Calcio, dalla Pievigina alle partite in Championship fino alla vittoria della Gold Cup con la maglia del Canada, il “mosnighese” Carlo Corazzin si racconta

Ha fatto la storia della nazionale di calcio canadese, ma pochi sanno che Carlo Corazzin ha radici qui, nell’Alta Marca Trevigiana, per la precisione a Mosnigo, frazione di Moriago della Battaglia.

Qdpnews.it ha avuto modo di intervistare l’ex attaccante della Pievigina e di team inglesi importanti come l’Oldham Athletic, il Cambridge United, Northampton Town e Plymouth, tutte maglie che Carlo, nel corso della sua carriera, ha avuto modo di vestire, oltre appunto alla maglia della nazionale canadese (59 presenze e 11 goal) (con cui ha vinto anche una Gold Cup nel 2000, Coppa del Centro America, la seconda nella storia del Canada), dove è nato e cresciuto.

Classe 1971, Carlo è nato nel New Westminster (costa ovest del Canada), dove lavorava il padre Gian Carlo, originario di Mosnigo, che fin da piccolo ha seguito il figlio nella sua grande passione: il calcio. Ora vive sempre in Canada, con la moglie e i due figli, dove lavora come capo in una ditta che opera nel settore portuale.

“Ho mosso i miei primi passi a livello calcistico al Giorgione e poi alla Pievigina – ricorda Carlo – ed è proprio in quegli anni che sono riuscito ad acquisire fiducia sulle mie capacità, inizialmente c’era un’offerta della Spal (ai tempi in cui militavo nel club di Pieve di Soligo), successivamente ho optato per tornare in Canada al Winnipeg Fury e poi ai Vancouvers 86ers, lì è stata la svolta”.

Carlo agli esordi con la maglia della nazionale canadese

“Durante la mia esperienza canadese ho avuto modo di segnare diversi goal e di farmi notare per giocare un match amichevole in Inghilterra – prosegue – In poco tempo mi ha contattato il Cambridge United (che all’epoca militava nella Third Division, l’attuale Serie C inglese), dove inizialmente ero ospite anche di una famiglia, mi sono trovato molto bene”.

Com’è stato l’impatto con il calcio inglese?

“Diciamo che era molto fisico, io fortunatamente, giocando punta, mi sono adattato bene, tant’è che alla prima stagione a Cambridge sono riuscito a segnare con continuità”.

Carlo con la maglia dell’Oldham Athletic

Poi ti sei fatto notare dal Plymouth, storica squadra inglese (nella Championship, Serie B inglese), firmando per due anni con loro…

“Esattamente, anche quella è stata un’esperienza fantastica. Ho avuto Neil Warnock come coach (un “guru” del calcio inglese) e poi, vabbè, la storia di quel club è incredibile, uno dei club storici d’Inghilterra”.

Carlo dopo due anni al Plymouth si è trasferito al Northampton Town (sempre in Championship), dove ha segnato 32 reti in 89 gare per poi concludere l’avventura inglese giocando per l’Oldham Athletic e chiudere la carriera in Canada con il Vancouver Whitecaps, nuovo nome degli 86ers.

Corazzin in maglia canadese durante un match contro la Giamaica

Capitolo nazionale: incredibilmente l’Italia non si è qualificata al Mondiale per la seconda volta consecutiva, ma sappiamo già per chi farai il tifo: quel Canada che, dopo la prima e unica apparizione del 1986, giocherà il Mondiale in Qatar il prossimo inverno.

“Esatto, ovviamente dispiace per l’Italia, si tiferà Canada, anche se il girone obiettivamente è difficile (Belgio, Croazia e Marocco), abbiamo uno squadra giovane e talentuosa (soprattutto in attacco con Alphonso Davies del Bayern Monaco e Jonathan David del Lille) ma allo stesso tempo poco esperta (tanti di questi ragazzi non hanno mai giocato competizioni di questo livello e sicuramente peserà in alcune partite), staremo a vedere”.

Carlo esulta dopo il goal contro il Messico ai quarti di finale della Gold Cup 2000

Con il Canada invece tu hai scritto la storia, soprattutto in occasione della Gold Cup del 2000 dove sei stato capocannoniere e scarpa d’oro della competizione (4 goal) e sei riuscito a vincere la coppa…

“Ricordo ancora quel periodo, avevamo eliminato delle nazionali molto forti, da “underdogs”, zitti zitti siamo riusciti ad alzare la coppa puntando molto sul collettivo, alla fine ce l’abbiamo fatta. Avevamo eliminato ai quarti di finale il Messico, che all’epoca era veramente forte. Eravamo sotto di una rete a 10 minuti dalla fine, poi con un mio goal (il pareggio) e quello di Hastings siamo riusciti a rimontare e a vincere allo scadere. Fu incredibile”.

Possiamo dire che la vostra generazione ha fatto da apripista ai talenti che ora ci sono in Canada?

“Direi di sì. Anche se la Major League Soccer (campionato di massima serie in Canada e Usa) non è allo stesso livello della Serie A, c’è ancora molto lavoro da fare, ma il movimento calcistico sta sicuramente crescendo”.

Corazzin marca Matthaus in Canada-Germania del 1994

Domanda secca: qual è stato l’avversario più forte che hai affrontato durante la tua carriera da calciatore?

“Come giocatori direi senza ombra di dubbio Lothar Matthäus. Lo sfidai in amichevole nel 1994 (perdemmo 0 a 2) contro una Germania fortissima (vinsero l’Europeo due anni dopo infatti), Lothar era un mostro, non sembrava umano, aveva un talento fuori dal comune, poi altri avversari forti, sicuramente Tino Asprilla (freccia del Parma e della Colombia) e un giovane Rio Ferdinand (che sfidai ai tempi della mia militanza in Inghilterra), si vedeva già che sarebbe diventato un giocatore fortissimo, all’epoca era al West Ham United. Poi come Nazionale sfidammo il Brasile in amichevole (qualche mese dopo avrebbero vinto il Mondiale contro l’Italia) e riuscimmo a pareggiare: quella era una squadra veramente ricca di talento, c’erano un giovane Cafù, Raì, Dunga, Romario”.

E lo stadio che ti ha più impressionato?

“Anche in questo caso non ho dubbi: l’Azteca (della Nazionale del Messico e teatro della partita del secolo dei Mondiali del 1970, Italia-Germania Ovest 4-3). Si tratta di uno di quei pochi stadi al mondo che ti incute proprio timore, (oltre 80.000 posti). Ricordo che durante una gara in Nazionale non riuscivo a sentire i miei compagni a pochi metri da me da quanta gente c’era”.

Cosa consiglieresti ai giovani calciatori italiani d’oggi? Consiglieresti loro un’esperienza all’estero?

“Vado controcorrente, la mia carriera la devo soprattutto alla mia preparazione calcistica in Italia ai tempi di Giorgione e Pievigina. Se non avessi imparato come stare in campo e come pormi a quei tempi, probabilmente non sarei mai riuscito a giocare in Inghilterra a quei livelli, quindi consiglio ai giovani di formarsi bene in Italia per poi eventualmente provare, se c’è l’opportunità, di andare all’estero”.

(Foto: per gentile concessione di Carlo Corazzin).
#Qdpnews.it

Total
3
Shares
Articoli correlati