Ottantadue anni sono trascorsi da quel 1° settembre 1944, ma a Farra di Soligo il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia della comunità continua a essere custodito e tramandato.
Ieri sera a Soligo autorità civili, politiche, religiose e militari, associazioni combattentistiche e d’arma e cittadini si sono raccolti davanti al Monumento ai Caduti per commemorare le vittime dell’eccidio compiuto dai reparti tedeschi.
Nel corso della cerimonia sono stati ricordati Giuseppe Bonaventura, Ruggero Camilotto, Vigilio Nardi, Paride Pecoretti, Giuseppe Tomasi, i fratelli Giovanni e Olivo Ricoldo e Pietro Simoni di Monchera. Nomi che, a distanza di oltre otto decenni e oltre, continuano a essere pronunciati affinché quelle vite spezzate e ciò che accadde in quei giorni non vengano dimenticati.
Dopo il momento di raccoglimento, la commemorazione è proseguita con la benedizione, l’alzabandiera e la deposizione della corona al Monumento ai Caduti. Le preghiere hanno affidato alla memoria non soltanto le vittime dell’eccidio, ma anche quanti persero la vita nell’adempimento del proprio dovere, accompagnando il ricordo con un’invocazione alla pace.


Al centro degli interventi istituzionali è emersa soprattutto la necessità di continuare a dare un significato concreto alla commemorazione, nonostante il progressivo allontanarsi di quei fatti nel tempo.
Il rischio, con il susseguirsi delle generazioni, è infatti che una tragedia così profondamente legata alla storia locale possa trasformarsi soltanto in una data o in poche righe sui libri e sui giornali. Un pericolo richiamato durante la cerimonia: “Oggi il rischio è che, con il passare delle generazioni, questa cerimonia diventi solo qualche riga scritta su un giornale oppure qualche minuto in cui ci si raduna e perda il suo significato. Sta proprio a noi che siamo qui oggi dare significato a questo evento”.












Il ricordo delle vittime diventa così anche un modo per riportare l’attenzione sui valori lasciati in eredità da chi visse e pagò con la propria vita gli anni più duri della guerra: “Quello che ci hanno donato sono i valori della pace, della libertà e della democrazia, ed è grazie anche a loro che oggi possiamo vivere così”.
Da qui il richiamo al ruolo della memoria nella costruzione del presente e nella trasmissione della storia alle nuove generazioni: “Una comunità che non ricorda è una comunità che non può pensare al presente. Oggi noi siamo qui per ricordare e lo facciamo in una maniera semplice, ma fondamentale: non dimentichiamoci mai di loro”.
Anche il consigliere comunale Davide Nadai ha sottolineato l’importanza di continuare a ricordare questi avvenimenti, affinché il tempo non ne cancelli il significato e con l’auspicio che simili tragedie non debbano mai più ripetersi.
A ottantadue anni dall’eccidio, la corona deposta, le preghiere e soprattutto quei nomi pronunciati ancora una volta hanno rinnovato il legame tra il passato e il presente della comunità. Ricordare il 1° settembre 1944 significa custodire la memoria di chi non tornò a casa e fare in modo che il loro sacrificio continui a parlare anche a chi quella storia non l’ha vissuta.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








