Da Santa Maria in Colle una benedizione a tutta la città. Monsignor Antonio Genovese, parroco di Montebelluna, domenica 8 marzo, giorno della Trasfigurazione, si è recato a Santa Maria in Colle dove l’attendeva don Giacomo Crespi, parroco della Natività di Maria Vergine di Montebelluna, e da cui ha benedetto la città in questo difficile momento di emergenza.
Dopo la messa, celebrata a porte chiuse, don Antonio si è rivolto, in diretta Facebook, a tutta la comunità montebellunese: “Siamo insieme per rinsaldare i nostri affetti, per ritrovarci, non solo nella fede, nonostante non ci siamo visti in chiesa – ha affermato il parroco di Montebelluna. – Questi momenti difficili che stiamo vivendo e non sappiamo quanto possano durare ancora, noi possiamo viverli nella fede, nella preghiera, nel reciproco aiuto e nel sostegno”.
“Telefonandoci, sostenendoci davvero gli uni agli altri. – ha sottolineato – Questa seconda domenica di Quaresima credo sia anche un momento di speranza, di fiducia in che cosa noi siamo. Certo, questo virus è così invisibile, ferma, blocca, ci fa paura. Noi che eravamo tanto e troppo sicuri di noi stessi, confidando solo, anche se necessario e importante, nella scienza, nella tecnica e nella tecnologia“.
“Credo che sia importante fermarsi, a pensare, fermarci a dire la nostra piccolezza, il nostro essere poco, la nostra debolezza. Ed è in questa debolezza che noi dobbiamo chiedere, anche nel senso più profondo, aiuto al Signore. L’augurio è che sappiamo vivere questo tempo non con paura e angoscia, ma sappiamo lasciarci interrogare e accompagnare dalla Fede”.
“Pregando per le nostre famiglie, per i nostri ragazzi che sono a casa da scuola e che continuino a impegnarsi nello studio. Sto pensando anche agli ammalati, a chi li cura con tanta dedizione, competenza, bravura, a rischio della propria vita. Un grazie davvero anche a tutti i medici e infermieri e al personale sanitario” – ha concluso l’inconsueta omelia via Facebook monsignor Antonio Genovese.
(Fonte: Redazione Qdpnews.it).
(Foto: per concessione di Monsignor Antonio Genovese).
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