Fusione tra Cornuda e Crocetta per superare carenza di personale e difficoltà nell’erogazione dei servizi: colpisce la proposta della minoranza cornudese

Hanno ancora senso i piccoli Comuni? Sono in molti a chiederselo ma non rispetto all’identità locale, visto che in Italia anche i borghi e le frazioni hanno una loro storia e dignità, quanto piuttosto dal punto di vista amministrativo e della riduzione dei costi per un ente che dovrebbe porsi come obiettivo quello di trovare la soluzione migliore per rispondere ai bisogni dei cittadini garantendo i servizi richiesti.

A Cornuda se ne parla da tempo e recentemente è tornato sul tema il gruppo di minoranza “Amiamo Cornuda”, rappresentato in consiglio comunale da Bruno Comazzetto, Paolo Campeotto, Antonella Calzavara e Giovanni Sardelli.

L’intenzione dell’opposizione è quella di inoltrare una mozione in consiglio comunale a Cornuda per smuovere le acque proprio su questo argomento, immaginando di poter iniziare un percorso per arrivare alla fusione con il Comune di Crocetta del Montello.

“Con la legge regionale numero 51 del 1992 la Regione Veneto normava la procedura per addivenire a una fusione di Comuni – spiegano dal gruppo di minoranza – Quindi già 30 anni fa si stavano facendo i primi passi verso la consapevolezza che il percorso da intraprendere sarebbe stato lungo e irto di campanilismi e che la via maestra sarebbe stata la fusione tra Comuni. In tutta Italia, fino al 2018, sono stati portati a compimento 102 progetti di fusione, di cui 5 in Veneto”.

Amiamo Cornuda ha messo in luce l’esperienza della fusione tra i Comuni di Crespano del Grappa e Paderno del Grappa, che hanno dato origine a Pieve del Grappa.

“La fusione prevede la nascita di un nuovo Comune, che comprende i territori delle municipalità interessate – proseguono – Si ha di conseguenza una sola amministrazione politica, con un solo sindaco, una giunta e un consiglio comunale. Quindi una sola struttura organizzativa, che comprende tutti i dipendenti provenienti dagli enti locali coinvolti. La Regione del Veneto, al fine di favorire la fusione tra Comuni, riconosce all’interno del proprio programma, ai Comuni interessati e per un periodo massimo di dieci anni, priorità nel riparto dei finanziamenti regionali derivanti da leggi di settore e contributi regionali aggiuntivi”.

I criteri per i finanziamenti e per i contributi regionali sono il numero dei Comuni interessati alla fusione, la popolazione del nuovo Comune e l’entità della spesa corrente.

“Grazie ai contributi straordinari statali e regionali e alle economie gestionali è possibile, con le risorse aggiuntive, eseguire investimenti sul territorio comunale – proseguono – L’accorpamento di alcune funzioni permette inoltre di ottenere importanti economie di scala, utili a migliorare la qualità e la tipologia dei servizi offerti alla popolazione. Noi auspichiamo che anche tra i Comuni di Cornuda e Crocetta del Montello si cominci a parlare di fusione, visto che entrambi lamentano carenza di personale e difficoltà nell’erogazione dei servizi”.

“Fare un passo indietro di 120 anni e ritornare a un Comune unico porterebbe solo vantaggi per amministratori e i cittadini essendo il territorio dei due Comuni figlio di una spartizione davvero privatistica – concludono i consiglieri comunali di Amiamo Cornuda – Il sindaco di Cornuda, Claudio Sartor, in consiglio comunale si è espresso in modo favorevole verso questa soluzione e quindi non ci resta che attendere una decisione positiva  anche da parte del sindaco di Crocetta del Montello, Marianella Tormena”.

C’è chi sorride pensando al nome del Comune che potrebbe nascere dalla fusione tra Cornuda e Crocetta del Montello, senza dimenticare la difficile scelta della sede del municipio.

In ogni caso meglio non fare i conti senza l’oste con il rischio di impantanarsi nella “fantapolitica”: ora la palla dovrebbe passare al sindaco Tormena e alla sua giunta per conoscere la loro posizione sull’argomento.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it

Total
6
Shares
Articoli correlati