il ruolo della mente è fondamentale: devi pensare al sassolino in meno che ti porta alla fine, guardare a ciò che hai guadagnato e non ha quanto ti manca – aggiunge – Viverti la competizione come se fossi esterno ad essa e distrarti ammirando il paesaggio è l’unico modo”.
L’emozione più grande?
“Sicuramente vedere una folla di bambini e adulti tifarmi e accompagnarmi verso la statua di Leonida alle 4 del mattino, mi ha dato una grande forza, altro che doping”.
Obbiettivi futuri?
“Dati i miei buoni risultati nelle gare degli ultimi tre anni, sono sono stato selezionato per partecipare a fine luglio, alla Bad Water 135. Si tratta di una delle ultramaratone più estreme del mondo: 217 km che collegano Bad Water, il punto più basso degli Stati Uniti (circa 100 metri sotto il livello del mare) al monte Whitney, una delle cime più alte degli USA”.
Nicolò, in arte “Pieroad”, è un giovane viaggiatore che ha percorso 4 continenti a piedi, partendo il 9 agosto 2020 e facendo ritorno il 13 settembre 2025.
“Se la mia vita fosse un opera d’arte andrei a vederla?” Questa è la domanda che si è posto al termine degli studi universitari. Dal sogno di scrivere un libro e dalla passione del viaggio unita alla camminata lenta, è nata l’idea di partire alla scoperta del mondo e di una storia da scrivere, per rendere la sua vita più interessante e bella.
Così, a febbraio del 2020, dopo aver raccolto un po’ di fondi si licenzia dal lavoro. Passata l’emergenza Covid, il 9 agosto si chiude la porta di casa alle spalle e inizia il suo cammino.


“Non sono partito da solo, ma con Ezio – il mio passeggino – fondamentale in questo viaggio, perché mi ha consentito di portare cibo, acqua e tutto ciò che mi sarebbe servito con meno fatica”.
Dopo aver raggiunto la Spagna e attraversato l’Oceano Atlantico in catamarano, a metà gennaio é approdato in America Latina. Ecuador, Panama, Perù sono state solo alcune delle tappe successive, che lo hanno trattenuto per oltre un anno nel continente.
“Successivamente mi sono recato a Sidney in aereo, perché le rotte marittime erano sconsigliate a causa dei venti forti e molto pericolosi. Rispetto all’America del Sud mi sono trovato più in difficoltà con la lingua. In più ho dovuto attraversare il deserto estremamente vasto e alienante, passando per Adelaide fino ad arrivare a Darwin”.
“In quei mesi ho iniziato a sentire la mancanza di casa, anche con me la mente e lo stomaco sono stati messi a dura prova. Il mio modo per superare la solitudine? Dialogare con Ezio, facendo il resoconto della giornata, era l’ancora che mi teneva con i piedi a terra – continua – La chiave di volta per uscire dal deserto non era più pensare al traguardo finale (Darwin), ma a quello giornaliero:fare 40 km. La fame? Avevo attacchi di bulimia, quando ce l’hai è difficile resistere”.
Prima di tornare in Europa ha visitato l’Asia, in particolare l’India, l’Iran e l’Arabia Saudita: un misto di culture, lingue e usanze che lo hanno segnato in modo positivo.
A fine gennaio 2025 ritorna finalmente nel suo continente. Nonostante la stanchezza fisica iniziasse a farsi sentire, ha deciso di allungare il percorso fino ad Atene, dove ha incontrato un follower, che l’ha seguito sui social durante tutto il tragitto e ha deciso di unirsi per un breve tratto.
“Da qui nasce l’idea di aprire il cammino a più persone, dando appuntamento ai miei seguaci a Trieste: si sono presentate circa 300 persone, provenienti anche da diverse regioni. È stata una soddisfazione immensa, che mi ha fatto scoprire un lato del cammino che negli ultimi 5 anni non avevo ancora scoperto: quello della condivisione”.
Obbiettivi futuri oltre a scrivere il libro?
“Voglio seguire la prospettiva asiatica: un passo alla volta. Dopo la pubblicazione, mi dedicherò a raccontarlo in giro, dato che ci ho messo un po’ di anni per pensarlo, costruirlo e incubarlo; poi…si vedrà”.
(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto e video: Francesca Battlana)
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