Come raggiungere la parità di genere e ridurre la disuguaglianza sociale: al Museo di Montebelluna la sezione dedicata all’obiettivo 5 e 10 dell’Agenda 2030

Il tema della parità di genere rappresenta una questione in piena evoluzione per quella parte del mondo che ha finalmente cominciato a prenderla in considerazione (appena qualche decennio fa, quando l’umanità era già arrivata nello spazio): specie in una ricorrenza come quella di oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la disuguaglianza e la discriminazione nei confronti dell’altro sesso vengono denunciate con forza, ma a questo concetto di uomo e di donna, di maschio e di femmina, se ne aggiunge un altro, che scava ancora più profondità nell’identità di ogni essere umano.

Per invitare a una riflessione e proiettare il visitatore nel futuro, al Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna l’obiettivo numero 5 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ovvero il traguardo relativo al raggiungimento della parità di genere, è in una sezione vicina a quella dell’obiettivo 10, ovvero il “goal” relativo a ridurre le disuguaglianze sociali. La mostra sarà aperta straordinariamente anche oggi, proprio per la ricorrenza del 25 novembre.

Attraverso le teche di quest’angolo del museo, il racconto parte da alcuni reperti archeologici per raccontare un’evoluzione che taglia tridimensionalmente la nostra storia e la divide non soltanto a metà (quindi tra lui e lei), ma anzi in mille frammenti: cocci di vasi, decorazioni funebri, gioielli, lame, monete e altri oggetti, ritrovati in due siti archeologici della necropoli di Posmon a Montebelluna, mostrano la considerazione degli individui che vi sono stati sepolti.

“Questi reperti ci parlano di due sepolture molte importanti, una risalente all’Età preromana (circa 2500 anni fa), quindi dei Veneti antichi, e una d’Età romana (I-II secolo a.C) – spiega l’archeologa Emanuela Gilli – Il corredo dell’epoca romana è quasi completamente al femminile, questo perché è probabile che gli uomini della famiglia siano morti in battaglia e sepolti quindi altrove. Questo ci dice però che si trattava di una società dove la donna veniva riconosciuta”.

L’esposizione continua con una parte dedicata all’aspetto naturalistico: una teca verticale posta sulla destra della sezione archeologica mostra il genere applicato al mondo animale. Non tutti sanno, per esempio, che alcuni animali durante la propria vita hanno la capacità di mutare da maschio a femmina, che altri sono ermafroditi e che altri ancora non hanno nemmeno bisogno del genere.

Con una buona sintesi e l’esposizione di alcuni animali che possono sembrare bizzarri per chi non li conosce, è facile anche per i più piccoli comprendere quanto straordinaria sia la diversità che l’Agenda 2030 punta a conservare e difendere.

In questa sezione c’è anche un’installazione interattiva, schermato e rivolto esclusivamente a un pubblico adulto: ci sono diverse scatole che contengono tappi colorati, a ogni colore corrisponde un profilo tra femmina, maschio, gender fluid, transgender e agender.

Dall’osservazione di un cilindro che contiene tutti i tappi scelti dai visitatori, che è trasparente e variopinto, si comprende la diversità che ci contraddistingue e, al contempo, l’uguaglianza a cui dovremmo ambire.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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