Nel centenario della nascita Montebelluna celebra la figura e l’opera di Mario Rigoni Stern, che nel 2005 fu nominato cittadino onorario, anche con l’incontro con un autore che lo ha conosciuto di persona.
Daniele Zovi, scrittore, studioso e anche uomo di punta del Corpo Forestale, è stato ospite della Biblioteca in dialogo con Elisa Bellato, antropologa e docente universitaria che si è più volte occupata di ricerca etnografica e di montagna. Lo spunto è dato dal libro uscito esattamente un anno fa e intitolato “Autobiografia della neve. Le forme dei cristalli, la fine dei ghiacciai e altre storie da un mondo silenzioso”.
“La neve – spiega Zovi – ci racconta molte storie, ci protegge quando noi normalmente stiamo a casa. La sua superficie è come una lavagna in cui si leggono le vicende dei vegetali e degli animali che cercano di sopravvivere all’inverno; ma ci parla anche con la sua assenza, dicendo quanto grave sia il momento che stiamo vivendo dal punto di vista climatico”.
L’Altopiano dei Sette Comuni, terra natìa di Zovi e di Rigoni Stern, è un luogo amato dai suoi abitanti e anche da tanta gente che vi sale per motivi turistici o sportivi. “E’ facilmente raggiungibile, tanto che i cercatori di funghi che arrivano da valle riescono anche a conciliare la loro passione con gli impegni lavorativi. In più è ricchissimo di vie e percorsi con pendenze molto dolci, tanto che la densità stradale misurata alla fine della Prima Guerra era la più alta del mondo”.
Il rapporto col grande scrittore morto nel 2008 è stato importante sul piano personale e anche per la parte letteraria. “Ho avuto la fortuna di essere suo amico per trent’anni. Passavo spesso a casa sua, parlando di qualsiasi argomento, dai boschi alla politica; per me è stato una stella polare anche dal punto di vista etico. Mario era fortemente coerente con quello che scriveva e camminare con lui mi dava forza per la mia attività professionale precedente. Dal punto di vista letterario credo di aver appreso questa lezione: aderire alla realtà, parlare solo di ciò che si conosce e farlo con linguaggio comprensibile”.
Il bosco, nell’immaginario collettivo, è un luogo allo stesso tempo ricco di fascino e temibile, ma Zovi smentisce il pregiudizio negativo. “Non conosco un bosco che mi abbia fatto paura; la potenza delle narrazione delle fiabe e di un certo genere di racconti ha creato questo pensiero. Al contrario è un luogo accogliente, nel quale gli animali selvatici stanno ben distanti dagli uomini; certo bisogna sapersi orientare e fare attenzione a dove si mettono i piedi. I boschi ripiantati dopo la guerra, solo con abete rosso, sono fragili, come ha confermato la tempesta Vaia, mentre quelli più antichi sono più robusti”.
Da Zovi arriva anche un consiglio di lettura delle opere di Rigoni Stern. “Si impara molto della natura e del rispetto che bisogna averne. Della guerra ha sempre detto che bisogna evitarla a tutti i costi”.
(Foto: danielezovi.it).
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