Come cambia la tabaccheria: “L’ultimo pacchetto di fiammiferi? Venduto 6 mesi fa”

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C’è stato un tempo in cui varcare la soglia del tabaccaio di fiducia significava apprestarsi a compiere un’operazione quasi meccanica: allungare un paio di monete per un pacchetto di sigarette, una scatola di fiammiferi o un francobollo per la cartolina delle vacanze.

Oggi, quello stesso ingresso spalanca le porte su una realtà profondamente diversa. Il “bip” continuo dei lettori ottici, lo sputo ritmico delle stampanti di ricevute, il viavai di chi deve saldare una contravvenzione: il locale sotto casa ha cambiato pelle, diventando un punto di riferimento operativo per la vita quotidiana.

A tracciare le tappe di questa metamorfosi è David Ronzani, titolare dell’omonima tabaccheria in via Zanini, a Cornuda, che manda avanti da più di trent’anni. Un osservatorio privilegiato dal quale ha visto cambiare non solo i prodotti esposti sugli scaffali, ma la natura stessa delle richieste di chi entra ogni giorno in negozio.

«Trent’anni fa il nostro lavoro ruotava attorno a pochissimi settori: fondamentalmente tabacco e giochi tradizionali», racconta David. «Oggi i volumi su quel fronte si sono ridotti, mentre c’è stata un’esplosione di servizi. Pagamenti di bollette, ricariche di carte prepagate, bolli auto. In un certo senso, da quando gli uffici postali hanno assunto una vocazione prevalentemente bancaria, molte delle mansioni quotidiane dei cittadini sono state delegate a noi».

A testimoniare questo cambio d’epoca ci sono piccoli dettagli che raccontano le abitudini della comunità. Oggetti che per decenni hanno fatto parte della routine oggi sono diventati quasi reperti da collezione. «L’ultima confezione di fiammiferi che ho venduto? Penso sia stato almeno sei mesi fa», sorride. «È un articolo che non usa quasi più nessuno».

In compenso, le pareti del locale si sono riempite di tecnologie di nuova generazione. Negli ultimi cinque anni, in particolare, il mercato ha registrato una forte accelerazione verso i dispositivi elettronici, dai sistemi a tabacco riscaldato ai liquidi, fino all’esplosione delle e-cig usa e getta. Un’evoluzione che ha spinto ai margini anche tradizioni storiche del settore. «I miei genitori sono grandi appassionati di fumo lento, come pipe e sigari, ed è nato persino un club frequentato da amatori del genere», ricorda il gestore. «Oggi quella del fumo lento è diventata una nicchia estremamente ridotta e la nostra esperienza legata a quel mondo si è poi spostata altrove».

Quello che è emerso da questa chiacchierata è il ritratto di un mestiere profondamente cambiato nel corso degli anni, capace forse più di altre attività di stampo tradizionale di adattarsi alle nuove esigenze del tempo, reinventandosi senza perdere del tutto la propria identità. Il tabaccaio di oggi è lontano da quello di trent’anni fa, ma resta una presenza capillare sul territorio, talvolta capace di creare uno spazio di socialità tra un’incombenza e l’altra.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
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