Inchiesta banche, solidarietà a De Bortoli dal Coordinamento don Torta: “Indagare su responsabilità di Banca d’Italia”

Il 25 gennaio scorso la Commissione parlamentare di inchiesta ha ascoltato Massimo De Bortoli, procuratore reggente della Procura della Repubblica di Treviso, in merito alla maxi inchiesta di Veneto Banca.

Il magistrato ha dichiarato di essersi “sentito solo” nel corso dell’inchiesta, una dichiarazione forte che viene confermata dalle parole di Andrea Arman (nella foto, durante una manifestazione a Montebelluna), presidente del Coordinamento Associazioni Banche Popolari Venete “don Enrico Torta”: “Come associazione, – dice Arman – consapevoli del sottodimensionamento della Procura della Repubblica di Treviso, specialmente in relazione alla maxi inchiesta su Veneto Banca, avevamo chiesto e ottenuto un incontro con il ministro Bonafede”.

“Il 20 febbraio 2019 l’avvocato Luigi Fadalti, quale delegato del nostro Coordinamento, e i rappresentanti dell’associazione ‘Noi che credevamo nella banca popolare di Vicenza, – prosegue – incontravano il ministro e questi si impegnava a intervenire per integrare gli organici della Procura di Treviso e fornire le ulteriori risorse necessarie per sveltire l’inchiesta sulla banca. Le solite promesse al vento della politica italiana. La Procura di Treviso non ha ricevuto i rinforzi e il dottor De Bortoli ha continuato a rimanere solo. A nome di tutti i risparmiatori esprimo gratitudine a Massimo De Bortoli per quanto ha fatto e farà”.

Il rappresentante dei risparmiatori sottolinea, tuttavia, come non sia totalmente in linea sulla condotta dell’inchiesta: “Su un punto, però, non siamo in accordo con De Bortoli, – afferma Andrea Arman – le responsabilità di Banca d’Italia. Premesso che ovviamente il Procuratore della Repubblica ha dato il suo parere dall’angolo visuale della responsabilità di rilevanza penale, riteniamo che Banca d’Italia, nella vicenda delle Banche Popolari Venete, non abbia svolto compiutamente il proprio ruolo istituzionale sia nel periodo ante 2015, che successivamente quando le banche sono state di fatto commissariate attraverso la gestione pilotata da Bce e Banca d’Italia”.

“È davvero difficile capacitarsi di come Banca d’Italia non si sia accorta di operazioni baciate per circa mezzo miliardo a Veneto Banca e per circa un miliardo a Vicenza. E certe operazioni di acquisizione di banche e sportelli fatte dalle popolari venete, che dopo il crac vengono criticate perché evidentemente antieconomiche, perché sono state autorizzate da Banca d’Italia. Se gli ispettori della banca centrale – prosegue il presidente del Coordinamento Don Torta – non riuscivano ad accorgersi di situazioni così evidenti, cosa la si tiene a fare la costosissima struttura di Banca di Italia? Ma non solo, come ha potuto Banca d’Italia, tanto riservata nelle comunicazioni verso le banche, i risparmiatori e i mercati, permettere la spettacolarizzazione della crisi delle banche popolari venete e permettere che la nuova gestione delle banche attuasse la rottura con la base societaria delle banche, ovvero noi risparmiatori soci?”.

L’inspiegabile (o quasi) gestione delle banche dopo il 2015, – conclude Arman – con perdita reputazionale e allontanamento dei soci umiliati e maltrattati dalle nuove dirigenze, è sicuramente grande concausa del fallimento delle stesse. Perché Banca d’Italia ha consentito? Questi interrogativi noi continuiamo a porceli e speriamo che prima o poi quel che resta dello Stato italiano riesca a dare una risposta coerente”.

(Fonte: Flavio Giuliano © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
#Qdpnews.it

Related Posts