I nostri paesi cent’anni fa: Follina

Dai “Luoghi dimenticati” alle curiosità locali. Raccogliendo sempre, grazie alla rubrica di Eventi Venetando, promossa dal Consorzio Pro Loco Quartier del Piave, fatti, avvenimenti o aspetti della vita riguardanti i singoli paesi della nostra zona un secolo fa.

Il tutto per merito anche del sapiente lavoro di recupero, riordino e stesura a cura del professor Enrico Dall’Anese. Proseguiamo il nostro format con Follina.

Siamo negli anni del primo dopoguerra. Nel borgo industrioso di Follina con fornaci da calce e cementi e opifici per la filatura e tessitura della lana, si cerca di darsi una parvenza di normalità. A poco a poco riaprono le banche, come la Mutua popolare di Vittorio e l’Unione Bancaria Veneta, e gli alberghi di Nemesio Gibellini e di Luigia Gasparini.

La Società Elettrica di Valdobbiadene ripristina l’illuminazione. Riaprono il Caffè di Elisabetta Favero e i liquori di Giovanni Da Broi.

Risorge anche la Filodrammatica follinese che il 19 febbraio 1922, con il circolo giovanile cattolico Santa Maria, recita il dramma in tre atti “Sant’Eustacchio”.

Ma con il conseguimento di una vittoria che fu definita presto “mutilata”, la vista di case depredate, patrimoni dispersi, campi sconvolti e famiglie stroncate non poteva non ingenerare negli animi di molti l’amarezza e la sfiducia davanti alla vastità dei bisogni e alla scarsità dei rimedi.

Nel triennio 1919-1922 anche la Vallata è travagliata da profonde lotte politiche e sociali.

Socialisti, cattolici e repubblicani vanno organizzando, ognuno con scopi diversi e per proprio conto, gli operai, i contadini e i mezzadri.

Nel febbraio del 1920 anche i lavoratori della Vallata entrano in sciopero. Una colonna di circa 2000 dimostranti, dopo aver imposto la chiusura dei Municipi di Cison, Miane e Follina, appicca il fuoco al cantiere della Cooperativa di lavoro di Col San Martino e occupa quindi il Municipio di Farra togliendo la bandiera.

Il giorno dopo, il 24 febbraio, armati di randelli, tridenti e bastoni ferrati, gli scioperanti occupano anche il Municipio di Pieve. Scoppiano degli incidenti e due dimostranti cadono uccisi.

Nelle elezioni amministrative del maggio 1921, si confermava la tendenza emersa negli anni precedenti. Il Partito popolare e quello socialista diventavano partiti di massa a scapito delle forze politiche tradizionali. I popolari ottenevano 256 voti (39%) e i socialisti 63 (10%). Ma non si avvertiva nella sua gravità il sopraggiungere del pericolo fascista.

Sui muri cominciano a comparire grosse scritte “W Mussolini, W i fascisti, W D’annunzio”. Gli aderenti alla parte opposta rispondono con scritte sconce e triviali provocando lo sdegno dei fascisti della zona che minacciano di far intervenire i fascisti di Conegliano e Vittorio per una “spedizione punitiva”. Il clima di contrasti, vecchi rancori, aperte provocazioni si prolunga per tutto il 1922.

Il 28 ottobre 1922 in Italia migliaia di fascisti si dirigono sulla capitale minacciando la presa del potere con la violenza. È la “Marcia su Roma”.

La manifestazione ha termine il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III incarica Mussolini di formare un nuovo governo.

(Autore: Venetando)
(Foto: Eventi Venetando)
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