C’è una guerra invisibile che si combatte lontano dalle trincee.
Si fa con le parole, con i codici cifrati, con le immagini che plasmano le coscienze. È la guerra delle notizie, che determina le sorti dei conflitti tanto quanto i colpi che vengono sparati.
A partire da oggi, il MeVe – Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna ospita “Comunicare in guerra. Segnali. codici, propaganda”, una mostra che attraversa due secoli di messaggi, strategie di propaganda e tecnologie militari: dal primo telegrafo di Marconi ai satelliti GPS, dalla macchina Enigma ai manifesti che hanno mobilitato intere nazioni.
L’esposizione nasce e si realizza nell’ambito della Legge Regionale n. 25 del 2022, con cui la Regione del Veneto ha istituito il programma pluriennale “La Grande Guerra infinita”, volto a valorizzare il patrimonio storico e culturale legato al primo conflitto mondiale e a promuovere una cultura di pace e consapevolezza civica attraverso mostre, attività didattiche e reti museali diffuse.
La mostra – curata dal professor Marco Mondini, già curatore scientifico dello stesso MeVe – racconta non solo la Grande Guerra ma anche le guerre moderne, attraverso oggetti, immagini e parole che riannodano i fili del passato e del presente.
E’ una guerra tecnologica, che sfida le barriere dello spazio e che disegna nuovi immaginari che plasmano le identità collettive e ne governano il consenso.
L’esposizione si articola lungo tre grandi direttrici narrative: Segnali, Codici, Propaganda.
Tre parole chiave per leggere la storia della comunicazione bellica e dei suoi protagonisti.
SEGNALI – Prima della radio, c’erano i piccioni viaggiatori. Prima del GPS, le bandiere e i falò sulle montagne. Questa sezione racconta l’evoluzione tecnologica che ha reso il mondo connesso: dai telegrafi da campo della Grande Guerra ai moderni sistemi di trasmissione satellitare.
Tra i reperti spiccano il prototipo del primo telegrafo di Guglielmo Marconi e la Marconiphone V2, il radioricevitore a valvole, che portò la voce del mondo nelle case degli italiani.
CODICI – Ogni guerra ha la sua lingua segreta. La sezione “Codici” svela i meccanismi dello spionaggio moderno: dalla macchina Enigma, simbolo della Seconda guerra mondiale, ai codici Morse battuti sotto il fuoco nemico.
Telefoni militari, cifrari, manuali di crittografia e strumenti dell’intelligence mostrano come matematici e linguisti siano diventati i nuovi soldati invisibili.
PROPAGANDA – Il fronte più sottile è quello dell’immaginario. Manifesti, cinegiornali, canzoni, radio e giornali di trincea raccontano la guerra come spettacolo e narrazione.
La propaganda è la madre delle fake news: lo strumento con cui i governi hanno orientato le opinioni, manipolato i sentimenti e costruito l’idea stessa di patria e di nemico.
In mostra, materiali d’epoca e audiovisivi originali che rendono visibile il lato psicologico dei conflitti.
Più di 150 reperti originali arrivano da musei e collezioni italiane d’eccellenza:
- Museo Storico della Comunicazione – Ministero delle Imprese Made in Italy
- MITAG Museo Storico della Grande Guerra – Rovereto (TN)
- Museo del 7° Alpini – Sedico (BL)
- Museo del Forte Tre Sassi – Cortina d’Ampezzo (BL)
- Museo del Colombo Viaggiatore – Reggio Emilia
- Museo delle Forze Armate 1914-1945 – Montecchio Maggiore
- Museo Storico di Alano – Comune Setteville
- Museo della Terza Armata di Padova
- Tipoteca Italiana – Cornuda
- Museo del Tempio – Votivo Lido di Venezia
Tra i pezzi più rari: la macchina Enigma, una macchina da scrivere Torpedo nazista, numerosi apparati radio militari, cartoline e materiali di propaganda, che raccontano l’evoluzione di una comunicazione sempre più globale.
“Nel tempo delle guerre ibride e della disinformazione digitale, ‘Comunicare in guerra’ diventa una lente per leggere il presente. Chi controlla l’informazione controlla il potere: ieri con la radio, oggi con i social. La mostra non dà risposte, ma pone domande – il commento di Adalberto Bordin, sindaco di Montebelluna – Come riconoscere la propaganda? Chi costruisce le narrazioni del mondo? E soprattutto: quanto siamo davvero liberi di pensare con la nostra testa? ‘Comunicare in guerra’ è, prima di tutto, un invito alla consapevolezza. Una mostra che parla di passato per insegnarci a difendere il futuro”.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
(Foto: Comune di Montebelluna)
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