Tutti a caccia del folletto Mazariol e delle fate del Montello: il racconto del “cantastorie di Levada” colpisce i bambini

Pederobba sembra avere un “nuovo cantastorie” che ha colpito la fantasia dei bambini che, dopo aver letto i suoi racconti, sono andati alla ricerca del folletto Mazariol negli angoli più nascosti del paese.

Dino De Lucchi, imprenditore agricolo di Levada con la passione per la scrittura e la lettura, è rimasto piacevolmente sorpreso del successo della sua simpatica storiella.

Il mio ultimo racconto ha avuto un successo inaspettato nella comunità di Covolo, con apprezzamenti dalla Pro Loco e anche dal Comitato Grave di Ciano – spiega De Lucchi – Alcune mamme mi scrivono che i loro bambini vogliono andare sulle Grave del Piave a vedere dove soggiorna il Mazariol”.

Qualche settimana fa, infatti, l’uomo aveva pubblicato nei social una storiella davvero curiosa sul folletto Mazariol che ha incuriosito tanti bambini e genitori: in paese, infatti, è ufficialmente partita la “caccia al folletto”.

De Lucchi racconta che tanto tempo fa, tra i fitti boschi e gli ampi prati della Val Belluna, viveva un singolare folletto chiamato Mazariol, famoso per la sua proverbiale astuzia tanto da aver ingannato il re barbaro Attila.

Era vestito tutto di rosso, compreso il caratteristico copricapo e le scarpe a punta – racconta l’imprenditore agricolo di Levada – Di notte si riparava nei ‘covoli’, chiamati i ‘covi’ (ricoveri), e nelle grotte, cavità naturali create da erosioni e fenomeni carsici. Sono tante le narrazioni che lo riguardano: tra le più note quelle che rivelano come si dedicasse alla pastorizia e fosse un ottimo casaro, tanto da aver inventato la ricotta e la Casatella trevigiana in omaggio alla terra pianeggiante che lo ospitava durante la transumanza nei periodi più freddi dell’inverno”.

De Lucchi sostiene che il Mazariol avesse scelto un “nascondiglio privilegiato”, posto allo sbocco delle montagne.

“Era un ampio ‘covolo’ fatto a grotta lungo il fiume Piave, sulla roccia della sponda destra dove aveva costruito il suo laboratorio e il magazzino nel quale riponeva tutte le porzioni di Casatella fatte con latte crudo – aggiunge – In quel periodo la fame era tanta e dilagava la pellagra, una malattia che provocava delle allucinazioni e faceva dormire. Il folletto Mazariol, che era di buon cuore con le persone sfortunate ma terribile e dispettoso con i cattivi, appendeva sui rami degli alberi la Casatella per sfamare i più sfortunati e per farla conoscere”.

La maggior parte delle persone che passavano di lì, credendo che si trattasse di un miraggio, andava oltre e per il cantastorie di Levada è proprio grazie a questo folletto che è cresciuta la fama della Casatella trevigiana, gustoso formaggio Dop approdato nelle tavole degli italiani.

“Il ‘covolo’ abitato dal mitico folletto si presume dia in nome al bellissimo e ospitale paese Covolo di Piave – conclude De Lucchi – Però pochi sanno che era sulle Grave di Ciano, dove le acque erano più tranquille, che il folletto Mazariol amava fare il bagno annuale e  asciugare i panni. Una volta fattosi bello, raccoglieva i ‘Mamai’ (la Stipa pennata o Lino delle Fate) e faceva il romantico con le fate del Montello che proprio sulle Grave di Ciano amavano riunirsi per ballare e cantare, incantate pure loro dalla bellezza unica del posto”.

(Foto: per concessione di Dino De Lucchi).
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