“Fedele alla vita”: Fedele Basso compie 102 anni, la sua vita tra guerra, prigionia e una storia d’amore che profuma di fiori di montagna

“Fedele alla vita”, lo nomina il professor Giancarlo Cunial, descrivendo la sua biografia in un post in occasione del suo 102esimo compleanno: Fedele Basso compiva gli anni proprio ieri, il 7 di novembre, nel giorno in cui il paese rivolgeva un pensiero ai sacrifici del passato.

Per l’occasione, a mezzogiorno una delegazione composta dal sindaco Valerio Favero e da altri amici, è passata a salutarlo in contrada Cunial: Basso è nato il 7 novembre 1919 da papà Andrea e mamma Paola, nella borgata dei Bassi di Fietta e ha vissuto una storia di coraggio e di resilienza durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tra combattimento, prigionia e lavori forzati, Fedele in quegli anni non ha avuto la fortuna di schivare nemmeno una delle afflizioni di quel periodo: dalla guerra in Istria e in Dalmazia, al lager nazista di Breslavia, fino all’essere costretto a scavare trincee durante l’occupazione sovietica di Berlino.

E ancora, distanze infinite, nel tornare da Berlino a Fietta con un gruppo di reduci, con le gambe a pezzi per gli anni di prigionia ma una nostalgia capace di sostituire i muscoli.

“Poteva morire mille volte e sempre è tornato a vivere” commenta il professor Cunial, raccontando nello specifico un episodio della sua vita: “Quando finalmente lo hanno mollato (che era già autunno del 1945 e a casa non lo aspettavano quasi più), lui è uscito dalla baracca per andarsene. Il campo si stava per svuotare, c’era un’aria di smobilitazione, una frenesia di libertà. Ma lo chiama indietro un suo amico, un ragazzo di Fietta che, come lui, aveva condiviso quell’ultima maledetta stagione di prigionia: “non ce la faccio a camminare, Fedele, non ce la faccio più a muovermi”.

“Non lasciarmi vivo, Fedele, tìrame na s-ciopetada, còpame, ma no sta assàrme vivo qua! mi sol”.

E Fedele, fedele alla vita, non esita un istante: “Se mi fusse ti, vorìa vignìr via da qua!”.

Trova chissà dove un carretto da traino, ci mette sopra un po’ di paglia, ci carica quel povero cristo che non voleva restare solo e vivo nel lager, si mette davanti al carretto al posto dell’asino e se lo tira fino a casa. Da Berlino a Fietta, dandosi il cambio con un gruppetto di reduci”.

Il momento del ritorno a casa di Fedele, allora 26enne, potrebbe essere riassunto in un suono: “hiúhuu”. Con quel segnale si chiamavano lui e sua moglie Giovanìna de Omo, con la quale aveva mantenuto una corrispondenza durante l’esperienza in guerra.

“Buon 102esimo compleanno Nonno Fedele” scrivono i nipoti sul grande striscione che appendono alle finestre di casa sua, incorniciando con i colori dei pennarelli la tranquilla vecchiaia che Fedele Basso si è meritato.

(Fonte e foto: Giancarlo Cunial).
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