West Nile, il virus individuato in un gruppo di oche domestiche

Dopo i casi di Salgareda e Riese Pio X, il virus West Nile è stato identificato in un gruppo di oche domestiche a Oderzo.

Come ha spiegato il dottor Ernesto Pascotto, medico veterinario del Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria e referente provinciale per le zoonosi (le malattie infettive trasmesse dagli animali agli esseri umani), si tratta di un micro allevamento rurale, situato in una zona che storicamente può presentare il virus in questo periodo dell’anno.

Ad accorgersi che qualcosa non andava negli animali (presentavano un comportamento anomalo) è stato il proprietario delle oche, che si è rivolto a un veterinario dell’Ulss2 il quale, facendole campionare per varie patologie (tra cui la West Nile), ha fatto sì che venisse riconosciuto il virus.

Questo è stato un ritrovamento diretto dell’Ulss2. Ci aspettavamo la zona, in quanto l’area dell’Opitergino e di Treviso sud è storicamente più esposta alla West Nile in questo periodo, mentre è più difficile che ciò avvenga a nord di Asolo e di Conegliano – ha spiegato il dottor Pascotto – Non ci sono allarmi particolari, basta proteggersi con gli insettorepellenti, come già detto”.

“La novità è il fatto che il virus riguardi degli animali domestici: da tanti anni non succedeva, motivo per cui solitamente campioniamo gli uccelli selvatici – ha proseguito – Ci siamo attivati con delle indagini e non c’è nessun problema di sicurezza umana. Al momento non è previsto l’abbattimento delle oche, ma sono state messe nella condizione di impedire che le zanzare possano pungerle e, di conseguenza, trasmettere il virus ad altri animali”.

“Sicuramente le oche sono state punte da alcune zanzare che, a loro volta, avevano già punto degli uccelli selvatici infetti, diventando veicolo del virus”, ha concluso.

(Autore: Arianna Ceschin)
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