Il 55° Raduno al Bosco delle Penne Mozze, nel territorio di Cison di Valmarino, è stata l’occasione questa mattina per riflettere sui valori incarnati da coloro che persero la vita per la libertà e, allo stesso tempo, per comprendere come portare avanti al meglio una così preziosa eredità morale.
Fin dal primo mattino erano moltissime le Penne Nere giunte nei luoghi deputati alla partenza delle navette, così da poter raggiungere il luogo dove si sarebbe svolta la tradizionale cerimonia, con l’esposizione del labaro nazionale.
Assieme al sindaco di Cison di Valmarino, Cristina Da Soller, e al presidente nazionale dell’Ana Sebastiano Favero, non sono mancati i vari Gruppi delle Sezioni di Conegliano, Valdobbiadene, Vittorio Veneto e Treviso. Presenti i vari sindaci dei territori, così come i consiglieri regionali Claudio Borgia e Sonia Brescacin, assieme al consigliere provinciale Diego Zanchetta.


A celebrare la Santa Messa è stato monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto e delegato pontificio della Santa Casa di Loreto.
Non sono mancati i cori Col di Lana e Mesulano (della Sezione Ana di Vittorio Veneto), assieme alla banda musicale di Maser.


Tutto ha avuto inizio alle 10, con lo schieramento, l’alzabandiera e gli onori alle Penne mozze, ovvero agli Alpini caduti in guerra, a cui sono dedicate più di 2.500 stele in loro ricordo.
L’Inno nazionale ha dato il “via” all’intera cerimonia, durante la quale non è mancato un ulteriore momento di raccoglimento in memoria dei caduti.
Prima della celebrazione della Santa Messa si è svolta la cerimonia di scoprimento dell’opera, intitolata “Speranza”, realizzata dallo scultore Valentino Moro (per la quale sono stati ringraziati anche gli sponsor, in particolare Banca Prealpi SanBiagio).
Si tratta di un parapetto artistico, a protezione del Cristo (che domina il bosco monumentale) posto dai cisonesi negli anni Settanta, quando il Bosco iniziò a prendere forma.
“Speranza” è un’opera in ferro con rami flessuosi di un albero, i quali creano un senso di protezione. Uno spazio, quindi, che offre riparo, con l’immagine dell’ulivo spezzato che rappresenta un richiamo ai soldati vittime dei conflitti, mentre il profilo del ramoscello florido rievoca una speranza di rinascita.


Come ha spiegato lo stesso Valentino Moro a margine, la scultura intende essere “un chiaro messaggio di speranza e di pace”.
L’autore si è quindi dichiarato “onorato di aver potuto creare un’opera per un luogo come questo, sacro alla memoria di quei soldati che hanno sacrificato la loro vita per la libertà di tutti noi”.
Un momento è stato inoltre riservato a Floriano Zambon, fresco di nomina a consigliere nazionale dell’Ana, entrato nel Comitato del Bosco delle Penne Mozze. Un saluto è stato rivolto a Bruna Desidera, amata madrina impossibilitata oggi a essere presente e un pensiero è andato alla memoria di Imelda Reginato, da poco scomparsa.


“Quello degli Alpini è un esempio che intendiamo portare avanti qui, con il Bosco delle Penne Mozze – ha affermato il sindaco Da Soller, ringraziando i colleghi amministratori presenti e ricordando l’esperienza dei campiscuola alpini realizzati – La tenacia e la costanza delle Penne Nere merita un segno tangibile, per trasmettere alle nuove generazioni i valori dell’alpinità”.
Il consigliere Borgia ha ricordato il valore dell’impegno civile di quei valorosi uomini che combatterono durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale, “eroi che diedero la libertà, assimilabili agli eroi del volontariato e della Protezione civile, che donano più di due milioni di ore all’anno“.


“Bisogna portare avanti lo spirito di comunità e di servizio, per impegnarci per il futuro”, ha concluso.
“La speranza è qualcosa di importante e fondamentale, assieme alla fede di chi ci ha preceduto – ha osservato il presidente nazionale Sebastiano Favero – Servono le nuove generazioni, quindi bene i campi scuola: bisogna che i giovani portino avanti i nostri valori. Questo è quello che volevano i nostri ‘veci’, per un senso di appartenenza”.


“Dare la vita significa regalare tempo e dedizione – le parole di monsignor Dal Cin – Anche nelle missioni all’estero, voi Alpini date un grande senso del servizio: le armi sono il rispetto in Dio e nelle persone, il senso di solidarietà, l’onestà e l’amicizia, per combattere l’individualismo”.
“Cari Alpini, continuate così, ogni giorno, a essere ‘artigiani della pace’“, ha aggiunto.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin. Foto scultura: Ufficio stampa di Valentino Moro)
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