L’Osservatorio del Re: da qui Vittorio Emanuele III seguì i passaggi culminanti per la vittoria della Prima Guerra Mondiale

Sulla Presa 16 del Montello, nel Comune di Crocetta del Montello, si trova l’Osservatorio del Re, un luogo non molto conosciuto ma che riveste una considerevole importanza storica.

Da questo punto il re Vittorio Emanuele III, il 27, 28 e 29 ottobre del 1918, potè assistere al passaggio dei militari italiani sul Piave. Dalle quattro feritoie collocate nella roccaforte situata nel punto più alto delle colline, il Re osservava quanto stava avvenendo lungo le rive del Piave.

L’Osservatorio del Re è stato a lungo dimenticato, poi recuperato in occasione di una visita del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Indubbiamente l’oblio che ha subito questo importante luogo storico è stato influenzato dalle azioni che fece in seguito Vittorio Emanuele III, il quale consegnò di fatto l’Italia in mano a Benito Mussolini. 

Lo storico Pietro Zanatta, di Giavera del Montello, ricostruisce quei giorni che risultarono determinanti per la vittoria: “In realtà l’operazione sarebbe dovuta accadere già il 24 di ottobre, anniversario di Caporetto, ma il Piave era in ‘morbida’, una portata che impediva il passaggio di truppe e mezzi. I nostri pontieri il 27 riuscirono, sotto una pioggia a dirotto, a collocare due ponti qui davanti, un altro nella zona di Pederobba”.

I reparti italiani riuscirono così a raggiungere la Sinistra Piave ma il ponte di barche venne travolto dal fiume e si ritrovarono isolati e, molto presto, carenti di munizioni e viveri.

Il generale Enrico Caviglia comandava l’Ottava Armata, a lui Diaz affidò l’incarico di sfondare il fronte, fece attraversare il fiume all’altezza delle grave di Papadopoli alle divisioni della Decima Armata, a due divisioni inglesi comandate da Frederick Lambard, conte di Cavan, e a una divisione francese guidata dal generale, di origine corsa, Jean César Graziani. Questo intervento consentì alle truppe italiane rimaste isolate di togliersi da una difficile situazione. 

“Il giorno 30 ottobre – prosegue Pietro Zanatta – l’esercito austriaco cominciò a sfaldarsi anche a causa di episodi di insubordinazione dei soldati ungheresi. Gli austriaci iniziarono a percepire che la guerra era ormai persa e cominciarono a ritirarsi. Gli italiani arrivarono a Vittorio Veneto e ci furono ancora degli scontri, ma ormai la guerra era ormai finita”.

A poche decine di metri di distanza, nel 1932, Benito Mussolini fece portare una colonna romana, a memoria di quegli avvenimenti e, soprattutto, a scopo di propaganda politica: “Questo monumento – sottolinea lo storico Pietro Zanatta – è esemplare del recupero delle vicende della Grande Guerra che fece il fascismo e su cui fondo la sua politica guerrafondaia e nazionalistica. Non c’era alcuna ragione di riportare testimonianza, in questo luogo, dell’epoca romana, se non collegare la grandezza di Roma lo stesso fascismo”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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