“Procèso aea vecia”: storia di una tradizione locale

Una foto d'epoca che ritrae i bimbi in maschera, pronti per accompagnare la "vecia" in giro per il paese, prima di essere "processata"

Ci sono tradizioni che, nonostante lo scorrere del tempo, continuano a essere molto radicate nel territorio: è il caso del “Procèso aea vecia”, uno spettacolo che caratterizza diversi luoghi e che consiste nel “processare” una vecchietta (simile a quella bruciata sul Panevin), dopo aver rivelato tutti i pettegolezzi (in maniera mai offensiva) del paese.

Una tradizione che ricorda un altro appuntamento fisso delle nostre terre: il Panevin.

Come è noto, la sera precedente l’Epifania nei vari Comuni si accendono i Panevin, ovvero i tradizionali falò che culminano nell’usanza del “brusar la vecia”, un rito che simboleggia la volontà di cancellare tutte le cose negative vissute nel corso dell’anno da poco concluso e, allo stesso tempo, “accendere” nuove speranze.

In quel momento, poi, è consuetudine vedere quella che è la direzione delle faville, per cercare di capire quale andamento prenderà l’anno appena iniziato.

In passato, due mesi dopo il Panevin e per dividere il lungo periodo di penitenza prepasquale (molto più sentito nel passato rispetto a oggi), era inoltre tradizione celebrare la cosiddetta festa di metà Quaresima, con un secondo rogo della “vecia”, quest’ultima esposta in anticipo nella piazza principale del paese.

Anche a Follina, ad esempio, fino ai primi anni Sessanta, il fantoccio della “vecia” veniva portato in giro per il paese, con i bimbi vestiti in maschera (come una sorta di Carnevale) e la sera, tra canti, suoni e schiamazzi, la “vecchietta” veniva “processata” e “condannata a morte”.

Il processo, animato da alcuni volontari, si svolgeva in dialetto e rivelava al popolo chiacchiere riconducibili all’ambiente paesano, con uno stile satirico e divertente, ma mai offensivo, così da non sollevare malumori.

Per anni però il processo, per diversi motivi, era stato messo da parte, per poi fare di nuovo capolino e ricordare che tipo di tradizione rappresentasse nel territorio.

Era infatti il 1988, quando l’allora presidente della Pro loco, Giancarlo Zago, assieme al suo consiglio direttivo decise di riprendere questa tradizione del “procèso aea vecia”.

Un gruppetto di persone (“Tizio, Caio, Sempronio…e qualchedun de pì…”) mantenne i criteri tradizionali della tradizione, proponendone altri di nuovi.

Il risultato? Un testo in rima e in dialetto, che riporta fatti, di ordine politico e sociale del paese, in modo ironico, umoristico, arguto ma non offensivo.

La novità: “Quante ghèn satu?”

Nonostante il maltempo, che ha costretto l’organizzazione a rimandare l’appuntamento previsto due settimane fa, il “procèso” si terrà stasera alle 20, in piazza Marconi a Follina.

Quest’anno, il Gruppo Giovani di Follina, in sinergia con la Pro loco, ha deciso di arricchire l’attesa del rogo con una sfida che punta a coinvolgere le nuove generazioni. La serata, infatti, si aprirà con “Quante ghèn satu?”, un quiz pensato per veri conoscitori del territorio.

Non sarà solo una gara di nozioni, ma un ponte tra passato e futuro: le squadre, composte da tre elementi, vedranno competere insieme nipoti, genitori e nonni. Le sfide spazieranno dai proverbi veneti alla storia locale, includendo la prova de “La scossa de Fuina”.

Un modo per ricordare le proprie radici, coinvolgendo le nuove e le passate generazioni, così da mantenere vivo un patrimonio di saperi locali.

L’iniziativa verrà proposta anche a Pianzano (Comune di Godega di Sant’Urbano) stasera alle 20.15 “al prà de Santurban”.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Comune di Follina)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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