Sulle note della Banda Musicale di Pederobba, questa mattina la comunità di Onigo ha assistito a un taglio del nastro destinato a restare nella memoria collettiva: la celebrazione di una ferita rimarginata e trasformata in bellezza. Il Sentiero delle Acque Segrete è ufficialmente aperto, segnando la fine di un percorso iniziato con il drammatico crollo del 2020 e culminato in un’opera di ingegneria idraulica e rinascita culturale.
“È una giornata importante per tutti noi: presentiamo alla cittadinanza un intervento che siamo stati costretti a realizzare a seguito degli eventi meteorologici che hanno colpito la nostra zona”, ha esordito il sindaco Marco Turato, ricordando lo sgomento nel vedere il pennone del monumento ai caduti sprofondare a causa del cedimento della galleria interrata del torrente Franzana.
Quell’emergenza si è tradotta in un intervento di ingegneria idraulica e ambientale senza precedenti, un cantiere imponente che ha richiesto la rimozione di oltre 10 mila metri cubi di materiale tra cemento e terra per riportare il corso d’acqua a cielo aperto.


Turato ha poi dettagliato i numeri di un investimento complessivo di 1,4 milioni di euro, spiegando che “un primo stralcio da 700 mila euro, finanziato dalla Regione Veneto, ha permesso lo sbancamento iniziale e la creazione di piste e staccionate, mentre un secondo finanziamento di pari importo ha consentito il consolidamento della galleria sotto via Piave, la realizzazione del ponte e l’installazione di un sistema di videosorveglianza a 360 gradi”.
Il senso di comunità e la necessità di una nuova consapevolezza ambientale sono stati ripresi dal presidente della Provincia Marco Donadel che, rivolgendosi direttamente agli studenti dell’istituto comprensivo presenti, ha sottolineato come “questo sia il segno del rispetto che dobbiamo portare alla natura: un messaggio per voi, futuri amministratori, perché la natura si prende sempre i suoi spazi e bisogna imparare a conviverci”.


L’atmosfera si è poi fatta magica con l’intervento del maestro Camillo Prosdocimo. In un silenzio raccolto, il celebre “chioccolatore” ha incantato i presenti imitando alla perfezione i versi dell’usignolo e del merlo, restituendo per qualche minuto l’illusione di un paesaggio completamente restituito al suo ritmo originario.
La benedizione di don Lino Bertollo ha suggellato l’unione tra sicurezza tecnica e sacralità del creato, prima che il cammino entrasse nel vivo sotto la guida dello storico Giancarlo Cunial. Il professore ha trasformato il percorso in una lezione di etimologia e memoria: “l’acqua della Franzana che ora si getta nel Curogna, tra un giorno e mezzo sarà in laguna. Noi resteremo qui, ma quest’acqua parla di noi, di come l’abbiamo custodita e della luce che ha respirato”.


Cunial ha poi riportato i presenti al Medioevo, quando proprio la comunità del territorio rappresentava un baluardo contro le incursioni bellunesi. Ha evocato la figura di Ezzelino da Romano, “figlio del demonio” e vice imperatore d’Europa, capace di imporre il proprio dominio su queste terre con una forza tale da cancellare quasi ogni casata. “L’unica famiglia nobiliare del nostro territorio che riuscì a riprendersi castello, terre, fiumi e strade dopo la fine di Ezzelino sono gli Onigo: tutti gli altri sparirono per sempre”, ha ricordato, indicando nella continuità di questa comunità un tratto raro, inciso tanto nella pietra quanto nell’acqua.


Tra le sculture lignee di Mattia Savaris e le panchine pirografate di Irene Menconi, il percorso ha infine svelato la confluenza tra la Curogna e il canale Brentella, accanto alle “Terze Porte”, testimonianza della secolare sapienza idraulica veneta.


E proprio lì, nel punto in cui le acque si uniscono e riprendono il loro corso, si coglie il senso più concreto dell’intervento: non una chiusura, besì una restituzione.


Un sentiero che celebra tanto ciò che è stato fatto, quanto ciò che da oggi torna a scorrere sotto gli occhi di tutti, senza più nascondersi.


(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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