Si è tenuto ieri sera, venerdì 10 aprile, all’auditorium comunale Santo Stefano di Farra di Soligo, il terzo appuntamento della rassegna culturale Incontri & Racconti, che ha visto come ospite Pietro Senaldi, condirettore del quotidiano Libero e opinionista televisivo.
Intervistato dalla giornalista Adriana Rasera, ideatrice e coordinatrice della rassegna, Senaldi ha presentato il suo ultimo libro intitolato Sveglia! Le bugie che ci raccontiamo, le verità che ci arricchiscono, in cui affronta i problemi economici e politici dell’Italia degli ultimi trent’anni, proponendo un modello di rinnovamento.


Secondo l’autore “l’Italia va avanti a debito da anni” e ciò è dovuto al fatto che la politica non è ancora riuscita a svincolarsi dalle vecchie divisioni ideologiche tra destra e sinistra. In tutto ciò i media e molti giornalisti funzionano da “cassa di risonanza”, riproponendo una prassi retorica in cui i cittadini non si riconoscono più. Lo dimostrano i dati sull’astensionismo.
Parla di responsabilità Senaldi, e se l’informazione in Italia è più di sinistra che di destra per l’autore questo è il “frutto della Prima Repubblica”: «I giornalisti della mia generazione e della precedente erano giornalisti di scuola democristiana, o di scuola comunista, o al massimo socialista. Quando tutti e tre si sono uniti in un unico partito, che è l’attuale PD, un unico partito si è trovato a controllare tutta l’informazione».
Rispetto a Francia e Germania però politicamente siamo avvantaggiati, perché a differenza nostra loro non hanno vissuto un vero populismo, che è quello dei grillini; Meloni in tal senso è stata demonizzata come “il ritorno al fascismo” ma anche qui la colpa è di una retorica mediatica obsoleta. E lo dimostrano i fatti, dato che il governo Meloni è un governo forte, “con una stabilità unica in Italia, è il più stabile della storia delle due repubbliche”
Per quanto riguarda l’economia, per la quale Senaldi è coautore di Sveglia! insieme all’esperto di strategie aziendali Giorgio Merli, il giornalista parla di attualità intervenendo a proposito dei due conflitti in corso: quello in Ucraina e quello in Iran.
Parla di geo-economia Senaldi e spiega come nello scenario attuale «guerre che capitano a migliaia e migliaia di chilometri di distanza sono in grado di condizionare la politica, le decisioni del governo, e a cascata di condizionare anche l’economia delle realtà più piccole e in definitiva la vita di tutti noi». E questo «sia per gli effetti del costo delle materie prime, gli effetti mondiali della guerra, sia per le decisioni che il governo e la politica italiana prendono per gestire questi effetti e mantenere il consenso».


A proposito della guerra in Ucraina invece, il giornalista sottolinea l’insensatezza del conflitto in corso, i vantaggi che c’erano dall’acquisto di risorse energetiche russe a basso costo e il conseguente impoverimento Europeo.
Tra gli applausi del pubblico che riconosce la lucidità e l’intraprendenza del suo discorso, Senaldi non manca di sottolineare i problemi della stagnazione economica italiana: «abbiamo una produttività bassa, un modello economico in parte da riformare, dobbiamo capire come affrontare il problema dell’immigrazione, come fare per evitare che i nostri talenti migliori continuino a preferire l’estero all’Italia».
A proposito delle difficoltà dei consumatori, attanagliati dal rincaro dei prezzi rispetto alla mediocrità degli stipendi, Senaldi sembra contrario a provvedimenti del governo, come ad esempio il salario minimo. Cita allora il Giappone, dove l’aumento del 5% dei salari voluto dal governo, pur avendo dato un’iniziale “sensazione di ricchezza”, ha fatto aumentare l’inflazione al punto che qualche tempo dopo il valore reale degli stipendi era addirittura sceso del 1,5%.
Si parla poi di Europa e di come Francia e Germania, nel passaggio all’euro, abbiano lucrato sul debito italiano, imponendo un cambio che da un giorno all’altro ha diminuito del 16% il valore degli stipendi.
Per alzare gli stipendi secondo il giornalista «devi smettere di produrre più beni, ma devi alzare la qualità dei beni prodotti e soprattutto puntare sul settore dei servizi, perché è l’unico settore che sfugge alle logiche della globalizzazione».
In un ambito come quello del turismo ad esempio l’Italia dovrebbe primeggiare data la ricchezza artistico-culturale della penisola e invece «noi eravamo al secondo posto negli anni ottanta e ora siamo al quinto, mentre invece la Spagna che era al quinto posto ora è al primo». E questo perché «hanno un’offerta più strutturata, cioè loro hanno molto meno, ma lo sanno vendere meglio, perché a differenza del nostro che è fatto di tante piccole realtà, il turismo spagnolo è inserito in un sistema per cui il turista arriva e ogni cinque minuti gli fai fare qualcosa per cui spende».
Viene toccato così il tema del cuneo fiscale e Senaldi sottolinea la necessità di invogliare gli investitori stranieri anche con agevolazioni fiscali. Questo non solo per il turismo ma anche per il Made in Italy per il quale «dovremmo realizzare un modello Prosecco su tutti i prodotti italiani».
Ringraziato dal sindaco Mattia Perencin per il suo contributo, Senaldi si dimostra amichevole anche con il pubblico, risponde ad alcune domande; quando gli chiediamo in che modo le rigidità ideologiche della politica influiscono sull’economia, afferma che «c’è uno scontro ideologico tra destra e sinistra che impedisce l’analisi e la proposta di reali soluzioni per far partire la nostra economia». I cittadini allora dovrebbero sostenere i politici sono a condizione che questi «dicano la verità e propongano delle soluzioni percorribili, senza promettere la luna», in modo da «far prevalere la voglia di scommettere su sé stessi e rendersi conto che le soluzioni facili e la demagogia sono dei vicoli ciechi».
(Autore: Bruno Gasparetto)
(Foto e video: Bruno Gasparetto)
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