Se le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 sono state un successo – non solo dal punto di vista delle medaglie – ma anche da quello organizzativo lo si deve anche a una macchina organizzativa imponente, fatta non solo di atleti, volontari e organizzatori, ma anche di uomini e donne delle Forze armate. “Questo evento olimpico è una vera e propria operazione” è il commento del Generale Claudio Mora, Comandante della Joint Task Force che è a supporto dell’organizzazione dei giochi Olimpici e Paralimpici.
Un termine che richiama il linguaggio militare ma che rende l’idea della complessità di un evento di carattere internazionale distribuito su un territorio vasto e spesso difficile come quello che va da Milano a Cortina passando per le montagne e per le Dolomiti. Impiegati dall’inizio dei Giochi quasi 2 mila militari, affiancati da 1.500 volontari dell’Associazione Nazionale Alpini, chiamati a supportare l’organizzazione in numerosi àmbiti: dalla logistica alla viabilità, dallo sgombero neve al trasporto degli atleti e delle delegazioni oltre che alla difesa del cielo e alla sicurezza delle zone di gara e delle città.
Un lavoro fondamentale per garantire lo svolgimento delle gare e la sicurezza dell’evento, affrontando anche le difficoltà legate al territorio montano e alle condizioni meteorologiche con due imponenti nevicate che hanno caratterizzato sia le Olimpiadi che le Paralimpiadi. Un impegno che molto spesso ha richiesto turni prolungati, coordinamento tra le diverse forze e migliaia di chilometri percorsi dai mezzi impegnati sul campo.
Ma il modo in cui sono state affrontate le Olimpiadi, soprattutto dal punto di vista organizzativo, rappresenta anche un modello innovativo per la gestione dei grandi eventi futuri, grazie alla collaborazione tra le diverse componenti della Difesa e al coinvolgimento del mondo del volontariato alpino.
Generale, lei ha definito Milano-Cortina una vera e propria operazione: cosa significa per le Forze armate affrontare un grande evento sportivo con questo approccio operativo?
“Vuol dire lavorare con un approccio operativo a 360 gradi, tutti insieme, indistintamente: Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri. L’obiettivo è fare sistema e poter affrontare tutte le problematiche che un grande evento di questa dimensione può presentare”.
Parliamo di numeri importanti divisi tra Milano e Cortina: quasi 2 mila militari impegnati nell’organizzazione dei Giochi. Quali sono state concretamente le loro funzioni sul territorio?
“Tutti i militari impegnati, insieme ai 1.500 volontari dell’Associazione Nazionale Alpini che hanno contribuito al pacchetto messo in campo dalla Difesa, hanno collaborato nei vari settori e nelle diverse funzioni con la Fondazione Milano-Cortina. Il nostro personale ha affiancato e sostenuto l’organizzazione nelle funzioni legate allo sport, allo snow removal, ai trasporti e in generale in tutte le attività previste dallo schema organizzativo dei Giochi”.
Il territorio montano delle Dolomiti è particolarmente complesso: quali sono state le principali sfide logistiche?
“Parliamo di un territorio di 22 mila chilometri quadrati di montagna; quindi, le problematiche principali sono state legate alla viabilità trasversale, alle distanze e alle grandi superfici. I nostri mezzi, per collaborare pienamente alle attività, hanno percorso decine e decine di migliaia di chilometri”.
Anche il maltempo ha messo alla prova la macchina organizzativa. Come avete affrontato queste situazioni?
“Il nostro personale, tenendo conto delle condizioni meteo, ha operato su turni anche di 24 ore, dalle sale operative fino alla funzione sport, per mettere sempre gli atleti nelle condizioni migliori per esprimere la loro prestazione”.
Il dispositivo interforze messo in campo può diventare un modello per i futuri grandi eventi in Italia?
“Personalmente ritengo che quanto messo in campo dalla Difesa sia stato doppiamente innovativo: da un lato perché l’intero percorso olimpico è stato affrontato come un’operazione, dall’altro per l’inserimento, nel pacchetto di capacità della Difesa, dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini. Direi che ha dato risultati significativi. Essendo la prima esperienza può essere perfezionata, ma sono convinto che possa diventare un modello di riferimento per le future sfide”.
Dopo anni di lavoro e pianificazione, qual è stato il momento dei Giochi che l’ha soddisfatta di più?
“I Giochi soddisfano a prescindere chiunque. Le immagini del nostro Paese trasmesse in tutto il mondo sono già una grande emozione. Personalmente ritengo che le Paralimpiadi emozionino ancora di più, proprio perché gli atleti che scendono in gara sono atleti speciali”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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