Giornata emozionante quella di domenica scorsa 26 aprile per le vie di Mosnigo per festeggiare tre importanti ricorrenze del locale Gruppo alpini insieme all’annuale raduno della Sezione ANA Valdobbiadene.
Sono stati infatti celebrati dal capogruppo Giuseppe Frezza, insieme a tutte le Penne nere mosnighesi e ai cinque sindaci dei Comuni della Sezione, i 60 anni del Gruppo e i 35 anni della sede alpina e del monumento ai Caduti in piazza Albertini.
Momento cardine della mattinata, allietata dal Corpo bandistico di Moriago della Battaglia, è stata la commovente consegna dei riconoscimenti ai capogruppo che hanno vissuto questi 60 anni di storia mosnighese: Pasquale Pazzaia, Ettore Doimo, Raoul Rizzetto, Floriano Contessotto e Mansueto Frezza.
Per quest’ultimo, davanti alla sede con la Protezione civile sezionale, numerosi gagliardetti schierati (anche delle altre Sezioni trevigiane) e i ragazzi dei campi scuola alpini, l’attuale capogruppo, in carica dal 1991, ha richiesto un caloroso applauso per la solida “roccia” che è stata per 15 anni alla guida del Gruppo.
Mansueto Frezza che, con Pasquale Pazzaia, ha infatti voluto la nascita del sodalizio mosnighese nel 1966 dopo che, per 20 anni, aveva fatto parte del Gruppo alpini di Moriago. E non è tutto: Mansueto Frezza è stato il fautore principale della realizzazione della sede inaugurata 35 anni fa ed è il marito della madrina del Gruppo, Aurora De Conti.
Molto atteso anche il discorso ufficiale del riconfermato presidente sezionale Massimo Burol, il quale ha posto l’attenzione su diversi aspetti, primo tra tutti la solida identità militare dell’ANA in qualità di più numerosa associazione d’arma d’Italia.


Burol ha infatti posto l’attenzione sulla discussa consegna del cappello alpino ai 180 volontari olimpici: “Lo confesso, neppure a me entusiasma l’idea di riconoscere eguale dignità associativa a chi non ha fatto il servizio militare, non ha prestato giuramento e non ha servito lo Stato nel Corpo degli Alpini, perché siamo Associazione d’arma e per tale requisito ci caratterizziamo e ci distinguiamo da altre”.
“Nonostante questo, però, stimo e apprezzo tutti gli Amici che si sono aggregati a noi – ha proseguito Burol -, carichi del desiderio di fare la loro parte, di dare il loro contributo, pur consapevoli che, nonostante il loro buon cuore e la loro grande disponibilità, non avendo servito nel Corpo degli Alpini, non potranno che rimanere Amici e Aggregati“.
Burol ha poi concluso il discorso ufficiale con un messaggio di speranza verso il futuro dell’associazione e della società italiana, i giovani: “Viviamo in un tempo complesso, in cui tanti cercano punti di riferimento. Ecco allora che il nostro compito torna attuale: essere un faro di coerenza e solidarietà. E guardando ai più giovani, diciamolo con orgoglio: l’Italia del domani ha bisogno dello spirito alpino che costruisce e non distrugge, che unisce e non divide, che guarda avanti senza dimenticare le radici”.
Appuntamento fra poche settimane all’Adunata nazionale di Genova e, a giugno, al Raduno triveneto di Gemona del Friuli, a mezzo secolo dal terremoto che sconvolse il Friuli.


(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Ana Valdobbiadene)
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