“Alla costruzione della chiesa contribuì tutta la comunità”: le curiosità storiche del Duomo nei ricordi di Piero Gerlin

Il Duomo di Pieve di Soligo ha una storia che ha coinvolto in prima persona tutta la cittadinanza, come ricorda Piero Gerlin: la prima idea per l’edificazione di una nuova chiesa più grande di quella già esistente venne a Mons. Sebastiano De Zorzi: questi, alla sua morte, lasciò un cospicuo lascito di 6 mila lire e nel 15 agosto 1904 il sostituto Monsignor Pietro Pieropan mise nero su bianco il progetto, con la “Magna carta” che decretava l’inizio virtuale dei lavori alla chiesa.

Il 17 aprile 1905 si cominciò lo scavo delle fondamenta, che finì il 9 settembre dell’anno seguente, con la benedizione della prima pietra dal vescovo Mons. Caron.

il progetto iniziale della chiesa, con il campanile rotondo e l’ultimo piano dell’edificio

Nel frattempo Mons. Pieropan aveva firmato un contratto per l’acquisto di tutte le travature e tavolame del ponte di Vidor, che a quel tempo era in legno, dato che era stato costruito l’odierno ponte in muratura più a monte. “Purtroppo però non se ne fece più niente perché l’invasione austroungarica se ne servì per riscaldarsi” commenta Gerlin.

I lavori inizialmente furono condotti in economia con la sovrintendenza del capomastro Gerlin Sperandio, poi, con la sostituzione di Mons. Pieropan con Mons. Domenico Martin nel 1916, il progetto dell’architetto Domenico Rupolo venne ridimensionato nell’abbassamento del presbiterio per ridurre la spesa e nella primavera del 1024 venne finalmente demolita la vecchia chiesa.

1920 – 1921: come si presentava la nuova chiesa alla ripresa dei lavori dopo la guerra

“Una curiosità: Monsignor Martin, sempre costante nel richiedere contributi ai paesani, e specialmente ai ricchi e borghesi, si era rivolto anche al N.H. (Nobiluomo) Ruggero Vendri ma questi, da anticlericale qual era, gli rispose che non gli si chiedesse denaro per edificare, semmai per demolire. Passò il tempo, e quando venne davvero il tempo di demolire la chiesa, il monsignore si ricordò dell’affermazione del Vendri: ricordandogliela, questi non mancò di parola e offerse il suo contributo” ricorda Gerlin.

La freccia indica il muro della nuova chiesa in costruzione, a destra la chiesa vecchia

La nuova chiesa fu aperta al culto il 15 agosto 1924: nel frattempo si lavorò internamente decorandola con gli affreschi di Marta Sammartini: da testimonianze sue personali, il modello per Gesù Bambino fu Angelin Lucchetta, che raccontava di quando sua madre lo portò nello studio della pittrice, la quale per ritrarlo lo spogliava nudo. Al successivo appuntamento, al ritiro dall’asilo, questi si aggrappò alla rete per evitare di venire portato dalla pittrice, per la vergogna che aveva.

benedizione della nuova chiesa

Anche la scultura della Madonna sulla navata sinistra fu opera di Marta Sammartini, mentre il Cristo centrale in gesso fu di Giovanni Possamai: il modello stavolta era Toni Capraro (Bressan). Sulla navata di destra dedicata a S. Antonio si trova la scultura di Paolo Possamai (padre di Giovanni), recuperata dalla chiesa vecchia. I quattro confessionali offerti su testamento dal dottor Tommaso Schiratti invece furono costruiti da Toni Gerlin, fratello del capomastro.

In seguito i mosaici delle quattro monofore del presbiterio furono eseguiti da Mario Gerlin, allora sindaco di Pieve.

Il contributo di contadini, con carri e buoi

Finalmente il 26 settembre 1937 la chiesa venne consacrata ufficialmente dal vescovo Beccegato: il costo finale dell’opera fu di 1 milione 53mila 391,36 lire.

A questi soldi se ne possono aggiungere altrettanti per la manodopera gratuita dei cittadini di Pieve e specialmente dei contadini, che contribuirono con tantissimi trasporti di sabbia, ghiaia, mattoni, legname e calce per tutta la durata dei lavori.

Il protonotario apostolico per mons. Domenico Martin, nominato Cavaliere ufficiale della Repubblica e nel 1962 insignito della medaglia d’oro al merito civile dal Comune di Pieve. Ha gestito la parrocchia dal 1916 al 1966, periodo in cui fece costruire la chiesa, il campanile, il patronato Careni, il teatro-cinema Careni e il campo sportivo

(Foto: per concessione di Piero Gerlin).
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