“Fare comunità per essere più sicuri”: Controllo di vicinato pronto a partire

L’iter amministrativo, avviato ancora nel 2025 con la firma del protocollo con la Prefettura e il successivo passaggio in Consiglio comunale, si è ormai concluso. E ora, all’insegna del motto “fare comunità per essere più sicuri“, il progetto di controllo del vicinato è pronto a decollare anche a Pieve del Grappa.

Per questo ieri sera, nella sala consiliare di Palazzo Reale, a Crespano, si è svolto un partecipato incontro informativo aperto a tutta la cittadinanza, che ha visto la presenza – in qualità di relatore – del generale Claudio D’Angelo, carabiniere in congedo e soprattutto consigliere dell’Associazione nazionale Controllo di vicinato.

Con lui, a introdurre la serata, il vicesindaco Davide Michelon, referente del progetto per l’Amministrazione comunale (presente anche la sindaca Annalisa Rampin), e il comandante della Polizia locale, Alberto Cunial.

Obiettivo dell’incontro informare i residenti, al di là di facili stereotipi e luoghi comuni, su cosa sia realmente il controllo di vicinato, che regole d’ingaggio abbia e quali finalità persegua. In modo tale da iniziare a individuare – sarà il passaggio successivo – dei potenziali coordinatori di zona con cui avviare concretamente il progetto.

“Per sicurezza non si intende solo controllo, ma anche presenza – ha esordito il vicesindaco Michelon – C’è anche una funzione sociale, che non è affatto secondaria e che deve riportarci a guardare l’altro, il vicino, nell’ottica di un aiuto reciproco. Ora andremo a individuare i ‘coordinatori di via’ attorno a cui costruire una rete di cittadini che possano dare attuazione a questa attività”.

“E’ fondamentale essere attenti a ciò che succede nella propria strada, senza dover ‘fare gli eroi’ – ha sottolineato il comandante Cunial – Questo è un progetto di sicurezza partecipata che non vogliamo sia calato dall’alto, ma parta dal basso“.

Infine ha preso la parola il generale D’Angelo, che dopo aver fatto un breve excursus storico, ha spiegato ai presenti come il controllo di vicinato sia appunto “una rete di controllo del territorio e di collaborazione con le Forze dell’ordine”.

E qui si è entrati nel vivo della questione: “Il controllo di vicinato non sono le ‘ronde’ né significa ‘spiare’ i vicini – ha rimarcato il relatore – Soprattutto non può essere frutto di iniziative individuali e, come detto, deve configurarsi come un supporto alle forze dei polizia, mai un sostituto“.

Poi l’importanza dell’osservazione: “Una volta nei nostri paesi, specialmente quelli più piccoli, tutti conoscevano tutti, e c’era un controllo di vicinato ante litteram – ha proseguito il generale – Se succedeva qualcosa o arrivava qualche sconosciuto si sapeva subito e senza bisogno di social, solo col passaparola. Ecco, bisogna tornare a quella mentalità fatta di collaborazione reciproca e cura dell’altro. Monitorate ad esempio anziane e sole delle vostre zone, perché sono le più fragili ed esposte a truffe. Fate attenzione alle aree degradate, perché attirano sempre azioni contro le legge”.

E una volta fatto questo, tramite le classiche chat whatsapp gestite da un coordinatore di zona, l’invito è quello di segnalare tempestivamente agli altri membri del gruppo, così che ci possa attivare per prevenire. Un discorso, quello relativo alle segnalazioni nelle apposite chat di controllo del vicinato, ancor più valido ed efficace in casi di furti in corso: “I ladri vanno spesso a zone, quindi se nel gruppo parte subito la segnalazione di furto o tentato furto, ci si può attivare per scongiurare altri colpi e mettere in fuga i ladri. Come? Facendo rumore, accendendo le luci facendo sentire loro la presenza, così da farli desistere. Ricordate che, salvo rarissimi casi, il ladro non ha alcun interesse a cercare un contatto fisico con voi, perché questo trasformerebbe il furto in rapina, con pena molto più severe”.

Infine, sempre sui gruppi (reali e virtuali): “Devono essere organizzati per zone omogenee – ha concluso D’Angelo – E possibilmente non devono superare le cinquanta persone, altrimenti la gestione del coordinatore diventa molto difficile. Le chat poi devono essere ‘mute’, ovvero usate solo per le comunicazioni ufficiali, senza altre interazioni inutili e fuorvianti”.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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