Quando il limite diventa un punto di partenza: gli atleti paralimpici incontrano i ragazzi del Balbi Valier


Trasformare la fatica in passione, il limite in un nuovo punto di partenza e una promessa in realtà, anche a costo di “inventarsi” una maratona tra le strade di New York. Ieri mattina, venerdì, la palestra dell’oratorio parrocchiale di Pieve di Soligo si è trasformata in un’aula speciale per gli alunni del collegio Balbi Valier. L’occasione, le “Giornate dello Sport”, ha offerto l’opportunità di incontrare atleti che hanno fatto della resilienza il loro vessillo, proprio mentre il clima delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina inizia a farsi sentire sul territorio.

Ad aprire la mattinata è stata la maestra Alessia Maccari, organizzatrice dell’evento, che ha lanciato una sfida ai ragazzi: “Oggi non siamo qui solo per assistere a un convegno, ma per ascoltare storie vere di rinascita. “Il mio posto nel mondo” non è solo un titolo: è la domanda che ci facciamo tutti. Qual è lo spazio dove possiamo essere noi stessi senza paura? Lo sport ci insegna che il limite non è un muro, ma una linea che può essere spostata”.


Il primo a testimoniare questa forza è stato Damiano Marini, 43 anni, ingegnere la cui vita è stata stravolta da un incidente nel 2013. Da allora Marini ha intrapreso un percorso straordinario che lo ha portato a diventare campione italiano di handbike nel 2023 e nel 2024, oltre che vicecampione nel 2025 e atleta di paratriathlon. «Dopo l’incidente non mi riconoscevo più allo specchio: pensavo di non valere nulla perché ero su una sedia a rotelle», ha raccontato. “Poi ho capito che il valore non va cercato negli altri, ma dentro se stessi. Ai ragazzi dico: la scuola è faticosa? Anche lo sport lo è. Ma se la fatica ha uno scopo, diventa bella. Io ho vinto i campionati non per l’ossessione della medaglia, ma per fare un regalo a mia figlia Vittoria, che stava per nascere. La motivazione è ciò che ci permette di andare oltre”.

Molto toccante anche l’intervento di Giovanni Salvador, ex bancario che ha perso improvvisamente la vista. Oggi, nonostante la cecità, è un uomo d’azione: atleta di sci di fondo e podista, è attualmente impegnato a Venezia per conseguire la sua terza laurea. “Sono rimasto sei mesi chiuso in casa per la vergogna, ma poi ho capito che restare al buio a piangere non avrebbe risolto nulla», ha spiegato. «Grazie agli amici che mi sono stati accanto sono tornato a correre. Mentre corriamo mi descrivono il paesaggio: io afferro quelle immagini e le fisso nella mente, arrivando quasi a dimenticare di non vedere. Se una strada è chiusa, se ne trova un’altra: il mondo è pieno di opportunità”.

La determinazione è stata il filo conduttore anche del racconto di Beatrice Menin che, insieme al fratello Simone (classe 1997, nato con una disabilità) e all’associazione SuperSimo Family, promuove l’inclusione sportiva. Beatrice ha narrato l’epopea per cercare di far partecipare il fratello alla Maratona di New York. “Avevamo promesso a Simone di portarlo a New York. Tra carrozzine speciali da 5.000 euro e sorteggi quasi impossibili, con soli sette posti per i non americani, non siamo stati estratti. Ma le promesse si mantengono: siamo partiti comunque, abbiamo studiato un percorso di 42 chilometri su Google Maps e Simone ha corso la sua maratona personale il giorno prima di quella ufficiale. Noi non aspettiamo i sentieri: li creiamo, perché altri possano seguirli”.

Infine ha preso la parola il “padrone di casa” Davide Nadai, orgoglio di Farra di Soligo. Atleta di sitting volley e sci alpino, Nadai vanta un palmarès prestigioso con la medaglia d’oro agli Invictus Games e l’oro nello slalom gigante speciale ai Campionati mondiali militari. “Dopo l’incidente del 2018, la prima volta sulla neve con la protesi volevo mollare dopo soli due metri. Ma bisogna insistere. Anche una settimana fa sono caduto in una gara di velocità finendo nelle reti: ci si può abbattere, ma bisogna sempre rialzarsi. Lo sport unisce le persone, a prescindere dalla disabilità. Non fatevi fermare da nessuno, nemmeno da voi stessi”.

A chiudere gli interventi è stata la dirigente scolastica del collegio Balbi Valier, Fanny Mion, che ha voluto sottolineare l’impatto educativo dell’incontro: “spero che i ragazzi abbiano percepito tutto il calore e la forza di queste parole. È fondamentale essere concreti, guardare la vita in faccia e capire che esiste sempre la possibilità di diventare persone migliori. Noi docenti non siamo mai pienamente soddisfatti se i nostri alunni non sono felici, e oggi questi campioni ci hanno mostrato una strada possibile verso la realizzazione di sé, nonostante le difficoltà”.

L’incontro si è poi concluso con un momento di grande entusiasmo: alcuni studenti del Balbi Valier hanno avuto l’opportunità di provare l’handbike di Damiano Marini, sperimentando in prima persona la fatica e la tecnica necessarie per muoversi con la sola forza delle braccia. Un’esperienza concreta che ha mostrato come, con gli strumenti adeguati e la giusta determinazione, anche gli ostacoli più impegnativi possano essere affrontati.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni)
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