Domani, sabato 6 novembre, a partire dalle ore 18 in centro a Pieve di Soligo si terrà l’inaugurazione dell’ombra-in-rete di Andrea Zanzotto, realizzata dall’artista Mario Martinelli, insieme allo svelamento della targa e all’incontro con l’ombra (installazione interattiva).
“Incontro con l’ombra – spiegano gli organizzatori dell’evento – è un’installazione interattiva che soffia l’ombra dell’ignaro passante su un telo che la trattiene, con una persistenza inusuale, staccata dai movimenti del corpo. Monumento effimero al miracolo, passeggero dell’esistenza. Ma anche possibile scoperta di un doppio, un ‘altro’ sé più vero e profondo”.
Il progetto, elaborato insieme al sindaco Stefano Soldan nel 2020, durante un sopralluogo per la scelta di un edificio adatto a ospitare l’opera, vuole mantenere visibile l’assenza del poeta nella città di Pieve di Soligo con un suo ritratto d’ombra che ne evochi una più acuta, duratura presenza.
Si tratta di “una sorta di graffito plastico, figurazione originale leggera e trasparente, fatta di vuoto più che di pieno, per cogliere, con la sintesi dell’ombra, quello che essa assume della persona: l’essenziale profondo, l’invisibile, l’anima”.
“Il soggetto – spiegano gli organizzatori -, “Lontan massa son ’ndat pur stando qua”: dalla citazione di un verso del poeta è ritagliata su una lingua di paesaggio delineato dal profilo delle colline e dal letto del fiume Soligo dove il poeta è indotto dall’aquila ad avanzare – come l’Angelus Novus di Klee – con lo sguardo rivolto indietro, a mantenere il contatto con la terra che lo ha sempre alimentato. Andrea Zanzotto in un folgorante clic autobiografico l’aveva prefigurato: il ‘lunatico napalm (…) che da sempre mi è in persecuzione, mi segna/ perché forse è la mia forma d’ombra/ che secerno’”.
L’ombra-in-rete è il guscio dell’ombra che gli ha dato la forma restandone visibile per sempre: “In esso – aggiungono -, come nel bicchiere di Laozi, ciò che conta è quello che non c’è, il vuoto. Perché, agganciato dall’evidenza sintetica della figurazione, lo spettatore è spinto a riempire le maglie della rete con la sua percezione, intuizione e memoria, così che l’opera – non statua, non murales – pur silenziosa sottrazione di mezzi espressivi, ne viene di volta in volta caricata di una particolare forza di presenza. Trasparente, non benda il muro, ma vi affiora discreta come una sua memoria rimasta annidata nei pori della materia. Più che un oggetto, appare come una efficace sensazione di presenza”.
(Foto: Mario Martinelli).
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