Presentata la “Maddalena penitente” nel bicentenario della morte di Canova. Sgarbi: “Abbiamo pensato ad un grande concerto con Bocelli per celebrarlo”

Questa mattina al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno è stata presentata la riscoperta della “Maddalena penitente”, il dipinto del famoso scultore neoclassico ritrovato proprio nell’anno in cui si celebra il secondo centenario della sua morte.

Presenti alla conferenza stampa di presentazione il professor Vittorio Sgarbi, presidente di Fondazione Canova onlus, Valerio Favero, sindaco di Possagno e vicepresidente della Fondazione, Cristiano Corazzari, assessore alla cultura della Regione Veneto, Moira Mascotto, direttrice del Museo Gypsotheca Antonio Canova, Rita Deiana, direttrice del Ciba dell’Università di Padova ed Edda Zonta, restauratrice.

L’opera, oggi proprietà di privati, è un dipinto a olio su tela di 105 x 81 centimetri che è stata sottoposta alla dottoressa Mascotto per verificare la paternità del Canova.

Il professor Sgarbi ha detto che Canova mostra questa Maddalena in un “pentimento educato” senza troppe urla e rispetta l’idea di armonia presente nella pittura dell’artista e scultore di Possagno.

Nel momento del suo arrivo al Museo, l’opera presentava uno stato superficiale compromesso da varie ridipinture dovute ai diversi restauri che, in un primo momento, ne hanno reso difficile la lettura.

Per questo se ne è resa necessaria la pulitura, per riportare il dipinto alle condizioni originarie, nel laboratorio del museo ad opera della restauratrice Zonta.

I tecnici del museo hanno condotto approfondite analisi scientifiche, avvalendosi della collaborazione dell’Università di Bologna e del centro Interdipartimentale di Ricerca “Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico Artistici” – Ciba dell’Università di Padova.

Grazie a questi studi e ricerche, il Museo Gypsotheca Antonio Canova può oggi confermare che il dipinto rinvenuto sia proprio dello scultore di Possagno.

In Italia c’è una grande mostra sulla Maddalena al Museo di San Domenico a Forlì – commenta il professor Sgarbi – In quella mostra abbiamo prestato un’opera di Canova, però l’idea che qui oggi a Possagno, che è un posto piccolo ma grande per Canova, ci sia una continuazione di quella mostra può sollecitare e richiamare l’attenzione di quanti possono trovare le due Maddalene di Canova che dialogano: quella in scultura, in una posizione molto simile a quella di questo dipinto ritrovato, che era stato concepito da Canova proprio a Possagno nel 1799 come ci dice l’evidenza dei documenti”.

“In qualche modo rappresenta lo sfogo del paese natale dell’artista – continua – che ha il trionfo a Roma, dove ha il suo studio, e quando viene qui, nei limiti, negli spazi e anche in fondo nella sua stessa creazione e visione, dipinge. La pittura si conviene al Canova di Possagno mentre la scultura si conviene di più al Canova di Roma. L’idea che qui a Possagno ci siano entrambe le opzioni messe a confronto è un’occasione importante. Chi viene qua ha due mostre da vedere: questa, che è un colpo d’occhio con l’entrata nella penombra insieme ai quadri di Canova che sono sulle pareti come fantasmi, e la mostra ‘Canova e il dolore. Le Stele Mellerio’. Due piccole mostre ma piene di evocazione”.

“La direttrice ha visto il dipinto e ha pensato di farlo restaurare con impegno – conclude – e oggi siamo qua in un momento di maggiore di tensione verso quel 13 ottobre, quando ricorrerà il giorno esatto della morte di Canova con una messa celebrata da qualche vescovo o cardinale”.

Sono molto orgogliosa del lavoro svolto in questi mesi – aggiunge la direttrice Mascotto -, è stato un percorso lungo e complesso che ha contribuito a ricondurre alla mano dell’artista un capolavoro considerato disperso e che ora possiamo presentare per la prima volta al pubblico proprio in occasione dei 200 anni dalla morte di Canova. Inoltre, è motivo di grande soddisfazione che la proprietà si sia rivolta al Museo di Possagno per accertare la paternità di questo dipinto, segnale che siamo punto di riferimento per lo studio e le ricerche sull’artista e le sue opere”.

“Oggi siamo qui con questo ritorno della Maddalena a casa – commenta il sindaco Favero – La ‘Maddalena penitente’ è questo dipinto che è stato fatto qui da Canova in questo stabile, la sua casa, e siamo orgogliosissimi di averlo di nuovo dopo 220 anni. Prima si è accennato alla possibilità di organizzare dei grandi eventi: abbiamo già parlato con Bocelli e il suo entourage per poter avere una sua data nel 2023. Sarebbe veramente un modo grandioso per celebrare il nostro illustre scultore”.

L’assessore regionale Corazzari ha sottolineato che il programma del bicentenario del Canova rientra nei grandi eventi della Regione Veneto: “Sarà una grande opportunità per la nostra gente e il nostro obiettivo è quello di continuare a migliorare l’offerta culturale del nostro territorio mostrando il nostro approccio verso la valorizzazione dei beni culturali presenti in Veneto”.

Il professor Sgarbi ha detto che le celebrazioni per i duecento anni dalla morte di Canova rappresentano solo l’inizio di un percorso, visto che tutto il 2023 sarà segnato da eventi e appuntamenti dedicati alla conoscenza di questo grande scultore.

Oltre alle mostre e ad un grande concerto per il Veneto e per l’arte, per il quale si era pensato di coinvolgere il grande tenore Andrea Bocelli, ci sarà anche una messa celebrata dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, o da qualche altro vescovo o cardinale italiano.

A partire da oggi l’opera sarà esposta nella mostra dossier “La Maddalena penitente” al Museo Gypsotheca Antonio Canova, nella casa natale dello scultore, dove è posta in dialogo con la scultura della Maddalena penitente conservata al Museo.

A corredo dell’esposizione verrà pubblicato un dossier che ripercorrerà la storia della rappresentazione della figura di Maddalena nell’opera di Antonio Canova ed esporrà le ricerche multidisciplinari effettuate dal Museo in questa occasione.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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