“Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in cammino: che cos’altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso, già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”. In questi celebri versi di Kavafis, Itaca non è il traguardo materiale, ma il senso stesso del percorso: ciò che ti spinge a partire e che, una volta raggiunto, lascia spazio a ciò che sei diventato lungo la strada. È un’immagine che si presta perfettamente a raccontare la finale dell’Eclisse Barbisano: l’approdo non ha portato la coppa, ma il viaggio resta intatto, e forse è proprio lì che si trova il suo valore più autentico.
Il fischio finale al “Walter Martire” di Dolo sancisce la vittoria del Colognola ai Colli, che con un sofferto 1-0 centra uno storico double a pochi giorni dal trionfo in campionato. Ma per i tifosi arancioblù accorsi in laguna, il verdetto del campo non cancella la bellezza di un’avventura che ha riportato una piccola frazione a giocarsi il massimo gradino regionale di categoria.


La serata si apre nel segno dell’equilibrio e della tensione. Il Barbisano scende in campo con il cuore colmo di speranza e al 10’ sfiora il vantaggio: Mathias Pompeo si fa sentire dalla distanza con un tiro deviato e, sugli sviluppi del corner successivo, il pallone scavalca il portiere ma si stampa sulla parte alta della traversa. È il primo segnale di una gara in cui i legni finiranno per assumere un ruolo decisivo.
Il Colognola risponde con il possesso palla, cercando spazi spesso vanificati da alcune posizioni di fuorigioco. La difesa arancioblù regge l’urto, pur con qualche incertezza in fase di impostazione dovuta all’emozione della posta in palio. Tra i pievigini emerge il capitano Jason Spagnol, unico a dare continuità e personalità a una manovra complessivamente spenta. Il primo tempo scorre così, bloccato, in un’attesa carica di tensione.


La ripresa si apre con un Barbisano più intraprendente, vicino al vantaggio ancora con Pilat e con lo stesso Pompeo. Ma al 7’ arriva l’episodio che decide il match: Gazzo si incarica di una punizione dai venti metri e disegna un destro chirurgico che colpisce la parte bassa della traversa e si insacca sotto l’incrocio. Un gol di rara bellezza che gela i sostenitori trevigiani.
La reazione arancioblù è immediata. Al 22’ il Barbisano trova il pareggio con Sane, servito da Gava, ma l’urlo si strozza subito in gola: la bandierina dell’assistente segnala il fuorigioco. Un episodio pesante, che taglia il fiato nel momento migliore degli arancioblù. Nonostante tutto, il Barbisano continua a spingere, restando stabilmente nella metà campo avversaria.


Nel finale, con le squadre ormai allungate, Gallina tiene vive le speranze con due interventi decisivi su Kalmouni e Framba, permettendo ai suoi di restare in partita fino al quarto minuto di recupero. Ma il muro del Colognola regge fino al triplice fischio. Mentre gli avversari festeggiano il trionfo, i ragazzi di mister Provitali restano in campo ad applaudire con sportività, compiendo un atto di nobiltà che ha onorato la maglia.


Nel silenzio della notte veneziana, lo sguardo sconsolato del presidente e dei dirigenti racconta di un sogno accarezzato e svanito per un soffio. Ma proprio in quegli sguardi persi nel vuoto, tra un panino condiviso, qualche sigaretta e degli abbracci sinceri, si percepisce qualcosa di più forte di una coppa: un senso di fratellanza incrollabile. Dirigenti, giocatori e tifosi, stretti attorno a quel pullman che riporta a casa non un trofeo, ma la consapevolezza di essere una famiglia.


Ora, però, non c’è spazio per i rimpianti. Se è vero che il ripescaggio in Promozione è un’ipotesi probabile proprio grazie a questa finale, il Barbisano deve ancora chiudere i conti con la salvezza matematica in campionato. La missione non è finita: serve l’ultimo sforzo per mettere il sigillo su una stagione che resta, comunque, straordinaria.
(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni (immagini Qdp) e Andrea Bastianel)
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