Adele Toniutto, dalla pedana che l’ha vista crescere alla maglia azzurra ai Giochi del Mediterraneo

Adele Toniutto si allena con il suo giavellotto allo stadio “San Vigilio” di Montebelluna

Abbiamo incontrato Adele Toniutto, classe 2001 e originaria di Montebelluna, nota giavellottista del Team Treviso. In una lunga intervista, l’atleta ci ha raccontato il proprio percorso sportivo dai primi passi fino ai più grandi traguardi.

A che età hai iniziato a fare atletica? Ti sei concentrata sulla disciplina del giavellotto sin dall’inizio o la scelta è maturata con il tempo e perché?
“Ho iniziato atletica quando avevo 6 anni, inizialmente come un gioco. Sono sempre stata molto sportiva, mi piace molto il movimento e nell’atletica ho trovato tutto questo: prima con il salto in alto, successivamente attraverso le prove multiple, dove si è visto che ero portata per il giavellotto. Da quel momento mi sono dedicata totalmente a questa disciplina che consiste nel lancio di un giavellotto – dal peso di 600 grammi per la mia categoria – preceduto da una rincorsa per prendere velocità”.

Come ti prepari alle gare, in particolare dal punto di vista mentale?
“Arrivando in gara con un atteggiamento positivo, mantenendo la mente lucida e concentrata sul momento del lancio perché è facile anche distrarsi, magari da pensieri o sensazioni. Lavoro molto con la respirazione e  visualizzazione mentale del gesto tecnico, replicando ciò che faccio durante l’allenamento, in gara”. 

Quest’anno hai raggiunto il tuo nuovo record di 57,45 metri, che oltre ad essere il record veneto rientra anche nella top 10 delle graduatorie italiane all-time: il prossimo obiettivo?
“Oltre a dare il meglio ai Giochi del Mediterraneo, sicuramente questa stagione mi ha dato la carica per affrontare anche il prossimo anno con una consapevolezza diversa. Grazie alle ultime competizioni sono andata vicino alla qualificazione per gli europei e questo mi ha fatto entrare in quella dimensione quindi, quello potrebbe sicuramente essere il mio prossimo obiettivo”.

Dopo l’esperienza agli Europei Under 23 di Espoo è arrivata la chiamata più attesa: la tua prima convocazione nella Nazionale Maggiore. Come ci si sente ad infossare la maglia Azzurra e che valore ha per te? 
Per me è un sogno che si avvera, sin da quando ero bambina vedevo questi grandi e forti atleti della Nazionale, li guardavo con ammirazione. Entrare in questo mondo di Atletica ad alto livello per me è un grande onore, sono veramente molto felice”.

Hai avuto modo di incontrare degli atleti che hai sempre ammirato?
“Quando sono andata a Roma per fare le visite mediche per i giochi del Mediterraneo ho incrociato Marcell Jacobs e la triplista Dariya Derkach (fresca di oro europeo a Birmingham, ndr). A questa competizione so che sarà presente anche Gianmarco Tamberi, quindi essere nella stessa squadra è un gran traguardo e onore”. 

La tua convocazione in Nazionale Assoluta è anche una prima volta storica per il Team Treviso. Come ti senti a rappresentare la tua società in questa occasione?
“È motivo di orgoglio per la società. Sono la la capitana del Team Treviso, per me anche è bello che questa convocazione sia arrivata in questo momento e spero di essere fonte di ispirazione per gli atleti più giovani”. 

Sei laureata in Scienze Motorie: in che modo la passione per l’atletica ha influenzato il tuo percorso di studi?
“Siamo una famiglia di sportivi, quindi ho sempre vissuto lo sport sin da piccola. I miei genitori sono entrambi insegnanti di educazione fisica e ho seguito le loro orme. Alle superiori ho scelto di fare il liceo delle Scienze umane – Economico sociale perché mi sono sempre sentita più affine alle materie umanistiche. All’università invece ho frequentato la facoltà di Scienze motorie, scegliendo il percorso didattico pedagogico che a settembre mi permette di iniziare il mio percorso di insegnante di ruolo di educazione fisica, in un istituto superiore di Treviso”.

Come sei riuscita a conciliare gli allenamenti con lo studio? 
“Sicuramente è stato impegnativo, ma questo aiuta anche a organizzare meglio le proprie giornate. Durante le scuole superiori ho avuto il sostegno degli insegnanti che, attraverso la valorizzazione dello sport, mi hanno aiutata nella gestione del tempo e dello studio: per esempio, se sapevano che nel weekend avrei avuto delle gare, il lunedì non venivo interrogata. All’università è stato un po’ più difficile perché, essendo pendolare, c’era da considerare anche il tempo dello spostamento; nonostante questo, appena tornavo da Padova scappavo subito ad allenarmi. Non mi è mai pesato, l’ho fatto molto volentieri perché lo sport è una valvola di sfogo e mi piace tantissimo muovermi e allenarmi”.

In un futuro ti piacerebbe anche allenare?
“Sì, una volta terminata la mia carriera sportiva mi piacerebbe allenare sia nelle prove multiple sia nel giavellotto”.

Adele oltre la pedana: quali sono i tuoi interessi e hobbies?
“Ho la passione per il cibo, mi piace cucinare sopratutto dolci quindi se mi devo rilassare preparo una torta. Inoltre mi dedico anche la la lettura”.

Basandoti sulla tua esperienza, che consiglio daresti a chi vuole iniziare questo sport?  
“Direi di ascoltarsi sempre e di prendere le cose con leggerezza, ma non sotto gamba. Se fai una cosa volentieri e perché ti rende felice, è sicuramente più gratificante. Poi, ovviamente, ci sono allenamenti impegnativi per i quali è difficile dire ‘mi fa stare bene’; in realtà, però, alla fine i risultati si vedono”.

(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto e video: Francesca Battilana)
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