Andrea Marotta scommette sulle sue chiocciole: quali doti servono per allevare il simbolo della pazienza a ciclo biologico naturale

Un allevamento di “lumache di terra” ampio un ettaro e mezzo, un investimento in quindici anni d’affitto e migliaia di creature striscianti da mantenere con pazienza e dedizione: è la storia quotidiana di Andrea Marotta, un giovane di Coste di Maser, che con quest’idea ha dato una svolta alla sua vita.

Il suo allevamento “Il Guscio d’Oro” si trova a Riese, in una radura pianeggiante e adatta alla coltivazione di girasoli e cicoria: vi si reca quasi ogni sera, per distribuire nei trenta recinti una mistura di verdure, coltivate lì vicino.

La elicicoltura richiede una caratteristica non comune, specialmente nei giovani: la pazienza. Ed è forse un caso che la chiocciola sia, secondo l’araldica, proprio il simbolo di questa dote. Andrea, per esempio, sa bene che per quanto tempo possa dedicare a questo mestiere, per arrivare a regime di produzione, con risultati e (fatturati) soddisfacenti, ci vorranno cinque o sei anni di lavoro.

“Lavorando a ciclo biologico naturale, la lumaca non è lenta solo con il movimento, ma anche nel dare soddisfazioni – afferma – Ci mette un anno per arrivare a una taglia adatta per essere venduta”.

I gasteropodi sono specie così fragili che per molte di loro basta una minima variazione al contesto in cui vivono perché si arrendano e muoiano: hanno bisogno di vegetazione fresca, ricca di calcare attivo e priva di rame. Nell’habitat in cui vivono sono presenti una buona quantità di predatori: dagli uccelli ai topi.

Basti pensare che è piuttosto normale che su 45 mila riproduttori l’ottanta per cento non arrivi al primo anno: a chi li ha comprati e nutriti potrebbe venire un coccolone, invece il segreto starebbe, come spiega Andrea, nel non darsi per vinti. “È necessario essere presenti almeno tre volte a settimana e tenere i recinti umidi, perché senza acqua la chiocciola non mangia, non cresce e non si riproduce”.

Andrea ha cominciato a febbraio del 2020, ma già nel 2019 “faceva a botte” con la burocrazia per acquisire la gestione del terreno. L’idea gli è venuta all’università, quando occasionalmente aveva già le mani nella terra per via dei vigneti in collina ma principalmente faceva il barista nel bar di famiglia, punto di riferimento per la frazione Coste.

“Ho sempre ambito ad avere qualcosa di mio – ha raccontato – mi piace stare all’aperto, in tranquillità e avere i miei ritmi”.

“Quest’anno le vendite sono state di appena 500 chili, perché il caldo e il clima ballerino sono stati deleteri” spiega Andrea. Il suo obiettivo è quello di arrivare a regime completo, ovvero dieci tonnellate all’anno, senza però scendere a compromessi per quanto riguarda la qualità e i metodi di lavorazione.

E verrebbe da chiedersi: chi le compra tutte queste chiocciole? Specialmente ristoranti, della zona e fuori provincia, e qualche privato, che è viene a prendersele di persona, già spurgate come per legge, vicino a casa. “Vorrei raggiungere un mercato che secondo me è interessantissimo: quello estero. Francia e Spagna, per esempio. Lì il consumo di questo prodotto è molto più diffuso e i ristoranti cercano la qualità, che qui possiamo dare”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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