Una nuova pratica si inserisce nella rosa delle proposte che l’ UOC Psichiatria Distretto di Asolo ha messo in atto per rispondere ai bisogni di cura ed evoluzione che i giovani sofferenti di disturbi mentali implicitamente o esplicitamente esprimono.
Si tratta del tiro con l’arco, attività forse pioneristica e di sicuro rara all’interno dei Centri di Salute Mentale. Come per l’attività di Podcast (“Non è niente”) e di Arrampicata, si sfrutta il potere attrattivo e suggestivo di esperienze vicine al linguaggio e all’immaginario giovanile, per sviluppare poi un percorso riabilitativo e di gruppo attentamente calibrato sia in termini metodologici che di trasmissione di contenuti.
Tiro con l’arco si è svolto nell’autunno 2025 e da maggio 2026 è in corso la seconda edizione, che vede coinvolti otto utenti fra i 19 e i 30 anni.
Gli obiettivi iniziali consistevano nel coinvolgere giovani che sfuggono alle cure del Servizio attraverso la fascinazione atavica che il tiro con l’arco esercita per fargli superare la diffidenza verso le proposte del Servizio Psichiatrico e quindi all’alleanza terapeutica; migliorare la capacità di attenzione-concentrazione e la presenza a sé riuscendo a marginalizzare i pensieri intrusivi e dissociativi.
Entrambi gli obiettivi hanno avuto un esisto positivo: il primo è stato confermato dall’adesione immediata dei partecipanti, il secondo è stato verificato attraverso i test somministrati prima e dopo il ciclo di incontri che hanno registrato un incremento del benessere emotivo e dell’autoefficacia.


Un valore aggiunto si è rivelato il fatto che tiro con l’arco è solo apparentemente una attività individuale; in realtà dietro all’individuo c’è un gruppo che sostiene l’arciere nella sfida di rimanere focalizzato su se stesso, nell’accettare le frustrazioni del mancato bersaglio e nel tentare nuovamente.
E’ una disciplina dove le barriere e le diversità si dematerializzano a favore di una reale e trasversale inclusione. Il sesso, le caratteristiche fisiche, l’età, le fragilità mentali non limitano la possibilità di centrare il bersaglio con arco e freccia.
E’ emerso lo stigma sociale legato alla salute mentale: gli operatori del CSM hanno compreso da subito il timore da parte di istruttori e associati verso questi giovani fragili, legato soprattutto alla non conoscenza, creando delle condizioni favorevoli per abbassare alcune resistenze. Al primo incontro gli istruttori hanno toccato con mano come la malattia mentale sia inserita nella normalità della vita, più di quanto immaginassero, mettendo da parte le preoccupazioni a favore di comprensione, attenzione e investimento relazionale.


Fondamentale per la riuscita dell’attività in termini riabilitativi è stata la sapiente conduzione di Denis Pattarello – educatore e arciere certificato Fitarco – supportato dagli istruttori dell’ Archery Club di Montebelluna che hanno offerto un setting reale e normalizzante.
“Come educatrice ritengo che fra i tanti fattori generatori di disturbi e sofferenza mentale fra i giovani, il problema della competizione e della prestazione intesa come superamento degli altri e soprattutto dei pari, sembra essere uno di questi fattori. Viceversa, offrire situazioni in cui la prestazione è intesa come conoscere e prendere le misure con se stessi (e il tiro con l’arco è questo) mettendo in gioco mente e corpo con il supporto dei pari e degli adulti, senza giudizio, pare essere invece uno degli antidoti alla malattia mentale e questo è il contesto che si è voluto creare attraverso questa attività. I test clinici somministrati, paiono avvalorare ciò.”- dichiara l’educatrice del CSM, Sabrina Zorzi.
(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto: C.S.M. Aulss2 Marca Trevigiana Valdobbiadene)
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