La Procura chiude le indagini sulla morte di Valentino Zanutto: sono cinque gli indagati

Chiuse le indagini sull’infortunio mortale costato la vita a Valentino Zanutto (nella foto): cinque gli indagati accusati di omicidio colposo. Il sostituto procuratore di Treviso Massimo De Bortoli ha chiuso le indagini per l’incidente sul lavoro nel quale, il 5 novembre 2021, perse la vita il 43enne di Farra di Soligo colpito da una scarica da 20 mila volt mentre lavorava nel cantiere all’interno dell’azienda agricola “La Tordera” di Vidor (qui la cronaca).

L’uomo, sposato e padre di due bambini, era dipendente della ditta Mariotto Costruzioni, di Sernaglia della Battaglia, incaricata di eseguire i lavori di costruzione di una nuova abitazione nei terreni di proprietà dell’azienda agricola di via Alnè.

Al momento dell’incidente, Zanutto stava utilizzando la parte finale di un’autopompa per versare il calcestruzzo, quando il braccio meccanico urtò i fili dell’alta tensione. Il muratore non ebbe scampo: la scarica lo colpì in pieno, uccidendolo sul colpo.

A nove mesi dall’incidente, la Procura ha chiuso le indagini ipotizzando responsabilità per cinque persone. Inizialmente erano quattro, ma in fase di chiusura la procura ha iscritto sul registro degli indagati anche Sebastiano Bin, il 24enne collega della vittima che quel giorno manovrava l’autopompa. Secondo l’accusa il giovane, difeso dall’avvocato Alberto Mariotto, sarebbe stato negligente perché mentre manovrava il macchinario non avrebbe valutato i rischi della presenza dell’elettrodotto.

Per il titolare della ditta di costruzioni Luciano Mariotto, difeso dall’avvocato Pietro Barolo, le accuse sono di non aver predisposto di un piano operativo di sicurezza comprensivo dei rischi relativi alla presenza di un elettrodotto sopra il cantiere, di non aver provveduto a mettere fuori tensione e in sicurezza le parti attive della linea in prossimità dell’area dei lavori oltre al non aver coordinato tali misure con i proprietari dell’autopompa, Alessandra e Antonio Balbinot della “Antonio Balbinot Srl” di Asolo, anche loro indagati.

Ai due, difesi dagli avvocati Renzo Fogliata, Alberto Virago e Lucio Martignagno, la Procura contesta di non aver predisposto un piano di sicurezza e di aver affidato il macchinario senza ottemperare alle misure e alle verifiche sulla formazione per chi lo avrebbe utilizzato.

Indagato anche uno dei proprietari dell’azienda agricola, Pietro Vettoretti, committente dei lavori. Difeso dall’avvocato Simone Guglielmin, secondo la Procura non avrebbe fornito alla ditta esecutrice dettagliate informazioni sui rischi dell’ambiente di lavoro e di non aver designato il coordinatore dei lavori nonostante la presenza nel cantiere di varie ditte esecutrici.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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