90 anni dalla morte di Grazia Deledda: fu l’unica italiana a ricevere il Premio Nobel per la letteratura

Sono trascorsi 90 anni da quel 15 agosto 1936 in cui Grazia Deledda morì a Roma: il panorama letterario nazionale quel giorno perse una delle sue voci più prestigiose considerato che la scrittrice e traduttrice, proprio 10 anni prima (più precisamente il 10 dicembre 1926) aveva ricevuto a Stoccolma il Premio Nobel per la letteratura.

Fu la seconda donna a ricevere l’ambito premio, nella sfera internazionale dopo la svedese Selma Lagerlöf, mentre in Italia resta ancora l’unica donna ad averlo conquistato.

Per la verità, ci fu una prima candidatura del suo nome nel 1913, ma ci vollero 13 anni perché la scrittrice (autrice di romanzi, racconti e poesie) lo potesse ricevere.

Nata a Nuoro il 27 settembre 1871, Grazia Deledda era la quarta di sette figli, in una famiglia benestante. Il padre, imprenditore, era appassionato di poesia, scriveva versi in sardo, inoltre aveva aperto una tipografia e una rivista.

Come in altre biografie di scrittrici, anche in quella di Deledda si può riconoscere la presenza di una figura paterna dedita alla cultura che, probabilmente, trasmise la sua passione alla figlia.

La sua scomparsa fu motivo di qualche dissesto economico per la famiglia, ma Grazia fu comunque determinata nel realizzare la propria vena letteraria, nonostante il pensiero dell’epoca vedesse le donne nel solo ruolo domestico.

Tutto ebbe inizio con racconti pubblicati su rivista, prima di confluire in volume.

Istruita e appassionata di letteratura greca, mise a frutto il proprio talento, riconosciuto per primo dallo scrittore Enrico Costa, poi anche da altri come Giovanni Verga.

Nei suoi scritti descrisse i suoi luoghi di origine sardi, anche se tale scelta non fu sempre apprezzata dai conterranei, che vedevano in quelle parole soltanto l’immagine di una terra rude e arretrata, che non riconoscevano.

Un’altra località fu protagonista della scrittura di Deledda: Cervia, territorio marino in provincia di Ravenna.

Lì trovò un rifugio estivo, da lei scelto per una quindicina d’anni, a partire dal 1920: per questo decise di acquistare una villa in quella località.

E Cervia seppe ricambiare tale affetto, rendendola cittadina onoraria nel 1927. Ancora oggi nella località balneare si vedono pannelli informativi e un monumento che segnalano il passaggio della scrittrice illustre.

Tra i volumi più noti e apprezzati di Deledda si possono ricordare, solo per citarne alcuni, “Elias Portolu” (1903), “Cenere” (1904, da cui venne tratto un film interpretato da Eleonora Duse), “L’edera” (1908), “Canne al vento” (1913), “Cosima” (postuma nel 1937).

La sua cultura e posizione sociale la portarono a essere la prima donna candidata al Parlamento italiano nel 1909, epoca in cui non c’era ancora il suffragio femminile.

Nonostante il valore della sua scrittura Grazia Deledda, come altre autrici, non viene approfondita nelle scuole o, comunque, non rientra ancora nel canone di letterati da proporre con attenzione nei libri di testo.

Questo aspetto rientra in un problema più ampio, ovvero quello che riguarda una profonda sottovalutazione della letteratura delle donne.

Anche alcune realtà culturali (non tutte, per fortuna), o sedicenti tali, tendono a identificare la letteratura delle donne come una “moda di passaggio” o un argomento da usare per un breve periodo come “merce di scambio”, dimostrando di considerare questo tipo di scrittura di serie B, svalutandola e liquidandola malamente.

Tale atteggiamento denota una profonda mancanza di cultura, di conoscenza approfondita del contributo dato da queste autrici alla letteratura e, di riflesso, alla società.

Alla luce di questo, non ci si può sorprendere (e neppure arrabbiare) se le nuove generazioni non conoscono determinati nomi.

Solo quando ci sarà più cultura e sensibilità, a tutti i livelli, si potrà allora pretendere che anche le nuove generazioni, avendo di fronte un buon esempio, siano più preparate su questo campo.

Nel frattempo è necessario continuare a promuovere questo tipo di scrittura. In fondo, non dimentichiamo che donne come Grazia Deledda (con il suo Nobel) hanno portato alto il nome dell’Italia nel mondo.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Ab. Unsplash.com)
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