Contro furti e degrado una risposta collettiva: “Controllo del Vicinato per una sicurezza condivisa”

Ieri sera, la sala consiliare del municipio di Nervesa della Battaglia ha ospitato un incontro pubblico di fondamentale importanza per la coesione del territorio, incentrato sul lancio ufficiale del progetto Controllo del Vicinato. L’iniziativa, promossa dall’amministrazione comunale, mira a trasformare la sicurezza da concetto astratto a pratica quotidiana e partecipata.

Il consigliere comunale e referente per il progetto, Claudio Meneghetti, ha introdotto la serata spiegando come l’obiettivo primario sia il recupero di quei valori di vicinato che un tempo garantivano una sorveglianza naturale tra le famiglie. Meneghetti ha voluto precisare come non si tratti di un invito all’eroismo privato, affermando che il progetto non vuole che le persone abbiano la pretesa di sostituirsi alle autorità, ma deve essere inteso come un contributo nel quale i cittadini sono disposti ad aiutarsi e a segnalare per la sicurezza di tutti.

A dare forza a questo messaggio è intervenuto il vicesindaco Leonardo Gottardo, il quale ha annunciato un piano di investimenti tecnologici per il comune. Entro la fine di luglio, infatti, verrà completata l’installazione di un sistema di telecamere che coprirà tutti i principali ingressi del paese, collegandoli direttamente con la caserma dei Carabinieri.

Gottardo ha sottolineato che questa iniziativa trascende gli schieramenti politici, dichiarando che i cittadini non stanno dando una mano all’amministrazione, ma alla comunità stessa. Il vicesindaco ha inoltre evidenziato come la sorveglianza attiva possa contrastare non solo i furti, ma anche fenomeni odiosi come lo scarico abusivo di rifiuti pericolosi, i cui costi di smaltimento gravano sull’intera collettività.

L’aspetto operativo del controllo è stato approfondito da Daniele Pellicciardi, referente provinciale dell’associazione, che ha invitato a recuperare una forma di vigilanza quasi d’altri tempi, fondata sulla conoscenza reciproca e sul tessuto di relazioni locali.

“Il controllo cosa fa? Osserva, ascolta e chiama“, ha sintetizzato, ricorrendo poi a un’immagine efficace che ha colpito la platea: “Bisogna tornare al concetto delle comari, delle betoneghe, perché oggi, con la frammentazione sociale in atto, molti faticano persino a conoscere persino il proprio vicino di casa”. Pellicciardi spiegato che i cittadini devono fungere da deterrenti viventi, ribadendo però che la sicurezza non deve mai tradursi in rischio personale.

A chiudere il cerchio, integrando la dimensione sociale con quella istituzionale e tecnica, è stato l’intervento del Comandante Claudio Mallamace.

Il Comandante ha innanzitutto chiarito la natura del controllo di vicinato, sgombrando il campo da equivoci: “Non è un gruppo improvvisato di cittadini: è un modello organizzato, nato nei Paesi anglosassoni e poi sviluppato soprattutto nel Nord Italia”. Un sistema che ha trovato un riconoscimento normativo nel 2017, quando il legislatore lo ha inserito nel quadro della “sicurezza partecipata”.

Mallamace ha insistito proprio su questo concetto, definendolo come “una collaborazione tra cittadini e istituzioni per rendere più sicuri i territori in cui viviamo”. I cosiddetti “patti per la sicurezza”, ha aggiunto, creano un canale istituzionale tra comunità locali e forze dell’ordine, permettendo un flusso strutturato di informazioni. Nel territorio gestito, il modello si traduce in una rete capillare: diversi gruppi di controllo di vicinato, ciascuno con referenti e vice referenti, collegati tra loro e con la polizia locale attraverso canali diretti. “Se accade qualcosa in una zona – ha spiegato – l’informazione circola rapidamente anche tra comuni diversi”.

Il Comandante ha poi approfondito il ruolo della polizia locale, definendola polizia di prossimità, cioè quella più vicina ai cittadini e alle dinamiche quotidiane del territorio. In questo quadro si inserisce il concetto di “sicurezza urbana” che non riguarda solo i reati, ma la vivibilità complessiva delle città. A sostegno di questo approccio, ha citato anche l’attività operativa: sequestri legati allo spaccio, indagini e interventi in ambiti delicati come la violenza di genere. Tuttavia, ha precisato, “non tutti i territori possono avere lo stesso livello di struttura: molto dipende dalle risorse disponibili”.

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato la gestione delle segnalazioni. I referenti dei gruppi di Controllo del Vicinato svolgono una funzione di filtro: “Non tutto deve arrivare alle forze dell’ordine: una luce guasta, ad esempio, va segnalata al Comune”. Diverso il caso delle situazioni sospette, che vengono invece raccolte, analizzate e inserite nei sistemi informativi. “Le segnalazioni dei cittadini sono qualificate”, ha sottolineato, perché derivano da osservazioni dirette. Questo consente alle forze dell’ordine di utilizzarle in modo efficace, anche grazie a strumenti avanzati come la geolocalizzazione dei reati e l’analisi delle modalità operative delle bande.

Il comandante ha spiegato come molti furti siano opera di gruppi “trasfertisti”, spesso supportati da informatori locali. “Non esiste quasi mai un’azione isolata: qualcuno osserva, raccoglie informazioni e le passa a chi poi agisce”. Ampio spazio è stato dedicato ai consigli pratici per i cittadini. In particolare, Mallamace ha invitato a concentrarsi sugli elementi davvero utili nelle segnalazioni: “Lasciate perdere il modello dell’auto: può trarre in inganno. Meglio anche solo un frammento di targa”. Questo perché i sistemi di lettura targhe permettono di incrociare i dati e restringere rapidamente il campo. Ha inoltre evidenziato le strategie della criminalità, come l’uso di targhe rubate o “pulite”, e le contromisure adottate, tra cui algoritmi capaci di verificare la coerenza tra targa, marca e modello del veicolo.

Per quanto riguarda le persone sospette, l’indicazione è ancora più precisa: “Non soffermatevi sull’etnia: concentratevi su come è vestita”. Un’attenzione particolare va data alle scarpe, definite il punto di partenza per una descrizione efficace, perché difficilmente vengono cambiate rapidamente. Il comandante ha poi richiamato l’importanza della prudenza: “il controllo di vicinato non deve trasformarsi in intervento diretto“. In caso di pericolo immediato, l’invito è a contattare subito i numeri di emergenza, evitando qualsiasi rischio personale.

Un altro tema affrontato è stato quello della privacy e dell’uso delle immagini: “Le foto possono essere utili per ricordare e descrivere, ma non devono essere diffuse“. Devono restare strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, per evitare problemi legali. Mallamace ha voluto anche rassicurare i cittadini sul tema delle testimonianze: “chi segnala non è obbligato a esporsi“. Le informazioni possono essere utilizzate anche senza un coinvolgimento diretto nel processo, garantendo comunque un contributo alle indagini. Infine, ha ribadito il valore decisivo del ruolo dei cittadini: “I vostri occhi valgono più di qualsiasi telecamera». A differenza dei sistemi di videosorveglianza, infatti, le persone sono in grado di cogliere dettagli, intuizioni e anomalie che la tecnologia non può rilevare. “Noi siamo le gambe, ha concluso, ma voi siete gli occhi sul territorio”.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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