Emergenza Ucraina: “Quattro giorni che siamo in viaggio”, i racconti dei profughi arrivati a Ugovizza nella testimonianza del volontario Paolo Pillon

Anche se il dramma è entrato nelle nostre case da due mesi e stiamo cercando di metabolizzarlo, l’emergenza Ucraina continua ininterrottamente con i flussi di profughi silenziosi, molti giovanissimi, che arrivano nel nostro Paese varcando la frontiera del Friuli Venezia-Giulia.

È proprio qui che Paolo Pillon, presidente di Aido Miane e vertice regionale della Società italiana di psicologia dell’emergenza, che ha sede a Sernaglia della Battaglia, ha scelto di vivere per una settimana l’esperienza di volontario psicologo all’Hub di Ugovizza (Udine) allestito dalla Protezione Civile Friuli Venezia Giulia.

Insieme al gruppo di Sipem SoS Federazione attivato dal dipartimento Paolo ha fatto parte del 4° team socio-sanitario, comprendente infermieri (Cives), assistenti sociali (As.Pro.C), personale sanitario di Anpas e Croce Rossa (che ha messo a disposizione anche un interprete ucraino).

Ugovizza e il presidio gemello di Fernetti (Trieste) si trovano ai valichi di frontiera e sono tra i più interessati al transito dei profughi ucraini negli ultimi due mesi. Per questo, oltre alle forze di Polizia e all’Esercito, sono stati allestiti degli spazi di prima accoglienza multi-funzione in cui sono presenti anche Unhcr per i diritti umani, Save the Children e l’associazione Di.r.e (Donne in rete contro la violenza). Il presidio così allestito ha permesso di assistere i rifugiati non solo fornendo generi di prima necessità ma anche assistenza psicologica, sanitaria e legale.

Nel giorno di maggior transito sono stati 10 i pullman che si sono fermati nella piazzola e le procedure di controllo per i documenti, dovute anche alla presenza di molti minori non accompagnati, hanno allungato i tempi di sosta per diverse ore – afferma Pillon -. Poter dare loro un primo ristoro e un sorriso attraverso semplici gesti di condivisione, offrendo loro spazi per disegnare e giocare utilizzando il linguaggio universale dell’accoglienza è stata un’esperienza unica ed emozionante. In altre occasioni con persone anziane, ma soprattutto giovani donne, ho potuto ascoltare racconti di guerra e di lutti recenti insieme all’impotenza di poter avere notizie dei loro cari rimasti in Ucraina, spesso isolati anche telefonicamente“. 

“Molti bambini e ragazzi si sono aperti alla nostra accoglienza con grandi sorrisi e riconoscenza – continua Paolo -. Un giovane musicista proveniente da Kiev, che aveva con sé il violino, ha suonato prima l’Inno ucraino e poi quello italiano, emozionando tutti i volontari presenti”.

Alcuni profughi raccontavano viaggi di 4 giorni con più di 3 mila km effettuati quasi senza soste – conclude Pillon -. Partiti dall’est dell’Ucraina e impossibilitati ad attraversarla verso ovest, sono stati costretti ad uscire dal loro Paese entrando prima in Russia, per poi passare in Bielorussia e in Polonia. Da lì ripartivano per la Slovacchia e l’Austria arrivando finalmente ad una prima accoglienza nel territorio italiano stremati, ma sempre con una grande dignità e forza d’animo”.

(Foto: per concessione di Paolo Pillon).
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