Papa Francesco indica il “Giavera Festival” come modello di accoglienza e solidarietà. “Andate avanti e non chiudete gli occhi”

La bandiera delle bandiere del mondo è sembrata piccola al centro di Piazza San Pietro a Roma durante la preghiera dell’Angelus di domenica 28 novembre. E’ il drappo nato e partito dal Giavera Festival, i cui organizzatori e volontari sono stati invitati in udienza speciale da Papa Francesco per parlare di un’esperienza di accoglienza di migranti che dura ormai da trent’anni.

In Sala Clementina, dove si è svolto l’incontro col pontefice sabato 27, sono arrivati suoni, colori e immagini che raccontano le storie di centinaia di persone passate tra le mura della casa di accoglienza sulle pendici del Montello. “Mi ha colpito – ha detto il Papa – leggere l’elenco delle associazioni e dei gruppi di migranti che partecipano a questa iniziativa e la portano avanti: si vede che quella casa di cui parlava don Bruno, la vostra casa di accoglienza, è una casa con tante finestre aperte sul mondo!”.

Gli organizzatori del Giavera Festival sono rimasti colpiti dagli sguardi meravigliati del Papa nell’incontro con i volontari del festival. “Il suo incoraggiamento a costruire vicinanza e solidarietà tra le genti e le culture del mondo è per noi spinta a proseguire nel nostro impegno quotidiano”.

Il Pontefice ha fatto riferimento alla presenza in Piazza San Pietro dei volontari di Giavera per parlare della situazione attuale dei migranti. “Sento tanto dolore pensando a quelli che sono ai confini con la Bielorussia e a quelli morti nella Manica e nel Mediterraneo, tra loro tanti bambini. Penso a quelli che vengono respinti, catturati dai trafficanti e torturati, assicuro a loro la mia preghiera. Ringrazio le istituzioni dentro e fuori la Chiesa che sono impegnati ad alleviare le loro sofferenze. Faccio un appello accorato alle autorità civili e militari, affinché la comprensione e il dialogo prevalgano su ogni strumentalizzazione e si faccia ogni sforzo e soluzione che rispettino l’umanità di queste persone”.

Nel saluto di congedo in udienza privata Papa Francesco ha indicato come modello Abramo, “che rimase sempre migrante in tutta la sua vita, un ‘padre’ che come cristiani condividiamo con gli ebrei e i musulmani. Ma è una figura in cui possono riconoscersi tutti gli uomini e le donne che concepiscono la vita come viaggio alla ricerca della terra promessa, terra di libertà e di pace, dove vivere insieme come fratelli”.

(Foto: Vatican News-Giavera Festival).
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