Cinquant’anni fa, alle 21.00 del 6 maggio 1976, il Friuli venne sconvolto da 59 secondi che cambiarono per sempre il volto di un’intera terra. Una scossa violentissima di magnitudo 6.5, passata alla storia come l’“Orcolat”, seminò morte e distruzione tra Gemona, Venzone, Osoppo, Majano e decine di altri paesi, lasciando dietro di sé un bilancio drammatico: 989 vittime, circa 3 mila feriti e oltre 100 mila sfollati, con intere comunità costrette a fare i conti con macerie, paura e dolore.






Il terremoto del Friuli non è soltanto il ricordo di una tragedia immane: è anche la storia di una rinascita straordinaria, costruita sulla forza di una popolazione che, davanti alle case crollate e a un futuro che sembrava spazzato via, seppe rialzarsi con dignità, coraggio e determinazione. Da quelle ferite nacque infatti un modello di ricostruzione diventato esempio per tutta Italia: rapido, concreto, profondamente legato al territorio e alla volontà di ricostruire “dov’erano e com’erano” paesi, piazze, chiese e identità.
Oggi Gemona è il centro del ricordo: in una città blindata sono arrivati il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In una giornata ricca di appuntamenti, il clou si è svolto nel cinema teatro sociale dove – per l’occasione – si è tenuto un consiglio regionale straordinario.


Nonostante la pioggia, in molti hanno voluto salutare l’arrivo dei presidenti e hanno poi assistito al consiglio regionale dagli schermi presenti in piazza. “Gemona e il Friuli ringraziano di cuore e non dimenticano. Grazie presidente” è stato il messaggio affidato al maxi striscione posto all’ingresso del teatro. Quella drammatica sera di maggio furono in molti – anche dalla Marca e dalle altre province del Veneto – a precipitarsi nel vicino Friuli per aiutare scavando tra le macerie. Da qui è nata – oltre al modello Friuli – anche la moderna Protezione civile, oggi impegnata in migliaia di interventi ogni anno.








“La ricostruzione non si limita ad aver ricostruito nello stesso posto case, chiese, aziende, ma è una ricostruzione interiore – commenta il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga – dai giovani è nata la speranza rimasta all’interno delle persone di questa terra”.


Prima dell’arrivo al teatro cittadino, Mattarella e Meloni hanno reso omaggio alle vittime del sisma sepolte nel cimitero cittadino.
“A quella stagione, a quegli anni, a quel contesto di desolazione e di preoccupazione, le dirigenze dell’epoca, le popolazioni, seppero porre determinazione e grande energia: quella di una volontà di vita che ricomincia, attingendo al seme della cultura e del carattere della gente friulana. Viene da pensare che il concetto di resilienza sia nato qui, trovi qui, in questa terra, la sua radice, dal modo con il quale i friulani hanno reagito all’Orcolat che quella sera, e poi di nuovo nel settembre successivo, sembrò schiacciare il futuro – ha affermato Mattarella intervenendo al Consiglio regionale straordinario del Friuli Venezia Giulia –. Fu il Friuli a prevalere sulla distruzione e sullo scoramento – ha aggiunto –. Con la tenacia, con il lavoro, con l’impegno delle comunità, quei Comuni (Gemona, Forgaria, Osoppo, Venzone, Majano, Trasaghis, Tarcento e gli altri borghi) vennero ricostruiti dove erano e come erano. Esempio di testimonianza del valore della stratificazione storica dei nostri centri abitati per l’identità degli italiani e delle loro comunità. Ricominciarono e furono protagonisti dei tempi nuovi. La forza interiore della gente friulana incontrò la straordinaria solidarietà degli italiani, di tutti gli italiani, e la presenza concomitante oggi del Presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio rinnova quel sentimento”.


“Nell’ottantesimo anniversario del voto che volle la Repubblica e diede origine alla sua Costituzione, oggi qui a Gemona, in una terra e di fronte a un popolo capace di affrontare le avversità, di rialzarsi, ribadiamo – in un momento di memoria e di impegno – il patto di non lasciarci fuorviare, nel cammino di progresso, nell’affermazione dei valori di solidarietà e di coesione, che qui sono stati in maniera esemplare vissuti e realizzati” ha poi concluso il Capo dello Stato.


Ad aprire il consiglio regionale straordinario il presidente del Consiglio del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin, che ha sottolineato come “sindaci e volontari, per essere in grado di aiutare, devono essere a loro volta tutelati”, riferendosi al primo cittadino condannato per il decesso di un volontario.
“Al presidente Bordin dico che avete anche il mio sostegno e il mio consenso sulle iniziative che servono a proteggere il ruolo dei sindaci per poter fare il loro lavoro, e lo dico anche ai tanti sindaci che vedo seduti in platea – il commento di Meloni –. Noi abbiamo il compito di fare tesoro di quella storia non solo nella memoria, ma nel nostro lavoro quotidiano e di onorare l’impegno di ieri di quegli italiani con l’impegno di molti altri italiani domani, e quell’impegno può esserci solamente se noi sappiamo insegnare che cosa è accaduto. Non è semplicemente memoria, è educazione, e raccolgo l’appello del presidente Fedriga che ho assolutamente condiviso: ci sono storie, vicende che formano la coscienza di un popolo, che formano la sua forza e il suo senso di appartenenza, ed è la cosa più importante che abbiamo da tramandare ai nostri figli, se lo perdiamo noi non lo potremo tramandare”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








